Fulco Pratesi

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Strage di lupi in Maremma

10 Gennaio Gen 2014 1804 10 gennaio 2014
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I tanti casi di uccisione ed esibizione provocatoria delle carcasse di lupi (o di ibridi lupo/cane) in Maremma preoccupano ambientalisti e animalisti.

Il fatto che i lupi italici, ridotti a soli 100 esemplari negli anni 70 del secolo scorso ed estinti da mezzo secolo in Toscana, siano ritornati a popolare tutta Italia, giungendo in territori da cui erano stati scacciati (addirittura sulle Alpi) deve rendere orgoglioso il nostro Paese. L’Italia, infatti, non solo ha conservato questa specie (estinta in Francia, Austria, Svizzera, Germania, Belgio eccetera) ma con adeguate e civili decisioni l’ha riportata a una consistenza più sostenibile, anche se negli ultimi mesi i casi di bracconaggio, provocati anche dalle proteste degli allevatori, si stanno tristemente ripetendo nella provincia di Grosseto.

Il WWF - che con l’Operazione San Francesco e il Lupo ha contribuito dagli anni 70 a salvare dall’estinzione il lupo italico oggi protetto dalla Convenzione di Berna - chiede che il problema delle uccisioni (che coinvolgono anche ibridi lupo/cane e cani inselvatichiti, i più pericolosi per il bestiame in quanto non hanno diffidenza nei confronti dell’uomo) non venga affrontato con pratiche oramai superate e illegali come gli abbattimenti. Innanzitutto, come accade in altre regioni d’Italia, servono sistemi di prevenzione, come quelli adottati dalla Regione Piemonte, sotto la presidenza di Enzo Ghigo, con i primi lupi tornati in Piemonte.

Tra questi le recinzioni elettrificate e l’uso di cani da pastore - non a caso definiti “maremmani”, i migliori d’Europa per la difesa delle greggi- la cattura e la contenzione degli ibridi e dei cani inselvatichiti, il controllo sulla detenzione di esemplari potenzialmente pericolosi per il bestiame, lo snellimento e l’adeguatezza delle pratiche di indennizzo dei danni provocati dalla fauna protetta.

E infine un’opera di monitoraggio e di assistenza nei confronti delle aziende pastorali oggi già in crisi per molte altre cause oltre che per la predazione dei veri lupi. La Banca Monte dei Paschi di Siena, superati i problemi finanziari cha la coinvolgono, potrebbe contribuire ala soluzione di questi problemi: in fin dei conti i “Paschi” a cui deve la sua storia e la sua antica rinomanza  sono proprio quelli della Maremma di cui si parla.

Solo così si potrà risolvere civilmente il problema della convivenza tra le attività pastorali e una delle specie più preziose della nostra biodiversità.