Stati Uniti

Cinema: premi Oscar maschilisti e razzisti?

19 Gennaio Gen 2015 1957 19 gennaio 2015

Polemiche per le nomination degli Academy Awards, negli Stati Uniti. Sono l’edizione in cui c’è meno diversità, da 1998. Ad essere candidati, solo opere scritte e dirette da uomini bianchi, escluse donne e professionisti non caucasici

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Polemiche per le nomination degli Academy Awards, negli Stati Uniti. Sono l’edizione in cui c’è meno diversità, da 1998. Ad essere candidati, solo opere scritte e dirette da uomini bianchi, escluse donne e professionisti non caucasici

Oscar troppo bianchi e troppo maschili, ancora una volta. Se nel 2008 Kathryn Bigelow con il suo film di guerra, The Hurt Locker, era riuscita a portarsi a casa la tanta agognata statuetta, diventando la prima donna a vincere il premio per miglior regia, e l’anno scorso, 12 Schiavo era stato il primo film scritto e diretto da uno sceneggiatore e da un regista afro-americani, a sbancare l’Academy, vincendo per miglior film, miglior sceneggiatura non originale e anche per miglior attrice non protagonista (la kenyota Lupita Nyon’G), quest’anno gli Oscar sembrano aver fatto un salto indietro nel tempo. Ad essere nominati, solo professionisti caucasici e, nessuna donna, se non per le categorie di rito “miglior attrice protagonista” e “miglior attrice non protagonista”.

Una mancanza di “diversity” record: era dal 1998 che non c’erano candidature così bianche e maschili. Il tutto reso particolarmente eclatante dalla clamorosa esclusione dalle nomination, di Selma, il film sulla marcia contro la segregazione razziale, voluta da Martin Luther King e passata alla storia come la Bloody Sunday americana, per le violenze perpetrate nei confronti dei manifestanti dalle forze dell’ordine. Diretto dalla regista afro-americana, Ava Duvernay, con un cast tutto nero, e la presenza del guru della tv Oprah Winfrey, tutti i pronostici volevano Selma tra le nomination dei migliori film dell’anno, invece nulla, tanto che le proteste hanno preso forma su Twitter, con l’hashtag, #oscarsowhite #oscarcosìbianchi. A rispondere alle polemiche ha provato Cheryl Boone Isaacs, presidente dell’Academy e, ironicamente, prima donna afro-americana a ricoprire il ruolo. “Negli ultimi anni abbiamo fatto grandi passi avanti, per promuovere la diversità e l’inclusione, ammettendo nuovi membri.” Ha affermato Isaac. “Personalmente sarei molto felice di vedere una diversità maggiore in tutte le nostre categorie”.

Con un’infografica, l’associazione Writers of Colour, ha mostrato l’inesistente, storia di pari opportunità degli Oscar: negli ultimi 85 anni i produttori bianchi ad essere nominati sono stati il 98%, così come gli scrittori, mentre gli attori e le attrici bianche sono state l’88% e il 99% dei registi nominati dall’Academy, è uomo.

Secondo Writers of Colour, però non c’è nulla da stupirsi, chi sceglie i professionisti e i film in concorso, infatti è la leadership di Hollywood: il 94% dell’Academy è caucasico e il 77% è uomo. Gli Oscar, insomma non sarebbero altro che lo specchio di una realtà uguale a quella di molti altri settori, molto meno glamour, un’industria-feudo, ancora tutta bianca e maschile.