Franco Iseppi

«Il cambio di paradigma verrà dai territori»

14 Luglio Lug 2020 1230 14 luglio 2020

Coesione e solidarietà sono alla base di ogni ripartenza. Una ripartenza che, dopo la pandemia, può trovare nel turismo, che per sua natura è territoriale e non delocalizzabile, una leva economica, sociale e culturale di primaria importanza. Ne parliamo con il Presidente del Touring Club Italiano

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Coesione e solidarietà sono alla base di ogni ripartenza. Una ripartenza che, dopo la pandemia, può trovare nel turismo, che per sua natura è territoriale e non delocalizzabile, una leva economica, sociale e culturale di primaria importanza. Ne parliamo con il Presidente del Touring Club Italiano

C'è sempre maggior attenzione, nel nostro Paese, per i temi della comunità, dei territori e della valorizzazione, materiale e immateriale, dei beni comuni. Un'attenzione che, inevitabilmente, per tradursi in (buone) pratiche concrete deve passare dal patrimonio artistico, culturale, paesaggistico. L'obiettivo? Un cambio di rotta e di prospettiva.
Ne parliamo con il Presidente del Touring Club Italiano, Franco Iseppi, partendo dal progetto Cammini e Percorsi, il nuovo programma territoriale nazionale di TCI presentato oggi.

Franco Iseppi

La valorizzazione del patrimonio turistico italiano, dopo la fase acuta del Covid-19, è diventata una questione strategica. Non solo dal punto di vista culturale ed economico, ma da quello sociale...
La pandemia, dalla quale non siamo ancora usciti definitivamente. ci ha reso diversi, non necessariamente peggiori o migliori. Siamo diversi in senso generale e non solo per l’eredità drammatica che ci lascia, valutabile anche in termini statistici (dalla diminuzione paurosa del PIL all'' aumento molto preoccupante della disoccupazione), ma perché impone un cambio di paradigma nei comportamenti, nelle decisioni e nelle forme di partecipazione e di rappresentanza territoriali e sovranazionali. Va poi considerato il contesto di relazioni nelle quali ci muoviamo: non c’è bisogno del Covid-19 per dire che viviamo in un mondo globale, ma ora è impossibile dimenticarcene.

Il tema si presenta in un contesto non solo locale, ma globale che sta mutando profondamente...
Infatti c'è una novità di fondo in questo scenario: il ritorno di una Europa protagonista e non solo perché è green e vuole lavorare per le giovani generazioni (è la posizione della Von der Leyen), ma anche per quanto sta sostenendo la presidente del Consiglio dell’Unione Europea. Pensiamo a Angela Merkel, che ha più volte ribadito che ci troviamo nel cuore di una sfida globale, forse la sfida più rilevante della storia europea. Perché l’Europa sia più forte in futuro deve rafforzare la sua coesione e la sua solidarietà.

In questo scenario ci sono poi delle particolarità e delle specificità concrete dei territori da cui partire? Specificità di cui Touring Club è un osservatorio privilegiato...
Un dato fondamentale è la rilevanza (nei dibattiti e nelle decisioni) dei territori. Per quanto ci riguarda è una parola-chiave per almeno tre motivi. Primo motivo: il turismo è per sua natura territoriale e quindi non è delocalizzabile.

Secondo motivo: tra le questioni più rilevanti nella vicenda Covid-19 c'è il rapporto Stato-Regioni, che non è riconducibile solo al tema della sanità ma anche a quello del turismo, dove per molti, anche se non per tutti, si è pensato che la loro autonomia coincidesse con la loro indipendenza.

Il terzo motivo è che la definizione dei territori non può limitarsi a una delimitazione amministrativa, legata ai confini, ma, specialmente per l’Italia, va tenuto conto che essi sono l’espressione della identità plurale del nostro Paese (caratteristica peculiare dell’Italia) e che pertanto vanno individuati e definiti sulla base della consapevolezza delle ricchezze che essi possiedono e della immaginazione delle ricchezze che essi possono generare in futuro.

