Marco Dotti

Seconda Classe

Ires e Terzo settore: non c'è incompetenza, ma cinismo al Mef

28 Dicembre Dic 2018 0831 28 dicembre 2018
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Una considerazione elementare: se sul non profit "cade in errore" anche un ministro - che ancor prima che ministro è stato preside oltre che ordinario di economia in un'importante facoltà italiana - forse il racconto dei brutti, sporchi e ignoranti non è propriamente aderente alla realtà. C'è di più e questo "di più" è la base stessa su cui tutto sta o tutto cade: una cultura economica magari non condivisa, ma comune.

Il professor Giovanni Tria, intervenendo sul tema del'Ires agevolata (attualmente è al 12%, la manovra la riallineerà a quella ordinaria del 24) per gli enti non profit, ha detto la sua:

«Dentro l’ampio spettro del no-profit ci sono anche molti fenomeni di distorsione, anche della concorrenza. Bisogna distinguere chi va sostenuto e chi no. Se non c’è utile non c’è tassazione» (Fonte: Askanews, 27 dicembre 2018).

Molto si è detto - e scritto - su questo tema e sulle affermazioni di Tria, come economista oltre che come ministro è giusto aprire un dibattito. Ma pochi hanno concentrato l'attenzione sul terreno in cui non solo atterrano, ma da cui partono considerazioni del genere: una sottocultura di lunga data, di impronta leghista, che ha fatto da traino a un provvedimento che - parere personale - tutto è, fuorché estemporaneo.

La componente leghista, che si fa abile schermo di alcune e altrui incompetenze palesi, ha un obiettivo chiaro, venato di realismo politico sotto mentite spoglie. Lo ha sui migranti, lo ha su tutto: creare dipendenze clientelari.

Le dipendenze si creano con la mano che dà, ma anche con la mano che toglie. E, infine, con la mano che - parzialmente - ridà. Così si creano, inoltre, quei canali privilegiati di dialogo con questo o quel sottosegretario, la pantomima delle finte influenze, che tanti danni hanno fatto in passato e e ancor più ne faranno in futuro.

E così, mentre una mano toglie e l'altra - magari per interposta persona - promette di restituire, si innesca il pericoloso vincolo della dipendenza. È la politica del doppio legame: sanno come si fa, non sono nati ieri. Il Mef, chi lo governa, i suoi tecnici e, ovviamente, chi per incompetenza ne è governato, hanno scavato una buca fra sé e la società civile.

Solo che dentro non ci stanno cadendo loro, ma chi li critica o affronta con armi spuntate. E camminando a testa bassa, ironizzando con senso di superiorità, ci si dirige - senza nemmeno bisogno di una spintarella - dentro quella buca.

Forse mi sbaglio, nel continuare a cercare una logica. Ma non so vedere incompetenza in tutto questo. Magari cinismo, ma non incompetenza.

Tanto tempo fa mi hanno insegnato - e non per questioni di lealtà, semplicemente per opportunità tattica - a non sottovalutare mai l'avversario. Soprattutto quendo si presenta sotto abiti dimessi.