Walter Ganapini

Walter G.

Rete, società liquida ed eterogenesi dei fini dopo Monaco (Heterogonie der Zwecke)

25 Luglio Lug 2016 0956 25 luglio 2016
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Condivido, con alcuni di cui leggo le esternazioni sui social media, un’orrida percezione.

Da decenni, ormai, il potere economico (Capitale) - una volta industriale ed oggi finanza dissennata che vede 63 famiglie detenere ricchezze pari a quelle di mezza Umanità - ad altro non pensa che a tagliare diritti e salari dei lavoratori (Lavoro) attraverso una deregolata globalizzazione raccontata come necessitata ed inevitabile modernità.

Lungo questo percorso distruttivo di persone e natura (mi si lasci fare un sobrio richiamo alla Laudato si’), lorsignori mirano al sodo (controllo geostrategico delle risorse energetiche, idriche ed alimentari) facendo guerre, mentre lobotomizzano le persone con dissipativi modelli culturali consumistici, ignoranza e fiumi di droghe.

Parte integrante del da loro agognato schema di controllo sociale, attraverso annichilimento della nozione di democrazia, frantumazione dei tessuti sociali, atomizzazione ’monadica’ delle persone e delle loro relazioni, è la strumentazione meglio nota come rete (Orwell).

Isolati e ’felici’ nei loro ghetti dorati (del tutto illusori anche solo alla luce degli effetti climatici devastanti, da loro ancor oggi negati, che vedono oggi la scienza evocare scenari di estinzione della specie) non hanno visto la disperazione che sta dilagando tra gli umani.

Incertezza e paura da loro diffuse a piene mani per controllare la inarrestabile crescita di diseguaglianza e povertà non sono state sin qui sufficienti ad ottundere del tutto i cervelli, mentre i loro ’piani’ e la relativa strumentazione ’dark side’ (fino alla ’nascita assistita’ di ISIS dopo la ’primavera SPINTANEA’ di cui tanto si favoleggiò) generano mostri disobbedienti al comando di chi li ha creati.

Società liquida, migrazioni bibliche e rete temo divengano il ’brodo di coltura’ dove, dietro alibi possibili solo alla luce della programmata de-alfabetizzazione/de-acculturazione di massa fino a distorsioni finanche ’religiose’, cresce lo sfogo potenziale, ed estremamente distruttivo, della inarrestabile rabbia di miliardi di esclusi e reietti.

Lorsignori, e purtroppo noi con loro, si troveranno/ci troveremo dentro scenari rispetto ai quali la ’guerra di guerriglia’ apparirà come processo razionale, monodirezionale e prevedibile.

Scoperchiato il ’vaso di Pandora’, rabbia e disperazione di singoli e comunità che nulla hanno da perdere cercheranno sfogo ’casuale’ anche contro noi modesti ed acciaccati residui ’portatori di tracce di un ’benessere’ che fu (purtroppo spesso figlio di rapina di risorse altrui da parte di lorsignori) con atti che ogni organizzazione che, da qualunque angolo del mondo, voglia proclamare la propria alterità rispetto all’attuale ‘ordine mondiale’ potrà rendere attrattivi e da emulare attribuendosene la paternità (seppur remota), favorendone moltiplicazione virale e proponendoli a modello attraverso la rete.

Ricorderò sempre la prima volta in cui lessi negli occhi di un altro uomo a me sconosciuto un odio omicida nei miei confronti: era a Chicago a metà ’70 e gli occhi erano di un nero accovacciato sui gradini della sua baracca fatiscente a Cicero, ghetto nero di quella metropoli quando era ancora la capitale dell’industria automobilistica, ma già in crisi.

Incrociai del tutto casualmente quegli occhi dal ’van’ che portava noi gruppo cosmopolita di ricercatori agli Argonne National Laboratories.

Ho paura che sguardi di quella fatta stiano per diventare la norma, quali che siano gli ideali che cerchiamo di praticare ogni giorno.