Claudio Colombrita

Un giorno da volontario

Il volontariato muove il mondo

14 Marzo Mar 2019 1142 14 marzo 2019
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Centocinquantasette vittime totali, otto vite italiane, otto storie, un obiettivo comune: fare del bene. Non c’è retorica nell’affermare che siamo tutti un po’ morti dentro alla tragica notizia, noi che ci sentiamo vivi grazie al volontariato.
Quanto si dovevano sentire vivi in quel momento i nostri otto connazionali all’interno di quell’aereo dell’Ethiopian Airlines, sorridenti, stanchi ma felici di approdare all’ennesima tappa della loro missione di vita. Tanti numeri, da otto a sei, come i minuti trascorsi tra decollo e schianto, quanti sogni nella testa, quanti sorrisi rivolti verso Nairobi.

Loro su quel maledetto aereo e familiari e amici ad attenderli, c’erano abituati ai periodi di assenza, ai viaggi frequenti perché quando hai una missione da realizzare non ci sono confini mentali e geografici. Sicuramente un po’ di paura l’avranno sempre avuta: le notizie dei rapimenti, i soggiorni in Paesi non sempre del tutto sicuri, le malattie e altre problematiche ma davanti ad uno spirito libero puoi solo constatare e se vuoi la sua felicità devi assecondare.

Carlo Spini e Gabriella Vigiani quel viaggio lo stavano facendo insieme, marito e moglie in pensione. Riposo? Ma quando mai, c’era ancora da fare del bene in tante altre parti del mondo. Insieme al tesoriere Matteo Ravasio si stavano recando in Kenya per inaugurare una nuova struttura, l’ennesimo successo dell’ “Onlus Africa Tremila”.

L’Italia era stata madre adottiva per Rosemary Mumbi, altra vittima della tragedia, per l’Italia e per la cooperazione tra popoli lavorava Paolo Dieci, presidente del CISP. Per la sua isola, la Sicilia, lavorava Sebastiano Tusa, assessore ai beni culturali alla Regione, in Kenya per un progetto Unesco, la moglie l’ha definito “triste” prima della partenza, non aveva la sua solita vitalità.

Chissà se avevano avuto qualche presentimento anche Virginia Chimenti e Maria Pilar Bruzzetti, romane di 26 e 30 anni. Con la loro energia e un instancabile sorriso portavano avanti il progetto “World Food Programme” dell’Onu. Come tante loro coetanee avevano il cibo nel piatto, potevano scegliere di trascorrere una vita sicura tra selfie e social, avevano scelto il volontariato senza confini.

Otto vittime, sei minuti di follia, numeri, solo numeri. Le azioni restano, come le opere, le strutture da inaugurare, i programmi da promuovere, il cibo da portare ai meno fortunati, la pace da affermare in ogni angolo del globo.

Morire da eroi mentre si realizzano i propri sogni, mentre si cerca di migliorare il mondo, l’essenza della vita, quella stessa vita che ha deciso di calare il sipario sulle gesta memorabili di otto nostri orgogli nazionali.

Photo by Benny Jackson on Unsplash