Marco Dotti

Seconda Classe

Pausa estiva con letture

6 Agosto Ago 2014 1208 06 agosto 2014
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Ci fermiamo per qualche giorno, chiudiamo per una settimana, ci concediamo un po' di riposo. Vita resterà chiusa dall'11 al 18 agosto prossimo. Ci saremo ma, come insegnava un vecchio amico, "non per questo dobbiamo dare l'impressione di essere più attivi e frenetici di quello che siamo".

La pausa estiva è però occasione di scambio, di chiacchiere, di ascolto di dialogo. Anche con i libri. Un libro, scriveva infatti il poeta tedesco Jean Paul, è solo una  lunga lettera spedita a amici lontani. Scrivere, si scrive tutto l'anno. Leggere, non sempre è facile.

Quale tempo migliore, allora, del tempo dell'estate?Per chi vive male il divario fra il desiderio di e possibilità di lettura, l'estate rappresenta una vera oasi. E anche un'occasione. Un'occasione per levarsi i panni da lavoro, come diceva Machiavelli nella famosa lettera al Vettori, e mettersene altri.

Così, dopo aver letto il libro di Martha C. Nussbaum seguendo il consiglio di Massimiliano Panarari su Europa, ci avventuriamo in altre letture.  Non sono nuovi, non richiesti consigli, semplicemente sono libri che da tempo pazientavano, sui quali posavamo lo sguardo ma non riuscivamo a terminare e che riguardano comunque - perché non di mero "impiego", ma di passione per noi si tratta - tematiche care a Vita. Così, per gioco, ne indicherò quattro. Sarebbe bello, al ritorno, parlarne un po'. Anzi, togliendo il "se": ne parleremo.  Magari potreste segnalarci le vostre letture estive, sarebbe una bella prova di dialogo.

Ecco le mie:

1) Steven Pinker, Il declino della violenza, Mondadori, Milano 2013.

L'autore insegna psicologia a Harvard, è un linguista di vaglio, e in questo libro rovescia un'impressione comune, forse troppo comune: "viviamo nell'epoca più violenta della storia". È davvero così? L'autore spiega che no, non è così, ma la sua non è una provocazione, tutt'altro. Casomai è un invito a capire e - proprio ora, .

2) Giorgio Agamben, Il fuoco e il racconto, Nottetempo, Roma 2014.

Agamben è forse il pensatore italiano più noto e studiato nel mondo. Le sue opere sono tradotte in decine di lingue, eppure non ama apparire più di quanto non sia lecito farlo con la parola e gli scritti. Proprio la parola e la scrittura sono al centro delle riflessioni di Agamben. Parola e scrittura che, oggi più che mai, si vorrebbero in crisi, in scacco, in condizione perennemente precaria. Ma che cosa significa "precarietà"? Ecco che cosa ne pensa l'Autore: «"Precario" significa ciò che si ottiene attraverso una preghiera (praex, una richiesta verbale, distinta da quaestio, una richiesta che si fa con tutti i mezzi possibili, anche violenti) ed è, per questo, fragile e avventuroso. E avventurosa e precaria è la letteratura, se vuole mantenersi nel giusto rapporto col mistero».

3) Gabriella Caramore, Pazienza, Il mulino, Bologna 2014.

Un libro scritto dall'autrice della trasmissione di Rai Radio3 "Uomini e profeti". Un libro sulla cura del tempo, sulla cura dell'altro e sulla cura di sé. Scrive l'Autrice: «Aver cura del vivente richiede tempo, attenzione, attesa: in una parola, pazienza. Segnato dalla velocità, dalla fretta, dalla concitazione dei gesti, dal rapido susseguirsi degli eventi, il nostro sembra essere un tempo inospitale per la pratica della pazienza. Eppure tutta la vicenda umana è un lento esercizio di pazienza, come quello dell’uomo per costruire, del bambino per crescere, degli amanti per incontrarsi, dei vecchi per morire, della natura per dare frutto, della parola per prendere forma. Forse allora, nell’età dell’impazienza, da qualità della durata la pazienza può trasformarsi in qualità morale alla quale si può dare il nome di «"cura": verso l’altro, verso le cose, verso se stessi».

4) Mahmoud Darwish, Una trilogia palestinese, Feltrinelli, Milano 2014.

Scriveva José Saramago: «Se il nostro mondo fosse un po’ più sensibile e intelligente, più attento alla grandiosità quasi sublime di alcune delle vite che vi si generano, il nome di Darwhish sarebbe oggi altrettanto conosciuto e ammirato di quanto lo è stato, in vita, quello di Pablo Neruda, per esempio».

Poeta e palestinese, Darwhsh è stato a lungo il simbolo della sua terra e del suo popolo. Ma la letteratura è ben altro - come il libro di Agamben consigliato prima dimostra. La letteratura è sempre in rapporto con la nostalgia e col fuoco dell'esilio. Questa raccolta, bellissima, rende omaggio a un grande poeta, a un grande autore della letteratura del XX secolo. Pensa agli altri, scriveve Darwish in una sua poesia.

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri, non dimenticare il cibo delle colombe. Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri, non dimenticare coloro che chiedono la pace. Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, coloro che mungono le nuvole. Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri, non dimenticare i popoli delle tende. Mentre dormi contando i pianeti , pensa agli altri, coloro che non trovano un posto dove dormire. Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri, coloro che hanno perso il diritto di esprimersi. Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso, e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.

Che le sue parole siano di auspicio per la dignità e la pace di tutti.

@oilforbook