Elisa Furnari

Siculamente

Oratorio rumoroso, il Giudice chiude il campetto

31 Gennaio Gen 2020 1556 31 gennaio 2020
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Leggo su Avvenire l’articolo scritto da Alessandra Turrisi; un giudice a Palermo chiude il campetto dell’oratorio.

Alessandra spiega la vicenda. Alcuni inquilini di un edificio che si affaccia sul cortile parrocchiale presentano un ricorso lamentando un uso improprio di quello spazio e una situazione perenne di rumore intollerabile. Contestano i «raduni ludici e sportivi con l’impiego di molteplici palloni da gioco e impianti amplificatori durante molte ore del giorno».

Esito, il giudice va ben oltre le richieste dei ricorrenti e stabilisce che siamo davanti a una intollerabilità delle attività ricreative e ludiche» svolte dall’Oratorio e «vieta lo svolgimento di qualsiasi attività ludica o ricreativa che implichi l’impiego di palloni sugli spazi esterni della parrocchia e dell’oratorio in assenza di porte da gioco calcistico regolarmente munite di reti e distanti almeno un metro e mezzo dalle pareti dell’oratorio, in modo da evitare che le pallonate rimbalzino in modo rumorosissimo contro esse; di barriere perimetrali in gommapiuma»; «stabilisce che la pratica ludica sia limitata ad un solo sport per volta e con l’impiego di una sola palla; vieta l’utilizzo di impianti di amplificazione compreso il megafono»; il basket «una sola volta alla settimina per una durata non superiore ad un’ora» e una serie di altre limitazioni di orario.

Per ulteriori dettagli leggete l'intero articolo che spiega come non si tratti di un casi isolato e come stavolta, a pari delle altre, la cittadinanza si muova in protesta anche se gli esiti sono oscuri.

Chiaro è che siamo davanti a un dirittismo, quello degli inquilini, che si scontra contro il diritto del bambini di crescere in contesti di socializzazione tradizionale, basati su relazione reale. Difficile parlare di luoghi, di contesti generativi quando in casi come questi tutto si perde tra gli articoli di un codice.

Giovanni Paolo II ha definito gli oratori come, “Ponti tra la Chiesa e la strada”

Una metafora affascinane che può aprile a un’interpretazione laica e intensa. Un cortile animato è uno spazio che diventa luogo, che vive una funzione sociale, che riconnette i ragazzi con il contesto. È un luogo di impegno volontario con il suo carico di gratuità e dono. Per dirlo con il linguaggio di Fondazione Ebbene... è un Luogo di Prossimità, carico di quel bene relazionale difficile da quantificare ma di certo impatto sociale.

Già, sarà stato rumoroso, anche il megafono sarà risultato insopportabile alle orecchie di qualcuno, ma il fragore ha sempre il profumo della Vita.

Spero in una grande mobilitazione di buonsenso e una soluzione che tenga conto del diritto di ognuno, compreso quello dei ragazzi che chiedono di essere accompagnati nella loro crescita.

Ho un’altra personalissima idea del rumore, staremo a vedere...

Photo by Jules D. on Unsplash