Fulco Pratesi

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Tutti soli nella notte: la crescita irresponsabile e la biodiversità

5 Dicembre Dic 2013 1015 05 dicembre 2013
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L’immagine che più mi ha recentemente sconvolto,  è la panoramica notturna del Globo terrestre ripresa da un fotografo dalla Stazione Spaziale Internazionale. In questo filmato, intitolato  All Alone In The Night, il Pianeta scorre sotto i nostri occhi lungo tutta la sua superficie tondeggiante.

Quello che più colpisce, e che dovrebbe terrorizzare coloro che si interessano della protezione della biosfera e dei suoi componenti organici e inorganici, è il pullulare patologico delle luminarie notturne che, come un inarrestabile eczema fosforescente, punteggia tutta la superficie, tranne rare e circoscritte zone d’ombra, coincidenti con i mari, i deserti e le relitte grandi distese forestali. Un simbolo terrificante dell’espansione della nostra presenza sul terzo pianeta del Sistema Solare, l’unico, per quanto ci si voglia arrabattare a cercar di scoprirne altri, in cui esista il miracolo della vita.

E’ mirabile che, pur nell’incalzare del dettato biblico del “crescite et multiplicamini” , con il corollario di “incutete paura e terrore a tutti gli animali della terra e a tutti gli uccelli del cielo. Essi sono dati in vostro potere con tutto ciò che striscia sulla terra e con tutti i pesci del mare”, vi sia ancora una tale ricchezza di biodiversità, sia pure asserragliata là dove la mano rapace di Homo sapiens non sia ancora arrivata, segnalando la sua occupazione con il notturno carnevale luminoso.

Ed è un merito impagabile del WWF e dei suoi protagonisti (ricercatori e scienziati, dilettanti e volontari) di voler, quanto più possibile, registrare  in un accurato catalogo, intitolato “Rapporto sulla Biodiversità” presentato a Roma il 3 dicembre,  i tesori pericolanti e magnifici che la nostra natura  ancora ci regala. E che costituiscono quel “capitale naturale” del quale l’uomo non si limita a raccogliere gli interessi ma si affanna a intaccarne ed eroderne la consistenza, come un erede irresponsabile e avido, condannato all’ indigenza e alla miseria senza possibilità di miracolose uscite.

Questo documento, che integra (e si contrappone) all’attuale orgia di green, sostenibilità, ammonimenti e tranquillizzanti  esegesi (anche negazioniste), costituisce un punto fermo da cui partire per la battaglia finale in difesa del Creato.

L’immagine del rospetto in copertina del Rapporto è quella della salamandrina  dagli occhiali,  specie che vive solo in Italia e che vorrei proporre come emblema ufficiale dell’Italia, al posto degli attuali Lupo e Aquila , retorici e tronitruanti.