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Il Cairo

Yasmin: la mia vita da italiana in Egitto a fianco dei profughi siriani

2 Settembre Set 2016 1620 02 settembre 2016
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Ha 36 anni, è italo-egiziana, nata e cresciuta a Roma, vive al Cairo da 19 anni, e da tre anni è impegnata in prima fila con i migranti con l’iniziativa S.o.s. Syria

Si districa giornalmente tra l'agenzia di viaggi Vacanze Egiziane che gestisce insieme al marito, il commercio equosolidale a sostegno dell'artigianato femminile e i contadini egiziani, e la gestione della famiglia e dei suoi due figli. Ma in tutto questo tempo non si dimentica di chi, meno fortunato, ha bisogno di aiuto, collegandosi appena può al suo computer e gestendo la pagina facebook da cui attiva di volta in volta catene di solidarietà per i rifugiati siriani che si trovano al Cairo.

Yasmin Isam, 36 anni, italo-egiziana (madre italiana e padre egiziano), nata e cresciuta a Roma, al Cairo da 19 anni, da tre anni è infatti impegnata in prima fila per aiutare i rifugiati siriani presenti al Cairo.

Secondo le stime ufficiali, sono 114 mila 911 i rifugiati siriani ufficialmente registrati in Egitto (dati al 31 luglio 2016, Unhcr), di cui il 50,8% maschi e il 49,2% donne; la fascia d'età maggiormente presente va dai 18 ai 59 anni per entrambi i sessi. La società civile egiziana, tramite piccole associazioni, cerca di dare loro una mano, viste le condizioni di vita spesso precarie in cui vivono, ma si tratta di aiuti perlopiù sporadici, non continuativi.

Da qui l'idea di Yasmin di poter fare di più, cercando invece di fare qualcosa di continuativo per loro, tramite un'iniziativa partita dal basso e denominata S.o.s. Syria: «Sos Syria ha cominciato a portare aiuti alle famiglie siriane al Cairo a Marzo 2013 – racconta la donna -. L'idea è nata in collaborazione con altre donne italiane che attualmente non si trovano più in Egitto. Erano i giorni dei tumulti politici egiziani e la situazione siriana era già tragica ed è stato chiaro sin da subito che sarebbe andata peggiorando».

È un dovere per me come persona rendermi utile verso coloro che in qualche maniera ho la possibilità di aiutare

Da sempre attenta ai bisogni del prossimo – tramite la sua agenzia organizzava viaggi responsabili nell'alto Egitto e nelle oasi; una volta decaduto il turismo, dal marzo scorso ha aperto con due amiche Lotus equosolidale, una piccola società di commercio equosolidale che cerca di portare i prodotti realizzati da artigiani e contadini nelle case dei turisti -, l'aiuto verso la popolazione siriana nasce dal suo volersi rendere utile: «È un dovere per me come persona rendermi utile verso coloro che in qualche maniera ho la possibilità di aiutare. Credo che in quanto esseri umani, bisogna dare una mano al prossimo quando si può: un giorno potremo essere noi ad averne bisogno».

I rifugiati siriani erano molto mal visti nel periodo della rivoluzione e durante la presa di potere da parte di Al Sissi, mentre ora, a parte qualche piccola associazione, sono perlopiù ignorati. Le famiglie che Isam aiuta si trovano nel quartiere soprannominato "Piccola Siria", a circa 50 km dalla Piana di Giza e a 20 km dal quartiere moderno “6 ottobre”. Un quartiere isolato, circondato dal deserto, dove i mezzi di trasporto sono minimi e tranne dei piccoli chioschetti alimentari e qualche farmacia non si trova nulla.

L'Unhcr dà loro degli aiuti, ma non sono sufficienti, come spiega Isam: «Gran parte delle famiglie riceve mensilmente un assegno alimentare di circa 18 euro spendibile per l'acquisto di soli beni alimentari, da cui sono esclusi i prodotti di macelleria e per l' igiene, presso alcuni rivenditori. Alcune famiglie, dove si trovano situazioni come persone con disabilità gravi o malati gravissimi, ricevono 50 euro circa, cifra che viene usata per il pagamento degli affitti. La maggioranza riceve solo il bonus alimentare che ovviamente non basta a sfamare famiglie intere. Le donne cercano di arrangiarsi facendo piccoli lavori di cucito o cucina, mentre gli uomini cercano lavori occasionali. Gli anziani che ricevono solo il bonus alimentare, e sono la maggioranza, vengono aiutati dalle moschee».

Attualmente sono 25 le famiglie dimenticate a cui Sos Syria porta il suo aiuto: «In questi anni il numero delle famiglie che abbiamo sostenuto è oscillato dalle 18 alle 50 in base al bisogno del momento – continua Isam -. Tra le varie situazioni diamo la priorità ai nuclei famigliari composti da donne sole con i loro piccoli, i cui mariti sono deceduti, dispersi o sotto gli arresti in Siria; poi alle famiglie con uomini invalidi del conflitto, gravemente malati, anziani o con bambini con disabilità».

