Fulco Pratesi

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Addio a Marte

24 Settembre Set 2013 1000 24 settembre 2013
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La NASA, finora impegnata allo spasimo per cercare di individuare nel deserto rovente del pianeta Marte una microscopica speranza  di vita per l’abbordante specie Homo sapiens, si è finalmente arresa.

Come è accaduto per l’impresa lunare, grande successo tecnico e scientifico, oltre che mediatico, rivelatasi però fallimentare dal punto di vista di insediamenti umani e di ricerca di minerali preziosi, l’ultimo dato negativo sulla presenza di metano (elemento costituivo della vita) le cui tracce erano dovute a importazioni clandestine  nel rover  proveniente dallaTerra, gela le ipotesi di futurologi entusiasti. E  penso sia giunto il momento di mettere da parte sogni di gloria e deliranti progetti di colonizzazione galattica

Bisogna quindi rassegnarsi: per gli umani in fuga dal terzo pianeta del Sistema Solare quando sarà reso inabitabile dal mix micidiale di consumi irrefrenabili e da una rescita demografica  incontenibile (11 miliardi a fine secolo) non esiste altra scappatoia che impegnarsi finalmente  nel restauro e manutenzione di quel che resta degli ecosistemi della Terra. Gli unici, a quanto ne sappiamo, che conservino il miracolo della vita di cui anche noi, ingrati e miopi, godiamo.

Un po’ come avviene nelle città che si sviluppano  ai danni di terreni agricoli e naturali sommergendoli sotto un sudario grigio di asfalto e cemento, così un’umanità senza pace, equilibrio, giustizia e preveggenza, si culla in impossibili e deliranti sogni da fantascienza di bassa lega, ignorando o non curando i problemi di degrado che aggrediscono il nostro insostituibile habitat.

Problemi che potrebbero essere affrontati, come sostengono  gli scienziati del Worldwatch Institute  che hanno redatto lo State of the World 2013, con  nuove politiche economiche, innovazioni tecnologiche, adeguate tecniche agricole , soluzioni energetiche compatibili e tanti altri stratagemmi per cercare di non  trasformare Madre Terra nel deserto rosso, gelido e rovente della cui conquista si va ancora farneticando.

Credo che oramai solo un cambiamento rapido e profondo negli stili di vita e nelle politiche mondiali nel senso della temperanza, dell’equità e del rispetto per la natura potrebbe aprire delle speranze. A patto però che non si inseguano costosissimi  (solo mille miliardi di dollari!) e inutili  progetti  interplanetari e ci si rivolga con affetto e attenzione al Pianeta Azzurro che ci ospita  ancora magnanimamente, nonostante tutto.