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Disabilità

Siamo non vedenti ma sul lavoro vediamo molto lontano

13 Marzo Mar 2018 0927 13 marzo 2018
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Le storie di Federico, Gabriella, Michele, Consuelo e Carlo raccontano di un mondo, quello delle persone non vedenti, dove a non vedere è spesso un altro mondo: quello dei normodotati, incapaci di collocare da un punto di vista lavorativo le persone non vedenti al di fuori di impieghi storici come quello di centralinista. A raccontare queste storie è una giovane freelance, Alessia Bottone, che ne ha fatto un documentario

ROMA – Lui si chiama Federico Borgna, lei si chiama Gabriella Ferri. Lui è Sindaco della città di Cuneo, lei è responsabile del recupero crediti in una filiale Unicredit di Milano. Lui si muove da solo con un bastone, lei preferisce farsi accompagnare dal fidanzato. In comune hanno la cecità.

Alessia Bottone

Forma tra le più gravi di disabilità, la cecità porta con sé una serie infinita di pregiudizi sulla persona che la vive, quali mancanza di autonomia, ridotta intelligenza, capacità lavorativa limitata. Eppure ad ascoltare le storie di Federico e Gabriella si scopre che a non vedere è molto spesso il mondo dei normodotati, incapace di collocarli soprattutto da un punto di vista lavorativo al di fuori di impieghi storici come quello del centralinista. “Al cieco non si mostra la strada”, recita un proverbio toscano: le loro storie dimostrano che una persona non vedente va dove vuole andare se c’è la volontà, come ogni altro essere umano.

A raccontare tutto questo è una giovane cronista freelance del veronese, Alessia Bottone, che a fine maggio presenterà un documentario che raccoglie le storie di Federico e Gabriella, ma anche quelle di Michele, Consuelo e Carlo. Obiettivo: offrire al pubblico e alla stampa uno spaccato di normalità che supera il pregiudizio diffuso secondo cui una persona non vedente non sia abile a lavorare se non nel ruolo storico di centralista. A prescindere da titoli, sogni e ambizioni personali.

Federico Borgna è Sindaco della città di Cuneo dal 2012. È al suo secondo mandato, rieletto con un progetto politico civico che ha coinvolto i cittadini. Nato con la vista, diventa ipovedente a 13 anni. Ai genitori viene detto di indirizzarlo, negli studi e nelle ambizioni, “ad un impiego adatto ad una persona non vedente”. Neanche a pensarlo: Federico sceglie il Liceo e poi la facoltà di Giurisprudenza. Confessa ad Alessia Bottone nel suo documentario di come fosse preoccupato al tempo del percorso universitario scelto, ma anche di come fosse sollevato dal fatto che avrebbe potuto continuare a giocare a pallone. Federico Borgna fa il suo percorso, diventa cieco totale a 30 anni, si impegna in quella che è la sua passione: la Politica. Dapprima militante, poi consigliere, infine Sindaco al secondo mandato. Ironica, geniale, dissacrante oltre ogni pregiudizio e piena di energia la sua campagna elettorale: “Cuneo guarda avanti”, lo slogan che ha incuriosito i suoi concittadini al punto che lo eleggono. Federico gira con il suo bastone bianco, ha una compagna ed è totalmente autonomo nel suo ruolo di Sindaco.


Il sindaco di Cuneo Federico Borgna insieme a Alessia Bottone

«Quando l’ho visto per la prima volta – racconta l’autrice del documentario – era impegnato in una riunione. Sono rimasta ad assistere. Si presentavano dei potenziali progetti il nuovo logo della città e mi sono chiesta come avrebbe potuto vederlo. I suoi collaboratori lo presentarono in 3D, una moderna tipologia di presentazione di progetti che spiega forme e colori anche a chi non vede. Fu una grande sorpresa. Mi disse che in Comune avevano capito che le cose si potevano presentare anche in modo accessibile alle persone non vedenti».

Rispettato da consiglieri, Giunta e dipendenti, Federico Borgna ha anche la stima dei suoi concittadini. Tutti hanno superato l’idea iniziale che qualcun altro al suo posto avrebbe fatto il “vero Sindaco”. «Non sarà lui a decidere», era la frase che echeggiava nei corridoi. Oggi nessuno lo direbbe più.

Gabriella Ferri, classe 1967, vive a Milano. Viaggia molto, frequenta spesso concerti, si fa sempre accompagnare dal compagno Adriano. Non vuole né il bastone, né il cane. È caduta durante una passeggiata in solitaria e non vuole più saperne. Lavora in una filiale Unicredit dove è entrata come centralista e oggi recupera crediti usando il computer e tecnologie sofisticate che le ha fornito l’azienda. Nata ipovedente, diventa non vedente totale “per scherzo” a 16 anni. Con una biscia di plastica, le mettono paura e cade. La caduta e la botta in testa le provocano la perdita del residuo visivo. Esperta di computer e iperattiva, Gabriella Ferri ha fatto le sue scelte. A volte anche bizzarre.


Gabriella Ferri insieme a Alessia Bottone

«Ha riso molto – racconta l’autrice del documentario – quando mia ha raccontato del suo compagno. Lei non vede e si è innamorata di un pittore. Le sembrava un paradosso che al suo fianco ci fosse una persona capace di spiegarle a parole cosa sono le forme e i colori». Lo seguirà nella sua passione dopo la pensione, che arriverà tra pochi mesi. Mostre ed eventi diventeranno la sua nuova ossessione, come lo è stata nel corso della sua lunga vita lavorativa quella delle cartelle digitali nominative di tanti morosi e della delicata attività di recall che richiede il recupero crediti.

Andare oltre lo stereotipo è anche la storia che raccontano Michele, Consuelo e Carlo. Cultura inclusiva e nuove tecnologie hanno fatto molto. A svelare la loro normalità lavorativa oltre il pregiudizio manca veramente poco. Alessia Bottone presenterà infatti il suo documentario, patrocinato dal Comune di Verona, dalla Provincia di Verona, dal Consiglio Regionale del Veneto, dalla Regione Veneto, dall'Ordine dei Giornalisti del Veneto e dal Centro Servizi per il Volontariato (Csv) di Verona il prossimo 23 maggio. Proprio a Verona. E poi ancora il 5 giugno prossimo a Venezia a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale.

Tra i ringraziamenti, ci tiene a citare Roberta Mancini. «Referente dell’Unione italiana ciechi di Verona, mi ha suggerito lei lo spunto del pregiudizio lavorativo. Ho fatto bene a fidarmi della strada che lei ha mostrato a me».