Sos Syria cerca di portare ogni mese dei pacchi alimentari per alleviare un po' la situazione di queste famiglie, oltre a ventilatori e stufette in base alla stagione, coperte, abiti usati e nuovi, pannolini, giocattoli, materiale scolastico, materassi, tappeti: «Dovete tenere conto che le case di queste persone sono arredate con il minimo indispensabile. Molti di loro non avevano nemmeno i materassi e dormivano sui cuscini dei divani. Altri non avevano neanche un piano cottura dove poter cucinare. I nostri aiuti hanno migliorato le condizioni di vita di molte famiglie e questo ci rende felici e grati verso tutti coloro che da tre anni a questa parte hanno continuato a sostenerci».

Le donazioni arrivano sia sotto forma monetarie, tramite versamento su un'apposita postepay dedicata, sia attraverso abiti o altri materiali utili, da parte di cittadini sia italiani che egiziani, ma in maggioranza dai primi. Ma Sos Syria è un canale di sostegno che va al di là degli aiuti materiali. «Sono in contatto con queste famiglie tramite telefono e spesso le visite avvengono anche al di fuori delle consegne. Ci sono ad esempio cittadini egiziani che proprio grazie all'iniziativa hanno conosciuto la situazione dei siriani nel loro paese e si recano in maniera del tutto indipendente a trovarli e portare loro ciò di cui hanno bisogno».

Non mancano nemmeno le storie a lieto fine in cui Isam si è imbattuta in questi anni, come quella di Hanady, mamma di quattro figli, il cui marito è disperso in Siria, affetta da un tumore al cervello rivelatosi poi benigno. «L'anno scorso abbiamo attivato una catena di solidarietà per aiutarla. Grazie a diverse donazioni e alla disponibilità di alcuni chirurgi egiziani che l'hanno operata ricevendo un compenso minimo, siamo riusciti a guarirla completamente. L'operazione ed il soggiorno ospedaliero in quell'occasione sono stati pagati quasi esclusivamente da due generose famiglie egiziane. Oltre all'operazione riuscimmo a pagare le visite seguenti, le analisi, i medicinali, l'affitto della casa e tutte le spese post operatorie grazie alla generosità di diversi cittadini italiani».

Un'altra storia a lieto fine è quella del piccolo Mahmoud, di 9 anni, imprigionato nel carcere di Alessandria d'Egitto perché aveva provato ad imbarcarsi clandestinamente con degli amici di famiglia verso l'Italia: «Anche in quell'occasione, tramite amici nel settore giudiziario, riuscimmo ad aiutare il piccolo che ora si trova in Svezia insieme alla famiglia». Una storia che riflette anche il sentito comune dei siriani, ossia il desiderio di non fermarsi in Egitto, come conferma anche Isam, «In moltissimi se ne sono andati con mezzi di fortuna e miracolosamente sono giunti sulle coste europee vivi con i loro piccoli. La situazione economica egiziana non favorisce la loro integrazione: la disoccupazione è già molto alta per gli egiziani stessi e quindi è difficile per loro pensare ad un futuro qui».

Tutti loro sognano di rivedere il proprio Paese, di ritornare alla loro vita, alla loro normalità. Tutti avevano un impiego, una casa, un vissuto, una quotidianità che sanno non riavranno più

E conclude: «Tutti loro sognano di rivedere il proprio Paese, di ritornare alla loro vita, alla loro normalità. Tutti avevano un impiego, una casa, un vissuto, una quotidianità che sanno non riavranno più. Quando raccontano di come la loro abitazione è crollata in un secondo a causa di un bombardamento, o di quanto amavano il loro lavoro, o di quanto era ben arredata la loro casa, si capisce l'immensità della loro tragedia. Deve essere terribile trovarsi da un giorno all'altro lontani da casa, sapendo che tutto quello che si aveva costruito è andato perduto. Il nostro sostegno, con Sos Syria è soprattutto umano. Ci teniamo che i nostri aiuti non siano solo materiali, ma che dicano ai nostri fratelli e sorelle siriani "Noi siamo qui, sappiamo cosa vi è capitato, e non vi lasceremo soli". Attualmente Sos Syria sta cercando di raccogliere nuove donazioni per acquistare alimenti, pannolini e materiale scolastico. “Oltre il suddetto abbiamo bisogno di due reti con materassi per una mamma che dorme per terra da mesi e mesi con i suoi piccoli ed il marito completamente invalido, e due materassi per un'altra famiglia. Inoltre il 10 Settembre sarà la Festa del Sacrificio, molto importante per i musulmani, che si festeggia con il consumo di carne. Come ogni anno, vorremmo poter donare alle nostre famiglie il necessario per festeggiare quest'importante ricorrenza.