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Sostenibilità sociale e ambientale

Aiuto, m’è cascata la Terra

Sei miliardi di persone a fine anno, risorse energetiche in esaurimento e una “quota naturale” pro capite sempre più ridotta. Il mondo, insomma, non è più sostenibile.

di Federico Cella

Durante quest?anno la popolazione mondiale sta raggiungendo, e supererà, la quota di sei miliardi di persone. Una cifra che ha portato gli studiosi dell?americano Worldwatch Institute, probabilmente il più autorevole punto d?osservazione internazionale sullo stato ambientale della Terra, ad apporre sul Rapporto 1999 dedicato allo Stato del pianeta e Sostenibilità il cartello ammonitore ?Tutto esaurito?. La ?capacità di carico? del nostro ecosistema, infatti, è stata ampiamente superata e la quota di natura destinata a ogni essere umano, cibo, materiali, risorse energetiche, non è più sostenibile. Dunque bisogna iniziare a ragionare in base all?unica considerazione di sviluppo possibile: la salute degli abitanti della Terra è inscindibile da quella del pianeta stesso. In Italia, per esempio, la superficie pro-capite di area produttiva necessaria a sostenere le nostre necessità giornaliere è pari a 4,2 ettari, a fronte di una disponibilità reale di soli 1,3 ettari: ogni italiano, dunque, crea un deficit ecologico di 2,9 ettari. E secondo gli studiosi americani per ricondurre la nostra economia sui binari della sostenibilità è necessario che vengano realizzati sistemi produttivi e di consumo il cui impiego di risorse naturali sia inferiore dell?80-90% rispetto a quello attuale. Questa virata andrà pianificata in tempi brevi, dato che proprio l?anno trascorso si sono mostrati in tutta la loro forza i prodromi del possibile collasso ambientale futuro. I dodici mesi del ?98 sono stati in assoluto i più caldi a memoria d?uomo, al punto che è stato necessario riformulare la scala di valori finora utilizzata. Il sempre maggior numero di gas immessi nell?atmosfera ha portato all?innalzamento delle temperature e, di conseguenza, a un aumento del grado di umidità, da cui sono dipese molte delle calamità che hanno interessato durante l?anno diversi luoghi del pianeta: dallo straripamento dello Yangtze in Cina (56 milioni di senzatetto) fino ad arrivare all?uragano Mitch, che ha provocato 11 mila vittime in Nicaragua e Honduras. Un coinvolgente artificio redatto dall?Istituto, fondato a Washington nel 1974, aiuta a rendere ancora più comprensibile lo stato attuale di sfruttamento delle risorse naturali. Immaginiamo un camion che ogni mattina ci consegni a casa i materiali di cui abbiamo bisogno nell?arco della giornata: legno (giornali e libri), prodotti chimici (shampoo e detersivi), plastica (sacchetti della spesa), metalli (la quota giornaliera per la macchina e gli elettrodomestici) e altri (pietra e sabbia per muri e strade, azoto e potassio per coltivare i cibi, etc.). Per un americano medio la consegna si aggira intorno ai 101 chili, ossia 37 tonnellate all?anno, quindi 10 miliardi di tonnellate annue per i soli Stati Uniti. Cifre non più sostenibili che fanno della nostra generazione la prima a poter/dover decidere della vivibilità delle generazioni future. Dopo l?allarme, le possibili soluzioni, considerate nei capitoli del Rapporto. L?economia mondiale dovrà spostarsi da un modello basato sullo scialo delle risorse a uno che comporti l?uso di materiali rinnovabili. La prima sfida da affrontare è quella in campo energetico, il che comporta il rimpiazzare l?economia dei combustibili fossili con un?efficiente economia solare, basata cioè su fonti che derivano direttamente o indirettamente dal Sole. Un mutamento in tal senso è in realtà già impostato, se consideriamo che negli anni ?90 il consumo di petrolio è aumentato dell?1,4% annuo mentre quello delle celle solari del 17%. Ma la tendenza comunque va intensificata. Così come il passaggio avvenuto in questi anni da un?economia dello spreco a quella basata sul riciclaggio. Ancora insufficiente, però, se consideriamo che la quantità di rifiuti che finisce nelle discariche mondiali continua ad aumentare. Tuttavia, conclude il Rapporto, perché sia possibile costruire un?effettiva economia globale ecosostenibile è necessario uno sforzo di collaborazione tra le società mondiali. Nessun Paese che agisca da solo, infatti, potrà stabilizzare il proprio clima, nessuno da solo potrà proteggere la biodiversità delle specie. Dunque gli sforzi futuri non potranno prescindere dalla riorganizzazione della distribuzione dei beni, in una società mondiale dove le 225 persone più abbienti del mondo possiedono una ricchezza totale pari al reddito annuale della metà più povera dell?umanità. E il ruolo principale, in questo senso, verrà giocato proprio dalla diffusione delle comunicazioni che, se da un lato permetterà ai soggetti deboli di comprendere meglio (e dunque poter intervenire su) la propria marginalità, dall?altro renderà possibile un sempre più responsabile coinvolgimento della società civile. Secondo il Worldwatch Institute una nuova società sostenibile dovrà essere fondata su persone che operano per dare forma a un mondo diverso su basi non profit. Cifre da collasso Aumento annuo popolazione : più di 80 milioni Aumento annuo uso di energia: più del 2% Uso combustibili fossili: 75% Numero di automobili: 501 milioni Temperatura media 1998: 14,72° Disboscamento ?80-?95: 200 milioni di ettari Specie estinte ogni giorno: 74 Morti nelle guerre del XX sec.: 109,7 milioni [fonte: Worldwatch Institute ?99]


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