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Giovani: Kiev chiama, Padova risponde

Per i ragazzi che escono dagli Internaat il futuro è la strada. A meno di insegnarli un lavoro. Come hanno fatto quelli di Youth Assistance, di Daniela Verlicchi

di Redazione

Padova-Kiev e ritorno. Da anni è intenso il flusso di solidarietà su questa tratta: famiglie venete che ospitano i ragazzi di Chernobyl e ragazzi ucraini che vengono a studiare in Veneto. Anche Civitas, quest?anno, parla ucraino. E non solo: prova persino la cucina di Kiev.

Al convegno del 5 e 6 maggio prossimi sarà infatti possibile degustare specialità preparate da ex allievi dei Internaat, ora in Italia per frequentare l?istituto alberghiero Enaip di Belluno. è il segno più evidente del gemellaggio tra l?Asa Etikhe, la cooperativa che organizza Civitas e diverse onlus della repubblica ex-sovietica. Un gemellaggio che punta a dare nuove prospettive agli ex ospiti degli Internaat.

Il progetto Youth Assistance nasce 3 anni fa per migliorare le condizioni di vita negli Internaat: Asa, Caritas Ucraina e istituti salesiani organizzano corsi di formazione e soggiorni in famiglia per i ragazzi degli istituti. Ma la solidarietà delle famiglie venete nasce ben prima: da Chernobyl in poi, estate dopo estate l?accoglienza dei ha creato legami fortissimi. Che non si è interrotto, nemmeno quando i ragazzi sono cresciuti. Da qui la preoccupazione per il ?dopo? Internaat. «A 17 anni – spiega Ruggero Tosi, coordinatore del progetto Youth Assistance – i ragazzi vengono messi alla porta e privati del sussidio statale». E dopo una vita in istituto, con un passato da dimenticare e poche competenze da spendere nel mondo del lavoro, per loro la strada è spesso l?unica vera alternativa. Per questo è nata una nuova fase del progetto Youth Assistance, su proposta delle famiglie. L?obiettivo, racconta Tosi, è «creare occasioni di formazione e crescita professionale per questi ragazzi o in Italia o nel loro Paese».

Quest?anno sono stati 20 i ragazzi ucraini che hanno iniziato un percorso di formazione e lavoro in Italia. Quindici, dopo uno stage alla Berti Pavimenti, sono stati assunti. Con grande gioia delle ex famiglie ospitanti che li possono rivedere tutti i week-end e nei momenti liberi dal lavoro. Gli altri cinque, invece, «sono una grande scommessa» rivela Tosi: stanno frequentando la scuola alberghiera Enaip di Belluno. Un percorso di studi di tre anni: un?enormità per chi è abituato a vivere alla giornata. Ma tant?è: i ragazzi tengono duro.

Altri 10 ex ospiti degli istituti stanno invece vivendo esperienze di stage nelle aziende e ristoranti italiani in Ucraina. Fondamentale in questo progetto è stata l?associazione degli imprenditori italo- ucraini. «Non è stato semplice – rivela Gennaro Bertoli, presidente dell?associazione – gli altri dipendenti hanno accolto con fatica i nuovi arrivati e l?inserimento è stato faticoso ma in qualche occasione ha avuto successo». Come nel caso di Svetlana che ha iniziato come addetta alle fotocupie nella società di vending Liberty, in breve è passata alla contabilità e, nel giro di qualche mese, assicura il proprietario, è destinata a diventare il capo-contabile. Casi rari, a dir la verità, ma significativi. Dei 10 stagisti che sono entrati in azienda (soprattutto nel settore manifatturiero e della ristorazione), sette hanno trovato un impiego stabile.

È un inizio, «il segno di un importante cambio di mentalità nel nostro stile di solidarietà: dall'assistenzialismo all'impresa sociale» , sostiene Tosi. Il coordinatore dei Youth Assistance ci spera.

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