La distinzione tra ricchezza fisica, materiale, palpabile, misurabile e una ricchezza immateriale (quali il paesaggio, la cultura, la storia, la tradizione e, ancora, la stessa coesione di un territorio) è spesso difficilmente immaginabile. Ed è per questo che il Touring, nato territoriale, è dai territori, ascoltandoli, che ha ricevuto i suoi input operativi quotidiani ed è ai territori che vuole dedicare la sua funzione operativa. Testimonianza concreta di questo approccio è stata gran parte della nostra produzione editoriale (guide, carte, pubblicistica).

C'è poi un secondo elemento, che va ricondotto alla mission della nostra associazione: prendersi cura dell’Italia bene comune. Lo facciamo collocandoci in modo pragmatico fra Stato e mercato, come qualche giorno fa ha ben documentato in un editoriale del Corriere della Sera Carlo Verdelli, e cioè nel non-profit, in una prospettiva dove business e funzione sociale trovano un buon mix di compatibilità.

Oggi Touring Club Italiano ha lanciato un nuovo programma territoriale nazionale per la valorizzazione e certificazione dei cammini e dei percorsi in Italia, mettendo a frutto le competenze sviluppate in 22 anni di lavoro svolto con 3.000 Comuni attraverso l’iniziativa Bandiere Arancioni.... Ricordando che tra le principali motivazioni radicate nel turista dei cammini troviamo infatti interessi culturali (22%) e desiderio di praticare un turismo diverso da quello di massa (17%). Inoltre, nell’ambito di un turismo attivo, emerge la predilezione per le vacanze a piedi (quindi trekking, escursioni, cammini per il 67%), seguite dagli sport invernali (31%) e dai tour in bicicletta (24%).
La nostra proposta, ma anche la riflessione che vogliamo comunicare, non a caso si collocano dentro la prospettiva indicata, facendo leva su alcune specificità.

La prima specificità è che rispetto allo sviluppo di questa pratica di viaggio noi, ricchi di una lunga pratica di Bandiere arancioni possiamo svolgere un ruolo di certificatore, rivendicando una competence (valore troppo spesso misconosciuto nella pratica politica nostrana), provata da anni di impegno in questa direzione.

La seconda specificità è già sotto gli occhi di tutti ed è rappresentata dal grandissimo interesse dei media (ma anche dell’advertising) verso una delle pratiche di viaggio, i cammini, in assoluto tra le più ricche perché come sostengono alcuni scienziati di riguardo, permette un uso proprio ed in un certo senso estremo dei nostri cinque sensi: la vista, l’udito, il gusto, l’olfatto e il tatto. I cammini, poi, sono di fatto condizionati dai principi di responsabilità e compatibilità oltre che essere focalizzati sulla difesa dell’ambiente e su modalità di informazione digitali. Il tutto qualifica il Touring di oggi e di domani: creativo, tecnologico, verde, territoriale.

Il turismo come leva per maggiore consapevolezza e responsabilità rispetto a un valore comune...
Il turismo può contare su un valore aggiunto (più lento ma non per questo per pochi e non necessariamente frettoloso) se vengono valorizzati, anche attraverso i cammini, i borghi unitamente alle mete alternative di cui l’Italia è ricca e che denuncia un interesse superiore ad ogni aspettativa.

Basti pensare al successo del nostro #PassioneItalia. In altre parole si deve tenere conto che è molto forte il senso di appartenenza dei viaggiatori, specie quando, indipendentemente dalle autostrade, dalle ferrovie, dalle rotte aeree possono contare su percorsi a misura d’uomo includendo, in questo caso, anche l’uso della bicicletta che per noi, nati da una associazione di cinquantacinque velocipedisti che hanno abbandonato l’idea di gareggiare con la bicicletta, non rappresenta solo un mezzo di grandissimo successo per la mobilità urbana ma, indirettamente, esplicita, i valori individuali o di piccoli gruppi nell’impossessarsi, attraverso i territori, della nostra storia e della nostra memoria.

Per avere futuro dobbiamo avere memoria. Ma la memoria, per vivere, ha bisogno di futuro.

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