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Il tour

Le periferie non sono solo luoghi da ricucire

2 Marzo Mar 2017 1356 02 marzo 2017
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“Super, il festival delle periferie”, nasce per dare una forma narrativa a tutto ciò che esiste ai "margini"di Milano. Pensato e realizzato dall’associazione “TumbTumb”, l'iniziativa è divisa in 3 fasi: una di conoscenza dei luoghi, attraverso i tour dei territori; una di progetti; ed una grande festa finale. «La domanda da cui siamo partiti è stata: conosciamo davvero le periferie?», racconta a Vita.it Federica Verona, presidente dell’associazione

Quanto conosciamo le periferie? E quanto invece semplicemente le stereotipiamo come luoghi difficili e di disagio? Nel 2014 un gruppo di amici è partito da queste domande e si è inventato Super, il festival delle periferie a Milano. «Super ha un significato preciso», racconta Federica Verona, tra le ideatrice del progetto. «Vuol dire “lavorare sopra” e “lavorare per”». L'iniziativa è partita a dicembre del 2015 e si concluderà solo nel 2018: «il nostro sarà un festival lento ed itinerante. Abbiamo voluto darci un tempo di approfondimento e di conoscenza dei luoghi che avevamo deciso di affrontare».

Insieme a Federica Verona anche Chiara Lainati; Francesco Grandi; Filippo Romano; Gianmaria Sforza; Mirko Spino e Nicla Dattomo. «Siamo un gruppo interdisciplinare di persone», racconta Federica, «architetti, antropologi, fotografici, danzatrici…».

Un gruppo compatto ed appassionato che per portare avanti il festival decide di costituirsi, all’inizio del dicembre 2016, come associazione, “TumbTumb” ,di cui Federica è presidente. «Noi guardiamo alle periferie con altri occhi», dice Federica. «Sono i cuori pulsanti e di scorta delle città. Hanno grandi potenziali che troppo spesso vengono svalutati. Mentre in troppi le additano, in realtà le periferie sono quei luoghi dove la vita costa meno; dove le comunità si auto-organizzano e promuovono attività sociali, culturali e sportive dal basso». «Al gruppo fondatore del progetto», spiega Federica, «si sono aggiunti altri 13 collaboratori». Eh sì, perché il progetto è grande ed ambizioso.

La prima fase
Scoprire tutta la periferia Milanese. «In senso antiorario», dice Federica. «Siamo partiti da Chiaravalle e vogliamo arrivare alla Barona. Ci muoviamo due volte al mese, di solito il sabato, ed andiamo ad incontrare le realtà e le associazioni che abitano il territorio».
Il tour è la bussola dell'associazione. Così si conoscono i luoghi e le persone. Si fanno foto, video; si scrivono storie e dopo ogni resoconto si posta un resoconto sui canali e social. Tutti i tour verranno infine raccontati in un libro autoprodotto alla fine del festival. Per quando sarà finita la prima fase, saranno oltre 100 le realtà incontrate.

La seconda fase…
«I progetti elaborati sono l’anima del festival», spiega Federica. «Sono nati dal dialogo del nostro gruppo di lavoro con i diversi territori incontrati nei Tour, con gli abitanti, i soggetti, e i progetti già attivi nelle periferie nella loro quotidianità».

I progetti elaborati, che a breve partiranno, sono dieci: come “super 9091”. «La linea di trasporti che, come un compasso, traccia una linea e compie un giro definendo due territori diversi e segnando, in maniera simbolica, quel confine tra centro e periferia. La 9091 gira sempre, rimane in pausa solo 3 ore durante la notte. Per questo accoglie al suo interno mondi e storie diversi, diventando uno strumento naturale di narrazione potente. Dagli operai che all’alba la prendono per raggiungere i furgoni che li portano fuori Milano a lavorare, alle studentesse in divisa che la prendono per andare all’istituto privato, fino ai venditori di rose che salgono tutti allo stesso orario, vicino all’ora dell’aperitivo, dopo aver preso le rose all’Orto Mercato, da distribuire ai frequentatori dei bar. Fino a chi la usa per dormirci d’inverno perché un letto non ce l’ha L’idea è di far raccontare questi mondi a 7 artisti che conoscono bene Milano (nel campo del videomaking, fotografia, sound art, visual art, painting, illustrazione, body art) con il coinvolgimento diretto dei passeggeri che dovranno essere parte attiva del progetto. Ogni artista avrà 5-6 mesi di tempo per esplorare e realizzare il suo racconto. Ogni racconto verrà diffuso durante la festa finale del festival nell’ambito di una mostra itinerante che verrà allestita su un mezzo da un altro artista. Diventerà un luogo dove ogni passeggero potrà salire e riguardarsi da spettatore attraverso i progetti artistici prodotti e dove ogni cittadino potrà riconoscere le sue paure e le sue storie ridefinirle. Alle fermate della 90-91 verrà posta una voce/didascalia che interpreti ogni opera e spieghi la mostra in tutte le lingue», si legge nella descrizione del progetto.

