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Azzardo di Stato. Così il gioco avvelena l’Italia

Le Finanze lanciano nuovi giochi e scommesse, da Formula 101 al Bingo

di Barbara Fabiani

L?affitto, la spesa, il dentista, i libri per la scuola e ? il ?sistemino? al Superenalotto . Nel bilancio domestico di milioni di famiglie italiane ormai ha trovato un posto fisso la voce di spesa per il gioco d?azzardo. Gioco d?azzardo? Ma che parole grosse! Cosa saranno mai quelle poche migliaia di lire con cui ci si paga un biglietto per un innocente volo di immaginazione, un breve viaggio consolatorio verso il sogno di diventare miliardari? Si tratta solo di un gioco. Non è il caso di porsi dei dubbi proprio alla vigilia della partenza di ?Formula ?101?, il nuovo gioco varato dal Ministero delle Finanze che debutterà in occasione del Gran Premio di Formula 1 di Imola. Finalmente anche i tifosi dei cavallini in fibra di carbonio potranno scommettere in maniera legale, ciò che fino ad oggi era concesso a quelli dei cavalli in carne ed ossa. Evviva, il Fisco vi invita a giocare, siate felici. Se il promotore di queste giochi e concorsi è nientemeno che lo Stato, non è la riprova che non c?è nulla di male, che è tutto perfettamente legale? Con il gioco legale cresce quello illegale No, secondo un?attenta ricerca sociologica commissionata dalla Consulta Nazionale delle Fondazioni Antiusura il fenomeno è ben poco innocente, al contrario, non solo ha notevoli conseguenze sulla salute del tessuto sociale italiano, ma addirittura, secondo lo studio, la crescita del gioco legale è proporzionale alla crescita del gioco illegale (fatturato 1999 circa 18 mila miliardi di lire tra Totonero, bische, cambio assegni, scommesse) e ai fenomeni di criminalità ad esso connesso come l?usura. Si legge a pagina 4 della ricerca: «La concorrenza criminale al monopolio dello Stato non è intaccata dall?inflazione di giochi ?istantanei? e di estrazioni con poste a dieci zeri. Anzi, lo sviluppo dell?azione giudiziaria di contrasto alle pratiche clandestine mette in luce uno sconcertante tandem tra il legalizzato e il criminale: il successo delle operazioni di marketing del primo finisce per riflettersi sull?espansione dell?altro». Una crescita esponenziale, quella del gioco illegale, che è infatti parallela a quella delle scommesse e lotterie legali. Un settore in cui, in appena 5 anni, gli italiani hanno triplicato la loro spesa passando da 12.100 miliardi nel 1994 a oltre 35 mila miliardi nel 1999 una cifra che corrisponde al 60% del bilancio del Ministero della pubblica istruzione! Questo significa che in media ogni famiglia italiana dissipa annualmente 1.800.000 lire per partecipare a una o più occasioni di gioco legale. Una progressione geometrica rispetto al passato che secondo la ricerca curata dal sociologo Maurizio Fiasco rivela il passaggio dalla ?tradizione popolare? legata al gioco (pensiamo al Lotto) a vere e proprie strategie di marketing per accrescere l?abitudine al gioco, trasformazione in cui hanno avuto un ruolo fondamentale proprio le istituzioni. «La nuova tendenza è stata innescata a cavallo degli anni novanta come risposta alla crisi fiscale dello Stato», dice a chiare lettere Maurizio Fiasco, «prima si è aumentato il numero delle lotterie, iniziativa presa dal ministro Formica e continuata dal suo successore Fantozzi che ne istituì addirittura 18. Poi, dopo l?inflazione delle lotterie, con il ministro Visco si è passati all?offerta di nuovi prodotti: dal ?Gratta e vinci?, oggi quasi superato, all?odierno SuperEnalotto, sino ai prossimi debutti di Bingo e Formula 101». In arrivo il Lotto telefonico Ma il processo è tutt?altro che esaurito. Lo dimostra la sperimentazione in atto in 4 cittadine italiane del Lotto Telefonico e la prospettiva di aprire sul territorio nazionale centinaia di sale da Bingo (introito annuale previsto per lo Stato, 3 mila miliardi), una specie di grande tombola a beneficio del Fisco. «La strategia di vendita dei nuovi prodotti ha puntato sullo studio accurato delle abitudini del consumatore e sull?invasione degli