Elisa Furnari

Siculamente

Sicilia,elezioni col fiocco rosa!

6 Aprile Apr 2013 0944 06 aprile 2013
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L’Assemblea Regionale Siciliana vara la legge sulla preferenza di genere!

                 Una maggioranza cospicua dei presenti in Aula (52 su 72) ha detto si a questa parziale riforma della legge elettorale, un inter non privo di ostacoli tra cui una “pregiudiziale” presentata da alcuni autonomisti (fondata su una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che sanciva, per un turno elettorale in Bulgaria, l’illegittimità della decisione di apportare modifiche della legge elettorale a meno di un anno di distanza dalle elezioni), le festività pasquali (che hanno imposto una convocazione straordinaria dell’assemblea), il no dei grillini (che vedono in questo meccanismo un’opportunità in più per “controllare” il voto) e l’imminenza del voto posticipato da fine maggio al 9 e 10 giugno.

                  In concreto l’elettore dal prossimo appuntamento elettorale potrà in Sicilia esprimere due preferenze all'interno della stessa lista purchè i candidati scelti siano di genere diverso in caso contrario la seconda preferenza sarebbe annullata.

                  Aldilà dei tecnicismi e di un impegno del Parlamento siciliano a varare dopo il voto di giugno una complessiva riforma elettorale forse l’obbligo introdotto a scegliere anche un uomo insieme a una donna ci porta a riflessioni diverse.

                  Il Governo Crocetta ha in qualche misura fato sua la causa delle donne in politica esprimendo nella compagine di giunta più donne che uomini, “lottando” per arrivare a questa micro-riforma ma con un po’ di retorica e qualche perplessità va ricercato il significato di questa "innovazione".

                  Nessun dubbio sul fatto che le donne - in Sicilia come altrove – arrivino con più difficoltà a ruoli di potere (e non solo in politica), che rispetto alle competenze professionali che esprimono sono spesso “sottopagate” rispetto ai colleghi uomini, che rischiano di rimanere strangolate tra lavoro e famiglia…che sgomitano a suon di master – pur sopportando tacchi e rimmel - per ottenere posizioni di rilievo.

                 Credo che in linea teorica questa riforma renda possibile garantire una maggiore rappresentanza femminile all'interno degli Enti Locali per un’offerta politica che da molte esponenti donne appare vittima di un “insopportabile maschilismo”.

                 E’ chiaro che il problema è più profondo, ed è certamente di matrice culturale quasi come se nella prassi il basso numero di donne candidate corrispondesse ad una poca fiducia dell’elettore ad essere rappresentato da donne piuttosto che da uomini.

                Non metto in dubbio che nel lungo periodo questa riforma porterà a generare una classe politica al femminile più numerosa visto che sulle “competenze” non credo possa essere fatta una riflessione sul genere ma esclusivamente sull'individuo.

               Quello che mi preoccupa in qualche modo è l’effetto immediato che questo provvedimento avrà. Si sta profilando già oggi una “caccia alla donna”, volti puliti, nuovi, rappresentativi di settori di nicchia che in fondo in fondo si prestino più al servizio delle liste che ad un futuro impegno come amministratrici. Candidature ponte, strumentali e in qualche caso espressione al femminile di candidati uomini già strutturati.

               Mi impensierisce rilevare che per certi versi si possa pensare in questa prima fase a candidature strumentali al voto (ormai vicinissimo) e non ad un progetto di riforma in chiave di pari opportunità della gestione della Res Publica che necessita a mio avviso di più tempo e soprattutto di una presa d’atto complessiva. Giusto per dare qualche numero  va detto che  le donne costituiscono il 52% c.a. della popolazione siciliana e - con un tocco di retorica - mi pare assodato che meritino  in funzione delle loro capacità (così come gli uomini) di rappresentare altri cittadini.

             Certo chissà cosa direbbe davanti a questa legge Samuel Jhonson che tre secoli fa scriveva …”La natura ha dato alle donne un tale potere che la legge ha giustamente deciso di dargliene poco”