Elisa Furnari

Siculamente

Cassa Integrazione al tempo della rivoluzione

7 Maggio Mag 2020 0026 06 maggio 2020
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Nelle scorse settimane leggevo su Vatican News un’intervista a Stefano Zamagni, mi pare s’intitolasse “il Mondo che verrà”- L’apertura era dedicata ai rischi del post Covid. Il liberismo era in testa, seguito dalla Burocrazia.

L’Italia è uno dei pochi paesi occidentali avanzati a connettere al termine Burocrazia un significato negativo. Dipinti come nicchie di malaffare e immobilismo, difficile è negare che gli uffici hanno spesso detenuto il potere esercitandolo per frenare e non per agevolare, così come dovrebbe essere nella logica che ha portato alla costruzione di un apparato esperto a servizio dei cittadini, della comunità.

La stortura (non è il termine giusto ma accontentiamoci) sta nel fatto che questo potere, in condizione di crisi, non solo si è rivelato inutile ma dannoso e soffocante, determinando l’asfissia per migliaia di persone. Le stesse che per un errore della burocrazia oggi attendono in Sicilia la loro Cassa Integrazione in Deroga.

Non serve riportare la rassegna stampa. Da settimane i giornalisti più attenti riportavano un’anomalia della gestione della regione Sicilia delle c.d. Cassa Integrazione in Deroga, tra i tanti Claudio reale su Repubblica ha fotografato passo paso la vicenda.

Il dato è che la scorsa domenica alle 20 all'Inps risultavano 9.666 lavoratori con la pratica analizzata a fronte di 139mila da soddisfare. A questo si aggiunge un paventato (già siglato???) accordo per incentivare economicamente i dipendenti regionali per “sbrigarsi” quanto più velocemente possibile, dipendenti impegnanti in forme di lavoro agile (forse era meglio chiamarlo lavoro lento) “costretti” a lavorare su una piattaforma che qualcuno ha definito rigida e complessa (è sempre colpa della tecnologia!)

Questo significa che ci sono altre 139000 famiglie che da fragili rischiano di divenire vulnerabili.

Significa che abbiamo generato altri 139000 problemi da risolvere. Cavolo…parliamo di sopravvivenza in moltissimi casi e c’è da essere arrabbiati perché a suon di carte e corridoi e palazzi ancora una volta stiamo dimenticando che dietro a questi numeri ci sono le persone.

Mi vien facile pensare che molti di quei 139000 vengono dal nostro amato Terzo Settore e che non possono essere lasciati soli, loro che per missione non lasciano solo l’altro e che forse oggi tendono la mano perché qualcuno la colga. Tutto inutile se da queste “crisi nella crisi” non si genera un’onda d’urto simile a una rivoluzione.

L’unico pensiero logico è immaginare che questi mesi (e anche questi accadimenti) possano aiutarci a rivoluzionare qualcosa o quantomeno possano insegnarci a fare la rivoluzione agendo da rivoluzionari nel nostro lavoro quotidiano. Solo se ci impadroniremo della nostra capacità di essere visionari potremo condizionare, generare.

Se non siamo più interessati alla sola responsabilità sociale ma convinti che il passo successivo sia il protagonismo sociale con il suo carico d’influenza sui processi decisionari e programmatici….abbiamo bisogno – penso all’impresa sociale e alla filantropia più strutturata - di ridisegnare le regole di un gioco partendo dalla ridefinizione della la nostra value-chaine fondata soprattutto sulla capacità di generare value-network.

Come fare? Zamagni direbbe “Serve cambiare il mindset”... Burocrati compresi...

P.S. Occhi aperti anche sulla CIG, questione immediata ma di senso oltre che di pancia...