Orfanotrofio Ucraino
Accoglienza

"Grazie per essere venuti a prenderci", così 19 bimbi ucraini salutano i siciliani che li accoglieranno

1 Aprile Apr 2022 1159 01 aprile 2022
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Stanno per raggiungere Mascali, in provincia di Catania, i 19 bambini dell'orfanotrofio di comunale di Chernihiv, dal quale sono scappati, messi in salvo dalla direttrice e tutrice, Lidia Yaroshenko. Ad attenderli, alla frontiera, l'associazione “Arca senza confini”, rappresentata da Carmelo Portogallo che, anche nelle vesti di assessore comunale alle Politiche Sociali, darà loro accoglienza in un istituto del territorio. Un viaggio, affrontato dai piccoli con la consapevolezza di trovare in Sicilia la serenità che meritano

«Da quando sono con noi, da domenica sera, ho scoperto di avere 19 figli e non li voglio toccati. Desideriamo solamente arrivare prima possibile a casa per dare loro la tranquillità che meritano».

Parla così Carmelo Portogallo, volontario dell’associazione “Arca senza confini”, ma anche assessore alle Politiche Sociali del Comune di Mascali, in provincia di Catania, sta per giungere a casa con questo nutrito gruppo di bambini provenienti dall’ orfanotrofio comunale di Chernihiv, al confine ucraino- russo, dal quale sono dovuti scappare per le bombe che stavano distruggendo la struttura. Ad accompagnarli la direttrice e tutrice dell’orfanotrofio, Lidia Yaroshenko, la referente italiana dell’associazione, Natalia Horoshko, la traduttrice Chiara Timoshuk, e Alfina Lombardo, anima dell’associazione ma anche moglie dell’assessore Portogallo.

«Una maratona. Siamo in viaggio da due giorni con l’autobus da Resko – racconta Carmelo Portogallo durante la sosta fatta a Roma dove i bambini si stanno rifocillando e riprendendo le forze per raggiungere la Sicilia - ma da 15 giorni siamo in giro per la Polonia. La cosa peggiore è che loro lo sono dal doppio del nostro tempo e sono stremati. Non vedono l’ora di tornare a Mascali, dove abbiamo già accolto 8 di loro durante le vacanze estive e invernali. Un’attività che la nostra associazione fa da 25 anni in virtù degli accordi dopo il disastro di Cernobyl. Il ritorno da noi lo hanno voluto fortemente loro».

Ed è stata proprio la direttrice dell’orfanotrofio a chiamare l’assessore una volta scappata con i bambini dopo che l’istituto era stato bombardato.

«Quello che ha fatto la direttrice lo considero un vero e proprio atto eroico – prosegue Portogallo – perché percorrere circa 1000 kilometri insieme a 19 bambini non è da tutti, soprattutto se consideriamo cosa avveniva attorno a loro. Appena mi ha chiamato per chiedermi aiuto non ho esitato un attimo, ho preso l’aereo e ho raggiunto la frontiera. Ci siamo occupati di tutte le pratiche burocratiche e ci siamo messi in viaggio con un pulmino che abbiamo abbandonato alla frontiera. In Italia stiano proseguendo su un autobus di linea. Sin dal primo momento è stato chiaro che volevano venire da noi e non andare in giro chissà dove e da chi. La paura è sempre stata enorme».

Da Roma alla Sicilia dove la vita di questi bambini, almeno fino a quando le ostilità non cesseranno in Ucraina, sarà più serena.

«Noi ci auguriamo che finisca tutto anche domani ma, nel frattempo, abbiamo in dovere di metterli in salvo, dare loro protezione. Poi, come dice mia moglie, dovranno tornare nella loro patria. Una volta giunti a Mascali, saranno ospitati in una struttura alberghiera e poi in un istituto dove potranno condurre una vita quanto più possibile normale. Se il tempo di permanenza si prolungherà, sempre insieme al Tribunale per i Minorenni, valuteremo l’opportunità di farli accogliere dalle famiglie che ne faranno richiesta».

Una storia a lieto fine che emoziona da tanti punti di vista.

«Sono 19 anime bellissime. Non si può capire quello che ci stanno donando. Una sensibilità, la loro, dimostrata anche dall'avere fatto di tutto per capire come dire in italiano “Grazie per essere venuti qua!”. Un’emozione che non riesco a trasmettere a parole. Mascali non vede l’ora di accogliere a braccia aperte, così come loro hanno accolto noi quando ci hanno visti alla frontiera. Solo a parlarne mi vengono i brividi».