Migranti

Giovanni Soldini: “Salvare vite è un principio sacro, riportare i migranti in Libia è da criminali”

11 Luglio Lug 2019 1211 11 luglio 2019
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Dalla California dove con il team di Maserati 70 sta per affrontare la storica regata americana Transpac, 2225 miglia fino a Honolulu, il velista italiano campione di regate oceaniche spiega perché i capitani Tommaso Stella e Carola Rackete hanno fatto soltanto il loro dovere e che nessun marinaio può voltarsi dall’altra parte davanti a centinaia di persone in pericolo di vita

Le persone in mare vanno salvate. Certe leggi minano la solidarietà marinara tra gli uomini. E riportare i migranti in Libia è un atteggiamento criminale. Giovanni Soldini, 53 anni, il velista italiano per eccellenza, campione di regate oceaniche tra cui due giri del mondo in solitaria compreso l’Around Alone nel 1999, quando in pieno Oceano pacifico salvò la collega e rivale francese Isabelle Autissier che si era ribaltata con la sua imbarcazione, intervistato da Vita, spiega perché qualsiasi marinaio davanti a un gommone strapieno di gente che rischia di morire non può girarsi dall’altra parte e deve immediatamente soccorrere. Dalla California dove lo skipper con il team di Maserati Multi 70 si trova per la cinquantesima edizione della Transpac, la storica regata americana che partirà sabato da Los Angeles concludendosi, dopo circa 2225 miglia, ad Honolulu nelle Hawaii, ci ricorda che la legge del mare parla chiaro ed è superiore alle leggi dell’uomo.

La legge del mare è inequivocabile e chiunque è in pericolo di vita va soccorso. Come ti spieghi che oggi questo principio venga messo in discussione?«Penso che chiunque si dovesse trovare davanti un gommone pieno di gente che rischia di affondare non può fare altro che salvare gli occupanti, e che girarsi dall’altra parte e lasciare le persone in balia del mare è disumanoa prescindere dal colore della pelle, dal tipo di passaporto, dalla razza o dalla religione o da qualsiasi altra cosa. In mare le persone si salvano. E non è lasciando morire affogate centinaia di persone che si può gestire il problema delle migrazioni».

Su Facebook con il post “Grande capitan Stella. Era l’unica cosa da fare!” hai espresso tutto il tuo apprezzamento per il gesto del capitano Tommaso Stella che sabato 6 luglio ha attraccato in porto a Lampedusa con 41 naufraghi. Chi è per te il capitano Stella?«Conosco bene Tommaso perché abbiamo lavorato e navigato insieme per cinque anni: è un ottimo marinaio e una persona perbene».

Ci sono capitani e capitani. E secondo quella legge antica e ascritta del mare il capitano Tommaso Stella così come la capitana Carola Rackete hanno fatto soltanto il loro dovere. Ma al tempo stesso hanno sfidato le leggi italiani. Cosa hai ammirato delle loro coraggiose gesta?«Entrambi hanno fatto il loro dovere e queste leggi sono inutili e pericolose perché minano la solidarietà marinara tra gli uomini, smontano un principio che per qualunque marinaio è sacro: prima si salva la gente in mare, poi a terra si trovano le soluzioni».

Uno dei motivi per cui le navi delle Ong chiedono di sbarcare in un porto sicuro è perché altrimenti la cosiddetta Guardia costiera libica riporterebbe i migranti negli stessi lager e prigioni da cui sono fuggiti. Secondo te questo tipo di operazione può definirsi di soccorso come invece dichiara il ministro dell’Interno Matteo Salvini?
«Mi sembra evidente che se la gente è disposta a morire pur di scappare dalla Libia, rimandarli lì è un atteggiamento criminale».

La soluzione non può di certo essere il blocco navale?
«Il blocco navale mi sembra un’operazione pericolosa e senza senso, dove alla fine le responsabilità ricadono sui comandanti della Marina che sono uomini di mare molto preparati e sono sicuramente più pronti a salvare le persone che a ricacciarle in mare. Per affrontare il problema delle migrazioni vanno messe in atto politiche europee, bisogna che l’Europa gestisca questo fenomeno in maniera intelligente e razionale, quindi cambiare Dublino, e il parlamento europeo ha una proposta molto positiva in questo senso. In più bisogna lavorare nei paesi di provenienza con supporto e informazione, mettere in atto una politica che permetta di fare arrivare le personeche ne hanno diritto in condizioni normali. Insomma gestire il problema, certo ci vorrebbero politici capaci».

Guideresti una nave o una barca a vela per andare nel Mediterraneo a soccorrere i migranti?
«Io sono un marinaio, se incontro persone che rischiano di affogare e ne sono in grado le salvo, poi ci penso».

Grazie, my captain.

FOTO/ Martina Orsini - Maserati

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