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Attenti all’informatore

Sono oltre 17mila a cingere d’assedio gli ambulatori dei medici di base: sono gli informatori medico-scientifici.

di Stefano Cagliano

L? autorevole rivista dei medici inglesi, il British Medical Journal, ha illustrato in un recente editoriale quali sono ?le ragioni per non vedere i rappresentanti di medicinali? – questo il titolo dell?articolo – ovvero le persone che periodicamente rendono omaggio ai medici e presentano le novità della propria ditta. A prima vista l?argomento sembrerebbe riguardare solo i medici: sono loro a ricevere le visite e loro a prescrivere. In realtà riguarda tutti come cittadini. Come pagatori, innanzitutto, visto che il 76 per cento della spesa farmaceutica è finanziata dal Servizio sanitario nazionale con le tasse e il restante 24 direttamente dalle nostre tasche. E come utenti-malati perché quando il medico consiglia un farmaco per la pressione o contro il dolore o un antibiotico, sarebbe ragionevole che lo facesse a ragion veduta e non perché qualcuno gli ha ricordato pochi minuti prima che quel farmaco è meglio di quell?altro. Sarebbe ragionevole, cioè, che fosse l?informazione indipendente e non la pressione promozionale dell?industria a guidare le scelte del medico. Pressione di cui i rappresentanti, o informatori medico-scientifici, come amano chiamarsi, sono le truppe scelte. Ricche in Italia di 17 mila unità. La loro mansione, dicevamo, è visitare periodicamente i medici per presentare le novità della loro azienda farmaceutica. Informazione o persuasione? Il problema che fa discutere da anni è se facciano un?informazione o distorsione. Secondo il periodico inglese si tratta di professionisti della vendita preparati a indurre nei modi più sottili i medici a prescrivere un farmaco anziché l?altro. La sua conclusione è che ?avremmo molto da guadagnare a cambiare la situazione attuale. Potremmo tagliare i costi, migliorare la qualità delle prescrizioni e risparmiare del tempo – sino al 10 per cento . E questo sarebbe il momento migliore per cambiare visto che farmaci nuovi e costosi premono per entrare sul mercato?. Un dibattito sentito anche nei Paesi anglosassoni e in Francia. Dove emergono anche altri interrogativi. È accettabile che l?industria farmaceutica abbia un totale via libera nel sedurre i camici bianchi con regali e offerte di viaggi? Secondo l?Ims, un istituto specializzato in ricerche di mercato, nel 1998 in Italia i produttori di farmaci hanno speso per la promozione circa 1.090 miliardi, cifra che andrebbe portata a 1.914 miliardi di lire secondo la Banca Dati Multimedia Abacam, un?altra fonte d?informazione. Ciò significa che nel 1998 in Italia per ognuno dei 140 mila medici di famiglia e ospedalieri – quelli che regolano il volume delle prescrizioni – l?industria ha investito 7 milioni e 700 mila lire (stando ai dati Ims) o 13, 6 milioni dando credito ai numeri Abacam. E questo in un scenario dove lo Stato ha impegnato (solo dal 1998) un fondo di appena 100 miliardi, circa 350 mila lire a medico. Usa e Francia: il fenomeno preoccupa Che il problema non sia solo italiano non è una consolazione. Che, per esempio, le industrie statunitensi, spendano circa 5,3 milioni di dollari l?anno per le spese dei rappresentanti e che ci siano un rappresentante e 100 mila dollari ogni 11 medici. Anche il periodico francese La Revue Prescrire si è occupato dell?argomento di recente con conclusioni sostanzialmente simili. Un gruppo di studiosi ha richiamato l?attenzione sulla cattiva qualità delle informazioni. I rappresentanti tendevano ad allargare le indicazioni del farmaco, ad aumentare le dosi, a minimizzare i possibili rischi . Ma – dice la controparte – come suggerisce il nome, gli informatori informano e in questo svolgono un ruolo meritorio, in particolare se il medico non legge o legge poco. L?accuratezza delle informazioni riportate è stata oggetto di un?indagine statunitense pubblicata sul periodico dei medici statunitensi Journal of American Medical Association. E il risultato è stato che ?l?11 per cento delle affermazioni fatte dai rappresentanti sui farmaci contraddicono le informazioni disponibili. I medici non sono in grado di riconoscere le affermazioni inadeguate?. ?


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