Andrea Cardoni

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In Emilia la ricostruzione è una cosa fantastica

20 Maggio Mag 2013 0720 20 maggio 2013
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C'è un quartiere costruito su molle. Una casa su erba soffice che attutisce la scossa e fa da isolante. E poi ce n'è una con alla base dei razzi che quando c'è il terremoto si accendono, la casa prende il volo e il problema del terremoto è risolto.

Badate bene: è tutto vero. Le hanno fatte i bambini, con la fantasia, ma sono tutte cose vere, esistono. Tutto fatto con materiali riciclati e di recupero. "Alcune soluzioni si avvicinano in maniera molto forte all'idea dell'isolamento sismico", dice Romano Camassi, sismologo INGV.

E' una mostra diffusa: si chiama "Facciamo noi! Una ricostruzione fantastica. Bambini e ragazzi contro il terremoto". Trovate questa mostra a Sant'Agostino, Crevalcore, Ferrara, San Felice sul Panaro, che poi sono tra le comunità colpite dal terremoto dello scorso anno. Individuare i problemi che pone il terremoto, elaborare l'esperienza vissuta, immaginare soluzioni, immaginare la ricostruzione, senza limiti per la fantasia: questo è stato lo stimolo che il progetto Edurisk (INGV) e Con un gioco, hanno portato nelle scuole. Il risultato è, credetemi, emozionante.

Anche perché è il risultato di un percorso iniziato con laboratori e incontri formativi con gli insegnanti da parte di Delia e Flaminia (progetto Edurisk) e dei geologi di INGV. Nelle classi poi sono state utilizzate tecniche di stimolazione della fantasia grazie alle quali poi sono nate macchine e strumenti per difendersi dai terremoti.

Ognuna di queste quattro tappe della mostra ha poi da raccontare una sua storia: a Crevalcore hanno lavorato (come volontari) due giovani architetti con la progettazione partecipata e hanno documentato la città e lo spazio urbano per poi farlo re-immaginare dai bambini. A Ferrara c'è stato un progetto di educazione tra pari dove i ragazzi, diciottenni, della quinta dell' Istituto GB Aleotti per geometri hanno dovuto sottoporre i loro progetti sulla ricostruzione dai bimbi della quinta elementare dell'Istituto San Vincenzo. A Sant'Agostino i commercianti e due associazioni di volontariato si sono lasciati coinvolgere e in questi giorni sono ottantasei i negozi e gli spazi pubblici ospitano le istallazioni dei bambini.

Una delle fasi più complesse di questo progetto è stato quello dell'elaborazione del terremoto da parte degli insegnanti, dice Romano Camassi. "Ancora ora in Emilia la paura e la tensione dominante è stata alimentata drammaticamente dalla circolazione assolutamente incontrollata, virale, diffusa, pesante del sospetto che il terremoto sia stato generato dall'uomo e quindi tutti i meccanismi di diffidenza che queste cose generano nei confronto degli altri. Tutto questo ha avuto un impatto psicologico ed emotivo molto forte. Rispetto a L'Aquila c'è lo sconcerto profondo e l'angoscia che genera un evento rispetto al quale, in Emilia, completamente sprovveduti sia emotivamente che culturalmente".

Una volta fatto questo lavoro però, poi i risultati sono state macchine fantastiche, libri pop-up, tanti pedagoghi, insegnanti, famiglie coinvolte.

E mi viene in mente che un anno fa, proprio un anno fa, avevo letto un libro scritto di Elsa Morante, che si intitola "Il mondo salvato dai ragazzini", che ad un certo punto fa così: “Pure se vi fa tremare per gli spasmi e la paura,tutto questo in sostanza e verità è nient’altro che un gioco”.