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Salute

Io, dottoressa in missione umanitaria: c'è un altro modo di essere medico?

3 Luglio Lug 2018 1614 03 luglio 2018
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Silvia Braccini è una cardio-anestesista appena rientrata dalla prima missione operatoria organizzata da Mission Bambini in Zimbabwe. Hanno letteralmente salvato la vita a sette bambini con gravi patologie cardiache. Un progetto che dal 2006 ha permesso di operare 1.861 bambini e di formare 312 medici locali. Lei ha alle spalle una ventina di missioni, a cominciare da quella fatta in viaggio di nozze...

Hanno operato otto bambini, salvando la vita a sette. Bambini di un anno e mezzo, al massimo cinque anni: che da qui a un anno senza quell’intervento semplicemente non ci sarebbero stati più. «Il criterio di valutazione, durante lo screening, è questo: quelli che non possono aspettare. Ad Harare abbiamo screenato 50 bambini e ne abbiamo operati otto, in generale uno degli obiettivi è accorciare i temi tra una missione e l’altra, andare ogni sei o dieci mesi anziché una volta all’anno». Per un piccolo purtroppo non c'è stato nulla da fare, nemmeno l'intervento è bastato.

Silvia Braccini (nella foto sotto, al centro) è una cardio-anestesista dell'Hesperia Hospital di Modena e fa parte dell’associazione HesperiaBimbi Onlus. È rientrata domenica 24 giugno dalla prima missione operatoria organizzata da Mission Bambini in Zimbabwe, resa possibile grazie al crowdfunding #GiveTheBeat. I medici volontari hanno operato al Parirenyatwa Hospital della capitale, Harare, «l’unico centro di tutto lo Zimbabwe in cui si fa chirurgia complessa. Mi colpisce sempre l’importanza che vedo dare alla vita: queste madri sono “fiori d’acciaio”, che considerano la vita dei loro figli preziosa nonostante le energie incredibili che spesso questi bambini richiedono, in situazioni complesse e di non facile gestione».

Andare nei Paesi più poveri per salvare vite umane fa parte da sempre della storia professionale della dottoressa Braccini: nata a Parma, cresciuta in giro per l’Europa, modenese dai tempi dell’Università, è medico dal 2005 e specialista in anestesia e rianimazione del otto anni. Di missioni umanitarie in questi tredici anni ne ha fatte una ventina, inclusa una durante il viaggio di nozze. La maggior parte sono state con Mission Bambini, che dal 2006 a fine 2017 con il progetto “Cuore di bimbi” ha operato 1.861 bambini e ne ha visitati 14.935, oltre a formare 312 medici locali. «Di tutte le missioni, quest’ultima è quella che più mi ha colpito», ammette Braccini: «ho trovato giovani medici anestesisti e un primario locale fortemente responsabilizzati a fare questo mestiere, ci sono stati specializzandi che non sono mai andati a casa a riposare. Persone che hanno a disposizione risorse limitate ma con volontà e metodo, pronte a seguirci in tutto. Li sento ancora tutti i giorni, da quando sono tornata. Mi chiedono pareri, articoli… non mi era mai capitato».
L’incontro con Mission Bambini è avvenuto tramite un collega, Marco Meli, amico del dottor Stefano Marianeschi: «è lui che a cominciare dagli anni 80 ha formato tutti gli anestesisti che fanno missioni umanitarie per i bambini malati di cuore. Ci ha trasmesso la passione e un metodo di lavoro».

La formazione del personale medico locale è un tassello cardine del progetto “Cuore di bimbi”: «l’obiettivo è rendere autonomo il personale in tutto, dalla sala operatoria alla terapia intensiva al reparto. Trasmettiamo un metodo di lavoro e attraverso la cardiochirurgia passiamo concetti base che migliorano anche il resto della chirurgia», spiega la dottoressa Braccini. Non è un caso che ad ogni missione prendano parte sempre due professionisti per ogni area: due anestesisti, due intensivisti («in Europa non sono la stessa cosa»), un cardiologo pediatrico, un perfusionista, uno o due cardiochirurghi, almeno due infermieri di area critica… «per le notti, certo, ma anche perché mentre uno fa, l’altro insegna».

La missione in Zimbabwe ha avuto a questo proposito una bellissima presenza: «il secondo anestesista era una ragazza dell’Uganda che grazie a Mission Bambini e a Hesperia Bimbi Onlus ha fatto un master in Bicocca, si è formata da noi a Modena e ora è tornata a lavorare nel suo Paese. In Zimbabwe ha partecipato alla missione insieme a me, come volontaria, per insegnare: una grandissima soddisfazione».
In questo momento Mission Bambini ha in corso una nuova missione di "Cuore di Bimbi" in Birmania, allo Yankin Children Hospital: obiettivo, salvare la vita a 5 bambini con gravi malformazioni al cuore. Insieme ai medici volontari sono partiti anche Alessandra Brera e Daniele Parente, due volontari di Fondazione Mediolanum che nei mesi scorsi hanno partecipato come personal fundraiser alla campagna di raccolta fondi #GiveTheBeat.

Queste madri sono “fiori d’acciaio”, che considerano la vita dei loro figli preziosa nonostante le energie incredibili che spesso questi bambini richiedono

Silvia Braccini

Anche la dottoressa Braccini è pronta per ripartire: «Zambia o Cambogia, vediamo… siamo una rete di professionisti, la chiamata può arrivare anche all’ultimo, giusto il tempo di fare il visto. Ma la valigia per queste missioni è sempre pronta, qui ti ricordi perché hai scelto di fare il medico. È il mio ideale, fare qualcosa per chi non ha accesso alle cure primarie, riscoprire che la salute non è qualcosa di scontato, credere che la differenza la fanno soprattutto le persone».

Le foto sono di Simone Durante per Mission Bambini, scattate durante una recente missione in Zambia