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La pandemia ha reso gli italiani più generosi

Con l’emergenza sanitaria scende l’aspettativa di una società migliore, ma salgono le donazioni verso le organizzazioni del Terzo settore e la propensione al testamento solidale. I trentenni sono i più altruisti e ottimisti verso il futuro: cresce la propensione degli under 35 alla solidarietà e anche la loro conoscenza del lascito testamentario al non profit. A dirlo i dati della survey “Gli italiani e la solidarietà ai tempi del Coronavirus” promossa dal Comitato Testamento Solidale

di Antonietta Nembri

Quale impatto ha avuto la pandemia sulla coscienza collettiva degli italiani? E che direzione ha preso la generosità in questo anno e mezzo di emergenza pandemica? Sono alcune delle domande della survey “Gli italiani e la solidarietà ai tempi del Coronavirus”, promossa dal Comitato Testamento Solidale e condotta da Walden Lab dal 17 al 21 giugno 2021, su un campione di 1.015 persone di età compresa tra i 25 e i 75 anni (campione statisticamente rappresentativo di circa 40 milioni di italiani).

I dati che ci restituisce la ricerca ci presentano gli italiani come un popolo generoso: il 70% ha fatto almeno una donazione a un ente benefico nella vita e la pandemia ha ulteriormente sollecitato questa spinta altruistica.
Resta molto solida la conoscenza del testamento solidale: il 73% sa di cosa si tratta, e la percentuale aumenta di ben 10 punti (83%) tra chi ha più di 60 anni. In crescita si conferma il trend di quanti hanno fatto o sono propensi a fare un lascito: sono il 22% degli over 50, 10 punti in più rispetto al 2018. La ricerca che rappresenta un follow up di quella condotta lo scorso anno (qui la news), nello stesso periodo, è stata presentata oggi in occasione della Giornata Internazionale del Lascito Solidale (13 settembre), nel corso di un evento online.

Italiani generosi, con la pandemia cresce la fiducia nel non profit

7 italiani su 10 hanno donato almeno una volta nel corso della propria vita, e – nel corso degli ultimi due anni (2020-2021) – è del 30% la percentuale di chi ha supportato iniziative di contrasto all’emergenza sanitaria (erano 2 su 10 nel 2020). La pandemia ha aumentato la fiducia verso il Terzo settore: nel corso di quest’anno il 13% degli italiani ha scelto una onlus per sostenere la lotta all’emergenza Covid-19, più del doppio rispetto al 2020, quando la percentuale era del 6%.
Del resto, il non profit si conferma l’attore sul quale gli italiani ripongono maggior fiducia per uscire dalla crisi post-pandemica e contribuire a creare una società migliore. Per il 63% del campione le onp hanno dato un contributo positivo per migliorare la società, seguite da PMI (45%), cittadini italiani in generale (43%), Amministrazioni locali (41%) e dall’Europa che con il 41% delle citazioni è l’ente che cresce di più rispetto al 2020 (31%) nella valutazione generale. Da notare per il non profit anche lo scarto ridotto tra quello che è stato fatto e quello che si sarebbe dovuto fare.

Tra le cause più sostenute negli ultimi 12 mesi, spicca ancora in vetta la ricerca medico-scientifica col 37% (ma in calo rispetto al 44% del 2020); seguono il sostegno alle persone in stato di bisogno (24% contro il 21% del 2020); il contributo contro fame e povertà nel mondo (20% vs 19%); la protezione animali (17%, stabile); l’assistenza ai malati (17%, stabile); le emergenze umanitarie (15% vs 20%); il sostegno alla disabilità (12% vs 16%) e le adozioni a distanza (10% vs 15%). La donazione media si attesta a 90 euro annuali, ma il 28% del campione dichiara donazioni superiori ai 100 euro.

Dal presente al futuro: se si chiede quali cause gli italiani ritengono che sarà prioritario sostenere, crescono nelle intenzioni donatorie soprattutto la ricerca medico scientifica (+ 18 punti); il sostegno alle persone bisognose (+14); il contributo contro fame e povertà nel mondo (+19); la protezione animali (+12); l’assistenza ai malati (+6); le emergenze umanitarie (+8).

