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Progetto Arca

Il bar delle coperte

14 Febbraio Feb 2019 1452 14 febbraio 2019
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A Milano, in zona Città Studi, Bar Oasi è diventato un punto di raccolta di indumenti per i senza dimora. L’incontro casuale tra le titolari e la Fondazione ha coinvolto i clienti e non è l’unica iniziativa promossa dalle sorelle Manuela e Valeria

«Più che un bar questa è una famiglia» a dirlo Valeria Pili, con la sorella Manuela titolare del bar a conduzione familiare in zona Città Studi a Milano. Posto in una via non di passaggio ha una clientela affezionata che abita o lavora nel quartiere e che negli ultimi mesi ha risposto in modo sorprendentemente positivo alla proposta lanciata a fine autunno dalle due bariste: aiutare i senza dimora assistiti da Progetto Arca in occasione del Piano Freddo.

Ma come è nata l’idea di raccogliere coperte e abiti pesanti per gli homeless? «La genesi di questa iniziativa parte da lontano. Dal Natale del 2017. In quell’occasione mi sono detta che avrei voluto fare qualcosa di diverso per dare un senso vero a questa festa», ricorda Valeria tra un cliente e l’altro.

Valeria al lavoro nel bar Oasi

È così maturata la voglia di andare a servire in una mensa dei poveri. «A settembre dell’anno scorso ho fatto una ricerca su Google per cercare associazioni che aiutavano i poveri. Quando Arca ci ha risposto ci ha fatto presente un altro bisogno: raccogliere indumenti caldi in vista dell’inverno».
Le due sorelle hanno iniziato subito a spargere la voce tra i clienti affezionati, hanno stampato un volantino che hanno affisso all’ingresso. La risposta è stata immediata. «Abbiamo portato un primo carico di indumenti e coperte al guardaroba di Arca in via Aldini dove abbiamo conosciuto Patrizia, visto la realtà che stava dietro a tutto questo, come le volontarie aiutassero le persone che cercavano un cambio d’abiti pesante», continua a raccontare Valeria come un fiume in piena. «Abbiamo sommerso Patrizia di domande e lei ci ha dato tante risposte che ci hanno spinto a continuare a raccogliere».

A Natale Valeria con Manuela sono andate a servire il pasto al centro di Accoglienza in via Fantoli. «Con noi è venuto anche un nostro amico, ma non era l’unico a voler partecipare a questo gesto: molte persone che non potevano darci abiti o coperte avrebbero voluto venire con noi a servire il pranzo ai senza tetto, ma non c’è stata la possibilità. Chissà forse l'anno prossimo».
Dopo il boom delle scorse settimane - «in magazzino non c’era più uno spazio libero, siamo state letteralmente sommerse dalla solidarietà dei nostri clienti. Per questo dico che questo non è il bar Oasi, ma la “famiglia Oasi”», chiosa Valeria - adesso il ritmo si è ridotto «abbiamo tolto il volantino dalla porta, ma c’è ancora chi chiede se c’è bisogno. Per questo chiederemo ad Arca se per caso quest’estate serviranno abiti leggeri».

Questo non è il bar Oasi, ma la “famiglia Oasi”

Valeria

Una risposta solidale che non nasce a caso, tra una tazzina di caffè, un frullato e un panino, la solidarietà ha trovato casa. «Abbiamo iniziato anni fa raccogliendo soldi per alcune cause solidali. Per esempio continuiamo ad aiutare una colonia felina di Premenugo di Settala per pappe, crocchette e con i fondi per le sterilizzazioni: sono i gatti della signora Francesca, una nostra cliente. Abbiamo aiutato la costruzione di un canile e quando c’è stato il terremoto in centro Italia con gli altri commercianti del quartiere siamo riusciti a inviare un furgone di aiuti». Insomma, pare proprio che la solidarietà faccia parte della normalità in questo bar in zona Città Studi, dove la familiarità è di casa con clienti cui basta dire “il solito” perché Valeria e Manuela servano esattamente ciò che si desidera.

«Siamo fatte così» conclude Valeria che tiene a precisare che l’attenzione e la sensibilità non è solo per le buone cause, ma anche per un'alimentazione equilibrata. «Oltre dieci anni fa siamo stati tra i primi a introdurre il latte di soia e i frullati tra le nostre proposte, per dare un’alternativa più sana per le pause pranzo. Ma siamo un po’ come il diavolo e l’acqua santa visto che vendiamo anche i tabacchi», ride e con lei anche la giovane che è seduta al tavolino bevendo un succo di frutta.