spazi della vita quotidiana. Non più ?il rito? settimanale tipico della tradizione ma un susseguirsi di opportunità di scommessa diversificate e ravvicinate», sottolinea Fiasco, ricordando anche che la patologia del gioco d?azzardo sta proprio nella ?pulsione?, cioè nel rapporto ravvicinato tra stimolo e azione. La strategia di marketing dello Stato ragiona, più o meno, così: se ti va male il sabato puoi riprovare il mercoledì, comunque ti daremo l?occasione per puntare con una telefonata, se vuoi socializzare stiamo preparando 36 mila ricevitorie e tabaccherie (tante saranno entro il 2001) dove tra schedine, lotto e videopoker l?occasione della vita, stai sicuro, ti verrà incontro. Basterebbe questo a togliere l?alone di innocenza al ?gioco di Stato? ma la ricerca è arrivata a conclusioni ben più gravi. Secondo Fiasco, che è anche consulente della Commissione antimafia, ci sarebbe una stretta correlazione tra l?offerta legale di scommesse e il crescere e diffondersi di un?analoga offerta dal fronte criminale: una ?sinergia di marketing? tra gioco legale e illegale. E le cosche puntano sul finanziamento In sintesi, in questo mercato ingrandito e allargato di giocatori, la mafia e la camorra propongono i loro prodotti, avvicinano nuovi potenziali clienti e li coinvolgono con ?finanziamenti personalizzati?. Non è d?altronde difficile immaginare che tra chi spende settimanalmente tra le 40 e le 80 mila lire ed anche più per il semplice gioco del Lotto (il 30% dei fedeli della ?smorfia?) ci sia qualcuno sensibile al fascino di scommesse più ?emozionanti?. Naturalmente tutto questo crea anche un indotto per truffe e raggiri, per un giro d?affari enorme. Un rapporto, quello tra scommesse legali e illegali, il cui effetto più macroscopico sulla vita delle famiglie è l?usura da debiti di gioco. Una notizia che non sorprende chi da anni combatte lo strozzinaggio : «Lo Stato incoraggia un uso irresponsabile del denaro», va al sodo padre Massimo Rastrelli presidente della Consulta Nazionale delle fondazioni antiusura, «i debiti di gioco oggi sono al quinto posto tra le cause dell?usura. Vorremmo parlare di questi problemi al ministro del Tesoro Amato, che invece sono mesi che neanche risponde ai nostri telefax !», denuncia il religioso. Lo Stato diffonde la psicopatologia da gioco Riassumendo, quindi, pur di riempire le casse dell?erario, lo Stato porta il gioco nella vita di tutti, a piccole ma progressive dosi, aprendo la porta a comportamenti compulsivi . Il risultato è che si assopisce la condanna sociale nei confronti dell?azzardo, il rischio (componente non da poco del concetto di illegalità) diventa uno dei tanti sapori quotidiani della vita. Una bella contraddizione con i valori che lo Stato dovrebbe rappresentare e diffondere. Ancora più grave è che in questo campo ben fertilizzato trovi un buon habitat la malapianta della criminalità e dell?usura. Tutti allarmi di cui la classe politica sembra non essere consapevole, lo conferma il fatto che solo in questa legislatura sono stati depositati ben 87 disegni di legge per l?apertura di nuovi casinò in settanta di comuni italiani, da aggiungersi ai quattro già operativi a Saint Vincent, Campione, Sanremo e Venezia (introiti nel 1999 vicini ai 1000 miliardi) e a quelli ?galleggianti?, una ventina a bordo di navi appena fuori le acque territoriali italiane. L?idea è che facciano da ?poli di sviluppo? per le economie locali. Un?illusione da cui ci mette in guardia il procuratore antimafia Pietro Luigi Vigna alla cui esperienza bisognerebbe dare ascolto quando sottolinea il legame tra case da gioco, benché legali, e criminalità: «Il riciclaggio di denaro sporco, l?usura, lo spaccio di banconote contraffatte, il commercio di documenti falsi, truffe, prostituzione, sono queste le attività che inevitabilmente crescono intorno ai casinò». Eppure c?è chi ne vorrebbe almeno uno in ogni regione d?Italia. Info.: Consulta Nazionale Fondazioni Antiusura Via dei Gesuiti , 20 – 70122 Bari telefono 080/5241909 – fax 0805241900 c/c postale n. 817700


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