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Cooperative

La Ri-scossa del Centro Italia parte dalle comunità

21 Aprile Apr 2017 1207 21 aprile 2017
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Ci sono scosse che distruggono e scosse che invece ricostruiscono. In Centro Italia dopo il sisma cinque ragazzi hanno deciso di risvegliare e rilanciare il territorio e hanno fondato Ri-scossa, la prima cooperativa di comunità tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo

Ci sono scosse che distruggono e scosse che invece ricostruiscono. In Centro Italia le scosse hanno distrutto e molto. Ce n'è una invece, generata da cinque ragazzi under 30, che sembra abbia deciso di risvegliare e rilanciare il territorio. Si chiama Ri-scossa, ed è la prima cooperativa di comunità tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Uno sforzo promosso da Confcooperative Lazio Nord assieme ai Comuni di Micigliano e Cittareale.

Siamo sugli appennini, tra i paesi abbarbicati in quel quadrato formato da Norcia, Teramo, L'Aquila e Terni. Un'area in cui sorgono tra le altre alcune località diventate tristemente celebri i questi anni come Amatrice, Accumuli e Onna. Si tratta di una delle regioni più colpite da fenomeni tellurici del Paese.

«Niente promesse, nessun proclama, solo 5 giovani guidati dall’esperienza dei tecnici della Confcooperative che hanno deciso di ripartire da se stessi e dalle risorse messe a disposizione dalla loro terra», così definisce telegraficamente il progetto Bruna Rossetti, presidente di Confcooperative Lazio Nord.

Bruna Rossetti

Ma perché proprio una cooperativa di comunità? Rossetti lo spiega così: «La forma cooperativa ci permette di unire professionalità diverse con un obbiettivo comune. Abbiamo scelto la forma di comunità perché siamo in un territorio fatto di piccoli centri a bassa densità abitativa. Non potendo limitarci ad un’unica attività, che sarebbe stata limitatnte e poco utile, abbiamo dovuto immaginare uno strumento polivalente che riuscisse a coinvolgere non solo chi qui vive ma anche chi semplicemente frequenta questi paesi».

L’idea è semplice: partendo dalle macerie del terremoto puntare al rilancio del territorio e della sua identità per permettere alle persone di restare. Per evitare lo spopolamento.

Il progetto prende solidità grazie alla concessione da parte dei comuni di alcuni servizi pubblici come la manutenzione del verde, dei cimiteri, delle luci dei lampioni. Poi si sviluppa su due filoni: da una parte l’agricoltura, dall’altra il turismo. «Il tema agricolo va dall’allevamento, quindi con la commercializzazione di carni, latte e uova alla produzione di prodotti tipici come tartufi, funghi e castagne», sottolinea Rossetti.

Proprio grazie alla produzione, attraverso la creazione di un marchio del territorio, il progetto pianifica di rilanciare il filone turistico. Come? «I nostri prodotti vanno portati fuori perché in questo momento nessuno verrebbe qui a comprarli. Dopo il sisma il turismo si è naturalmente azzerato. Hanno giocato un ruolo importante la paura e l'idea che non ci sia più nulla da vedere. Useremo il commercio delle nostre eccellenze per rendere riconoscibile il territorio e rianimare il settore turistico, raccontando come qui ci sia ancora molto da visitare».

Oltre a Confcooperative a sostenere i 5 giovani under 30 protagonisti di questa avventura sono in tanti. In primo luogo , Maurizio Gardini che con la cooperativa Conserve Italia, la più grande coop per la trasformazione di conserve in Italia, che presiede ha contribuito con un investimento di 10mila euro. Al suo fianco il Comune Rocchetta Tanaro ha lanciato una raccolta fondi da destinare interamente a Ri-Scossa (il cui risultato non è ancora noto) e il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili che ha promesso di partecipare sia in termini economici che concedendo in gestione una struttura ricettiva della diocesi. «Stiamo andando ad incontrarlo per scoprire di cosa si tratta. Sappiamo a grandi linee l'idea ma non sappiamo di che importi e di che struttura si stia parlando», sottolinea Rossetti.

La presentazione di Ri-scossa



Ma chi sono i 5 moschettieri del Centro Italia? Il presidente della coop è Antonio Masci, romano di 23 trasferitosi da due anni a Cittareale per fare l'agricoltore.

«Sono venuto qui perché avevo dei terreni di famiglia. Mio nonno aveva un apiccola attività. Ora l'ho presa in mano io e sto cercando di ampliarmi. Allevo bovini e faccio il coltivatore diretto. Il terremoto mi ha danneggiato la stalla, che è inagibile. La casa invece fortunatamente si è salvata». Masci ha deciso di fondare la cooperativa insieme a Edoardo Di Palma (che è anche il vice presidente) Chiara e Gabriella Salvati e Federico Marconi.

Proprio Edoardo di Palma avrà in capo la parte ricettiva del progetto. Si perché una volta richiamati i visitatori bisogna avere qualcosa da offrire. «Avremo in gestione un mulino ristrutturato del comune Micigliano e il percorso di Vespasiano di Cittareale», sottolinea Masci, «Per questo tutti i soldi che riusciremo a raccogliere verranno usati per l’acquisto di alcuni pulmini, lo studio del marchio territoriale, la costruzione di un sito e la creazione di un corso di formazione per narratori di comunità con l’Università di Viterbo».

Antonio Masci

Si inizia con 5 ragazzi. Ma l’obbiettivo è ambizioso: «Vogliamo creare opportunità lavorative», conclude Masci, «È questo l’unico vero freno allo spopolamento. Il veicolo per la rinascita delle nostre comunità».


La Ri-scossa del Centro Italia parte dalle comunità

Testi a cura di Lorenzo Maria Alvaro
Foto gentilmente concesse da Ri-scossa