Fondazione Migrantes

Immigrazione? Roma e Bruxelles si prendano le loro responsabilità

11 Febbraio Feb 2015 1332 11 febbraio 2015

Parla il direttore don Giancarlo Perego: «I 29 morti di Lampedusa sono stati una strage annunciata, occorre cambiare il paradigma: l'accoglienza è un investimento che ci rende più forti. In Italia e nella Ue»

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Parla il direttore don Giancarlo Perego: «I 29 morti di Lampedusa sono stati una strage annunciata, occorre cambiare il paradigma: l'accoglienza è un investimento che ci rende più forti. In Italia e nella Ue»

La strage dei 29 migranti morti? «Un dolore annunciato, ma anche una vergogna italiana ed europe». Sono parole durissime quelle di don Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes. Che poi evidenzia un numero che dà l’idea di quanto la tragedia del 9 febbraio difficilmete rimarrà un caso isolato, già nei prossimi giorni e nelle prossime settimane: «Nei primi due mesi del 2014 le morti in mare erano state 12, quest’anno siamo già arrivati a 50». La settimana prossima intanto a Bruxelles è stato convocato un vertice straordinario Ue sulle politiche migratorie.

Dove cercare le responsabilità maggiori a Roma o a Bruxelles?
Nessuno si può chiamate fuori. Il passaggio da Mare Nostrum a Triton è una scelta figlia dell’incapacità italiana di farsi carico di una rete di accoglienza solida e coerente che desse delle garanzie ai nostri partner, ma anche di un’Europa che non pare comprendere l’importanza di dotarsi di una vera politica dell’immigrazione. Tanto più che quello che stiamo notando è un allargamento dei flussi che non partono più soltanto dal medio oriente o dall’Africa orientale, ma si stanno allargando anche all’Africa occidentale.

Come intervenire adesso?
Tutto parte da una considerazione. Uno Stato che si doti di un sistema di accoglienza che funziona è un Paese che può presentarsi sui tavoli internazionali in modo molto forte. Tutto parte da qui.

Deve tornare Mare Nostrum?
Certo non ci si può far finta di nulla di fronte a queste morti. La scelta però deve essere condivisa a livello europeo. Lo ripeto: investire nell’accoglienza serve a renderci più forti. Mi auguro che Roma e Bruxelles lo capiscano al più presto.

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