O ancora il progetto “Cortili letterari“: «La manifestazione dedicata agli autori italiani under 35 pubblicati da case editrici indipendenti. Il festival è nato a Fano (PU) ma Cortili Letterari è un format trasversale e facilmente replicabile che punta a estendersi in diverse province italiane, adattandosi nei vari contesti. Gli incontri avvengono nei cortili privati grazie ai proprietari che aprono le porte di casa loro. Gli obiettivi sono: diffondere i nomi degli autori italiani emergenti e le case editrici che li pubblicano, riattivare il circuito libraio indipendente e aprire luoghi privati al pubblico. L’idea è quella di far dialogare questo format con i cortili delle periferie di Milano, dove nascono esperienze, storie, racconti e espressioni socio-culturali che spesso passano sottotraccia rispetto alle narrazioni mainstream. Per fare questo si coinvolgeranno gli abitanti, giovani e meno giovani, e si inviteranno ad aprire i loro cortili, scegliendo insieme libri e storie di giovani autori. Fondamentale sarà la collaborazione con le biblioteche e le associazioni locali che conoscono il territorio e chi ci abita. L’idea è quella di promuovere una contaminazione tra luoghi deputati alla cultura e tutto quello che qui viene veicolato, spesso circoscritti e poco capaci di proiettarsi all’esterno, con luoghi della vita quotidiana per far nascere nuovi modi di scambiare e fare cultura, pensata insieme a chi ne beneficia. Questo in un contesto dove spesso i servizi culturali sono scarsi o elitari e le “piazze” deputate agli incontri muoiono a favore di quelle più commerciali. I cortili in questo senso diventano per un giorno luoghi pubblici dove lo scambio può avvenire secondo i codici della vita sociale, libera da “costrizioni” che spesso i luoghi istituzionali portano con sé».

Ed ecco la terza...
A conclusione dei progetti Super organizzerà un’azione finale dove i dialoghi instaurati con i territori verranno rappresentati in una vera e propria festa a tutto il territori.
«La festa di Super sarà il culmine del lavoro attivato con i tour, con i progetti e con tutte le iniziative promosse dal festival in questi 3 anni di lavoro e analisi», dice Federica. Saranno coinvolti i pubblici di diversi quartieri.

«Vogliamo realizzare», continua Federica, «un momento di attivazione e di discussione sulle risorse delle periferie, sia in termini di luoghi che di realtà associative, imprenditoriali e istituzionali locali. Sarà l’occasione per restituire i principali risultati di Super, un progetto che ha voluto porsi come metodo di lavoro l’ascolto e la stretta interazione con i singoli territori e con chi li attiva».

«La immaginiamo come il tempo finale del nostro festival lento. Un momento per mettere in scena i progetti ormai conclusi, e per confrontarci con realtà italiane e straniere. Sarà anche l'occasione per provare a liberare lo spazio del festival dall'angusta corona dell'evento, che arriva e subito sparisce, dagli spazi e dalla memoria di quasi tutti. Dove la parola periferia verrà decostruita e ricostruita, dove si apriranno tutte le scatole di significati possibili, si confronteranno mondi diversi, si tireranno delle fila a partire da chi la periferia la vive davvero. A Milano, in Italia, Londra, Parigi e persino New York».

Le periferie non sono solo luoghi da ricucire

Testi di Anna Spena

Foto di Chiara Lainati, Diletta Sereni, Filippo Romano