Testamento Solidale: aumentano attitudine e conoscenza

Cresce ancora il numero di quanti hanno già predisposto un lascito testamentario o sono orientati a farlo: tra gli ultracinquantenni sono il 22%, con una crescita di ben 10 punti in 3 anni (erano il 12% nel 2018). E si può decisamente asserire che il Testamento solidale, ovvero quello nel quale la cosiddetta “quota disponibile” include anche un lascito in favore di una causa benefica, non sia più un oggetto misterioso per gli italiani. Il 73% sa di cosa si tratta e la percentuale aumenta di ben 10 punti (83%) tra chi ha più di 60 anni.
Per contro, si riduce in generale la propensione a fare testamento. Il 17% dichiara di averlo già fatto o di averne intenzione (era il 21% nel 2020), ma la percentuale sale notevolmente (27%) tra gli over 70. Cresce però anche la percentuale di quanti escludono di farlo (42%, era il 34% nel 2020). La percentuale di chi lo ha fatto o ne ha intenzione raggiunge il 27% tra chi ha un titolo di studio medio-alto; il 24% tra chi ha fatto almeno una donazione per l’emergenza Covid-19, il 23% tra chi fa volontariato, il 22% tra chi si dice favorevole a fare un lascito solidale.

Ma chi, nella percezione generale, potrebbe fare un lascito solidale? «Quanti lo ritengono un gesto per tutti sono ancora una minoranza», ha osservato Paolo Anselmi, presidente di Walden Lab che ha illustrato i dati.
Qualche luogo comune persiste: per il 47% degli intervistati, può fare un lascito chi non ha eredi; chi è ricco (40%) e chi è più sensibile alle cause umanitarie (27%). Solo un 13% ritiene che il lascito solidale sia un gesto alla portata di tutti, a prescindere dal patrimonio e dallo stato civile. Rispetto ai principali dubbi verso il lascito: il 44% è frenato dalla precarietà lavorativa dei figli (percentuale che sale al 57% tra gli over 70); il 33% preferisce privilegiare gli eredi (questa preoccupazione cresce di 10 punti tra chi ha più di 70 anni); il 32% ha scarsa fiducia su come saranno utilizzati i suoi fondi; il 22% non vuole donare per qualcosa che non potrà poi vedere concretizzata, anche se gli ultrasettantenni sentono meno questo timore (sono il 14%); l’11% teme infine che i familiari non reagirebbero bene.
Tra chi farebbe un lascito solidale, il 66% coinvolgerebbe i congiunti nella scelta (erano il 71% nel 2020) mentre il 20% prenderebbe questa decisione in completa autonomia (era il 17% nel 2020), ma la percentuale sale fino al 33% fra i più anziani (over 70). Ma quale sarebbe il momento giusto per condividere una tale decisione? Il 48% lo farebbe sin dall’inizio, il 52% solo dopo aver già preso una propria decisione in merito. Il 31% chiederebbe il parere dei familiari sull’organizzazione da scegliere, il 28% sull’importo da destinare, il 22% sull’opportunità o meno di fare un lascito, il 19% su numero e tipologia di cause da sostenere.

«I dati ci mostrano un fenomeno in crescita, anche grazie alle campagne di sensibilizzazione condotte dal Comitato Testamento Solidale. Siamo contenti, ma anche consapevoli della strada che ancora dobbiamo percorrere, per superare alcuni luoghi comuni e tabù», spiega Rossano Bartoli, Portavoce del Comitato Testamento Solidale e presidente della Lega del Filo d’Oro. «Il testamento solidale è uno strumento straordinario per le organizzazioni del Terzo settore, che con il loro operato garantiscono in trasparenza che le ultime volontà di un donatore si trasformino in progetti concreti in favore di chi ne ha bisogno. Soprattutto, è una scelta che può fare chiunque nel pieno rispetto degli eredi, senza ledere in alcun modo i diritti loro garantiti dalla legge. Non esistono patrimoni di serie A e di serie B: chiunque, anche con una piccola somma o con un bene, può predisporre un lascito solidale e donare un futuro migliore a chi resta». Bartoli si è detto soddisfatto di quanto fatto in questi otto anni dal Comitato che oggi annovera 24 organizzazioni «abbiamo sviluppato tante iniziative per favorire l’informazione, dobbiamo continuare a fare sensibilizzazione e i risultati della ricerca ci incoraggiano a continuare su questa strada».

Quella che si può fare attraverso un testamento solidale è «una solidarietà a portata di tutti», sostiene il notaio Gianluca Abbate, Consigliere Nazionale del Notariato con delega al Terzo settore e sociale. Che aggiunge: «Prevedere un lascito solidale nelle proprie disposizioni testamentarie è la massima espressione del donare e del donarsi agli altri al di là del tempo e permette non solo di disporre dei propri averi, ma di affidare anche i valori in cui si crede a solide organizzazioni “non profit” che operano, ogni giorno, con competenza, professionalità, trasparenza e possibilità di "fare rete" con gli attori locali, nazionali e internazionali impegnati negli stessi ambiti, allo scopo di realizzare progetti concreti, efficaci, socialmente rilevanti, sostenibili e misurabili nei risultati. Mentre la pandemia e la sua onda lunga stanno accentuando il bisogno di certezza per guardare al futuro con fiducia, gli italiani riconoscono l’importanza del lascito solidale e, in questo contesto, il notaio rappresenta un punto di riferimento, umano e professionale, per dare corretta attuazione alle disposizioni testamentarie, anche ispirate da solidarietà sociale. Per tale motivo il Consiglio nazionale del Notariato continua a rinnovare, anno dopo anno, il proprio impegno al fianco di Testamento Solidale al fine di promuovere la conoscenza dei lasciti».

