Marco Dotti

Seconda Classe

Se sulle slot il PD vota col Pollice Democratico

23 Dicembre Dic 2013 1929 23 dicembre 2013
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Siamo dei romantici, crediamo alle favole. Ma siamo anche dei democratici, liberali o giù di lì, e crediamo al vecchio principio "una testa, un voto". In fondo, è su questo principio che si basa la Costituzione che, a meno di non ritenerla una per l'appunto una favola, all'articolo 48 recita: «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico». 

Poi le cose vanno diversamente. Ma, vadano come vadano, da romantici ci fa male sapere che i senatori i del PD hanno da tempo accettato una prassi che ha qualcosa di comico e di inquietante. Per votare non leggono, non si documentano, non si informano né si consultano tra loro: seguono un dito. Seguono il pollice della capogruppo Rita Ghedini, un passato nel mondo delle cooperative e come consigliere di Nomisma. Pollice alzato è "sì", pollice abbassato è "no". È la senatrice Ghedini a tenere i collegamenti tra il gruppo dei senatori e le commissioni parlamentari. Dopo il parere favorevole dei membri delle commissioni, la senatrice Ghedini provvede col pollice a dare l'indicazione ai colleghi. Tra coloro che formulano questi "pareri qualificati" ricordiamo  Stefano Lepri, vicepresidente del gruppo e come la Ghedini membro della XI Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) che adesso dal suo sito internet tuona contro l'esecutivo (→ qui) scrivendo «basta carta bianca al governo». C'è da chiedersi dove sia stato finora. 

Era Lepri a dichiarare, comunque, non più tardi del settembre scorso, dopo l'approvazione in senato della mozione presentata dalla Lega, che la lotta all'azzardo di massa:«è un impegno preciso che grazie alla nostra battaglia delle ultime ore abbiamo affidato al governo e siamo fiduciosi verrà rispettato. Ce lo chiedono tutti, cittadini, sindaci, associazioni di volontariato e associazioni cattoliche». Contestualmente il contestatissimo sottosegretario all'Economia Giorgetti annunciava di voler «rimettere le deleghe sui giochi». Perché Lepri non ha fatto pressione allora? Perché non ha chiesto a Giorgetti di agire di conseguenza, andandosene? 

Poi c'è la senatrice Magda Angela Zanoni che, il 5 settembre scorso, se la memoria non mi inganna, si era astenuta dal votare la mozione che impegnava il governo a limitare l'azzardo di massa. Ora la senatrice Zanoni dice che è proprio quel governo il responsabile del "su"o voto all'emendamento incriminato. Quanti giri strani, in questa storia. Quanti giri a vuoto. La senatrice Chiavaroli sarebbe stata dunque solo un "tramite" fra il governo, rappresentato dall'onnipresente sottosegretario Giorgetti, e i membri della Commissione Bilancio che lo hanno approvato con parere favorevole per poi presentarlo al Senato, dove è partito il giochino del pollice su e del pollice giù? 

Parole su parole. Poi ci sono i voti, i pollici e le indicazioni di voto.

La massa di "sì" all'emendamento porcata pro-slot promosso lo scorso 18 dicembre dalla senatrice Federica Chiavaroli del Nuovo Centro Destra trova la propria legittimazione in questa brodaglia di parole. E i senatori del PD hanno seguito il pollice della Ghedini e per loro la faccenda si sarebbe chiusa lì se non ci fosse stata una vera e propria sollevazione popolare, unita alla protesta dei senatori del M5S e di molti deputati dello stesso PD, che alla camera avevano (e hanno) lavorato con tutt'altro scrupolo.

Un errore, l'ha definito Felice Casson, un magistrato che, come magistrato, dovrebbe capire che la forma è sostanza e certi errori di forma non sono affatto scusabili. Una porcata, ha definito Renzi il voto pro-azzardo, ma inserito in una porcata più grande, insomma. 

«Su, Dotti, non cascare dal pero, si fa così», mi ha ribattuto ieri un senatore, condendo la frase col ghignetto di chi la sa lunga. Uno di quei senatori che poi va nelle scuole e nelle manifestazioni antimafia a spiegare ai giovani "il valore della Costituzione". Ci sarebbe di che vergognarsi, se non fosse che la vergogna presuppone pur sempre una consapevolezza, ma qui di consapevolezza ce n'è ben poca. È a colpi di "sappiamo noi come si fa" e di ghignetti del genere che questi irresponsabili hanno affossato il Paese.

Oltre a Giorgetti e alla Chiavaroli qualcuno anche nel PD dovrebbe dimettersi. Scegliete voi chi, ma almeno uno deve saltare. Così, per giocare anche noi al pollice alzato/pollice verso.

#dimissioni