Pizzo A Tombolo
Tradizione e Innovazione

A Mirabella Imbaccari la comunità tesse trame di bellezza

11 Ottobre Ott 2021 1504 11 ottobre 2021
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A Mirabella Imbaccari, comune in provincia di Catania, la Fondazione di Comunità di Messina recupera e valorizza l'arte del pizzo a tombolo che da oltre un secolo caratterizza il territorio, tanto da renderla nota come “città del tombolo”. Una tradizione avviata dalla suore Dorotee a Palazzo Biscari, complesso storico nobiliare che i Principi Paternò-Biscari donarono alle monache e che queste ultime cedettero nel 2014 alla Fondazione con la promessa che diventasse un “bene comune” propulsore di sviluppo umano del territorio. Palazzo Biscari oggi è diventato uno dei "Parchi della Bellezza e della Scienza" in cui si stanno sviluppando percorsi educativi e formativi fra arte e scienza

Una volta, a Mirabella Imbaccari, c’erano le suore Dorotee a portare avanti una tradizione come quella del pizzo a tombolo a Palazzo Biscari, complesso storico nobiliare che i Principi Paternò-Biscari donarono alle monache in seguito a una profonda conversione religiosa.

Unica raccomandazione che la Principessa Angelina fece alle suore di Santa Dorotea, dalle quali aveva ricevuto la sua educazione? Portare avanti un laboratorio che desse dignità e lavoro alle donne del paese. Neanche a dirlo, per molti decenni la produzione dei pizzi a tombolo, insieme all’agricoltura, divenne centrale per l’economia del territorio, tanto che questo comune del catanese venne conosciuto proprio come “città del tombolo”. Una storia che ci riporta indietro nel tempo, ma che è anche molto contemporanea dal momento che nel 2014 le suore Dorotee lo donarono alla Fondazione di Comunità di Messina, chiedendo anche loro solo una cosa e cioè fare del Palazzo un “bene comune” propulsore di sviluppo umano del territorio.

Detto fatto. Palazzo Biscari si è trasformato in Parco dei Saperi, uno dei "Parchi della Bellezza e della Scienza" dove si stanno sviluppando anche percorsi educativi e formativi fra arte e scienza, storia e futuro. Perché il futuro si radica anche sulla bellezza di usi antichi tramandati nel tempo che ne rappresentano il cuore pulsante.

«Questo grande patrimonio ancora oggi determina il "genius loci" di questo luogo – spiega Giorgia Turchetto, coordinatrice dell’Agenzia di Promozione dei Parchi della Bellezza e della Scienza - ma anche un patrimonio materiale e immateriale che rischia, come molte altre filiere artigiane, di perdersi se non viene ripensato in un’ottica di “ridesign”. Grazie alla "Fondazione di Comunità di Messina", il Palazzo ha subito un grande processo di trasformazione e riqualificazione, tanto che possiamo dire che è diventato uno spazio ibrido multidisciplinare, aperto, dinamico, partecipativo, collettivo, la cui dimensione locale si incontra con quella internazionale. Infatti, diventerà un centro di formazione, incubatore per le imprese, ma con un’anima culturale molto forte raccontata attraverso i linguaggi delle nuove tecnologie. Si è appena inaugurato un percorso multimediale di sale immersive, costruite lungo le stanze e i corridoi, che collegano le varie ale del Palazzo e raccontano questo salto quantico tra scienza dell’Ottocento e scienza del Novecento, mostrando come anche i paradigmi scientifici in realtà siano stati profondamente contaminati e condizionati dai paradigmi culturali».

Un racconto che si dipana lungo la scalinata di Palazzo Biscari, intrecciando la dimensione del racconto della scienza con il tema dei mestieri tradizionali. Caso specifico quello che attiene alla lavorazione dei merletti, mettendo a disposizione una parte interattiva che è il risultato della digitalizzazione dei vecchi disegni di merletti che attengono alle antiche produzioni storiche e che oggi diventano anche storytelling.

C’è poi da dire che lo storico Palazzo di Mirabella Imbaccari non è un unicum, in quanto - lo dicevamo prima - rientra nel progetto più ampio dei "Parchi della Bellezza e della Scienza" disseminati in vari territori della Sicilia orientale.

«Provengono da esperienze molto diverse - prosegue la Turchetto - perché chiaramente la rigenerazione territoriale e la metamorfosi urbana che viene portata avanti in questi territori è sempre molto rispettosa del “genius loci” che incontra. L'approccio alla complessità e alla multidisciplinarietà, neanche a dirlo, è sempre molto chiaro perchè si deve comprendere che si tratta di spazi da ridare alla comunità, da fare diventare attrattivi per i talenti; luoghi in cui creare connessioni affinchè i ragazzi possano trovare strade alternative al doversene andare. Consideriamo che in Sicilia ogni anno scompare un paese dai 10mila ai 20mila abitanti».

La bellezza sempre e comunque al primo posto.

«La mia collaborazione con la Fondazione nasce all’interno di un progetto nazionale più ampio che si chiamava “Di bellezza si vive” e che è stato finanziato con il "Fondo per il contrasto alla Povertà educativa" dell’Impresa Sociale con i bambini. Un progetto che ha messo insieme realtà nazionali che utilizzano la bellezza a fini educativi. È così nato il desiderio di ragionare su come i parchi possano costituirsi in una rete che superi la dimensione locale, nazionale e internazionale, determinando l’evoluzione di un turismo che parta dalla comunità, che sappia mettere a valore l’esperienza e le vocazioni dei territorio e delle persone che li abitano, diventando luoghi educativi. Per questo si sta pensando di far nascere un’agenzia che possa reggersi anche con i contratti di rete, al cui interno ci siano soggetti che vogliano entrare in un collettivo di ricerca e del fare insieme. Lavorerà su un’offerta formativa che supererà la dimensione del laboratorio e della formazione tradizionale per generare esperienze formative, learning doing dico io. Vogliamo realizzare prodotti e servizi che possono essere immessi sul mercato, con una dimensione di profitto che abbia anche valore sociale. Chiaramente, invitando le imprese a investire perché questi oggi possono diventare luoghi di grandi sperimentazioni in quanto luoghi protetti, laboratori di innovazione e trasformazione».

Se, quindi, a tessere trame sono le donne con la loro tradizione, possiamo senza dubbio dire che il merletto oggi può assumere dimensioni diverse, ma può anche diventare elemento dell’interior design, installazione artistica, addirittura nuovo linguaggio.

«Il merletto supera la dimensione di prodotto e diventa linguaggio, metafora, opportunità, marketing culturale. Lo porteremo nelle piazze come momento partecipativo della comunità - conclude la Coordinatrice dell’Agenzia dei Parchi della Bellezza e della Scienza - trasformandolo in installazione permanente che possa raccontare anche il legame tra l’intorno e l’’interno, il Palazzo e tutto quello che è fuori da esso. Ovviamente è tutto da costruire, ma sempre nella natura della Fondazione: dialogante, contaminante e soprattutto aperta alla complessità e alla multidisciplinarietà».