Da parte sua Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeutica che ha affidato il suo intervento a una pillola video ha sottolineato come il lascito solidale sia anche «un modo per sconfiggere la morte, perché attraverso quello che lasciamo passiamo il testimone. Dai primi graffiti della preistoria chi lascia una traccia esiste».

Italiani più preoccupati per la società che per se stessi

La solidarietà avrà un ruolo fondamentale se, come emerge dalla ricerca, la visione del futuro della società per gli italiani non è poi così rosea. Solo il 29% ha una prospettiva decisamente ottimistica, a fronte di un 33% che invece pensa che ci sarà un peggioramento delle condizioni generali. Il fronte dei pessimisti avanza di 4 punti percentuali rispetto ai dati del 2020 (29%).
Gli ottimisti raggiungono il 59% tra chi ha una situazione personale positiva, il 41% tra chi fa volontariato attivo, il 37% tra chi ha fatto una donazione per fronteggiare l’emergenza. I pessimisti invece raggiungono il 38% tra chi è donna; il 37% tra chi ha più di 50 anni (a fronte di un 24% di giovani under 30) e il 38% tra chi vive nel Nord Italia (a fronte di un 29% che vive nel Centro-Sud).
Rispetto alla survey 2020, si registra una sensibile perdita di aspettativa positiva rispetto al senso civico e alla solidarietà, lo spirito di comunità dell’“Andrà tutto bene”, insomma, pare vacillare ma va anche segnalato che chi prevede una crescita di senso civico (26%) e di solidarietà (30%) resta comunque una maggioranza rispetto a chi ne prevede un declino. «La convinzione come umanità di essere onnipotenti è stata messa in crisi da un virus. E questo è accaduto ovunque», ha osservato Donatella Marazziti, psichiatra Università di Pisa e Università Unicamillus Roma. «All’ottimismo del primo lockdown ha fatto seguito la disperazione e il ripiegamento della seconda ondata. Ora però stiamo notando che c’è di nuovo un’apertura verso la solidarietà».

Dalla survey emerge anche che persone sempre più giovani si avvicinano al mondo delle donazioni. Focalizzando l’attenzione sugli ultimi 2 anni, in media dichiara di aver fatto almeno una donazione il 46% del campione, ma si nota un picco di crescita tra i 25 e i 39 anni, che rispetto al 2020 registra un aumento di ben 9 punti sopra la media. Stringendo ulteriormente il focus sulla fascia tra i 25 e i 34 anni, il 59% ha fatto almeno una donazione nella vita; il 42% lo ha fatto negli ultimi 2 anni e il 32% in particolare per l’emergenza Covid-19. Nel 2021 ha donato il 25% degli under 35, ma i più giovani “donano” anche tempo e competenze: il 52% fa volontariato (vs 43% degli over 35). Inaspettatamente, il 60% degli under 35 conosce il lascito solidale: un dato inferiore rispetto al 76% degli over 35, ma certamente superiore alle aspettative.
L’altruismo contagia i più giovan nonostante rispetto alla visione della società la loro prospettiva sia in linea con l’opinione media, non proprio rosea. Tuttavia il 34% del campione under 35 è fiducioso e positivo rispetto alla prospettiva personale (vs il 25% degli over 35). In generale i giovani sono più positivi rispetto a tutti gli aspetti indagati: impegno nel proprio lavoro (44% dei giovani vs 34% di over 35); fiducia negli altri (25% dei giovani vs 14% over 35); aspettativa di benessere economico (21% dei giovani vs 11% over 35). Tra i valori, oltre a salute e famiglia, acquistano rilevanza maggiore i risparmi 61% (vs 42%); le amicizie 45% (vs 37%); il lavoro 44% (vs 32%).

Del Comitato Testamento Solidale fanno parte 24 organizzazioni non profit: ActionAid, AIL, AISM, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d’Oro, Save the Children, Associazione Luca Coscioni, Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus, Amnesty International, Amref, Apurimac onlus, CBM, Greenpeace, Humanitas, Istituto Pasteur Italia Fondazione Cenci Bolognetti, Operation Smile Italia Onlus, Fondazione Telethon, Fondazione Umberto Veronesi, Mission Bambini, Progetto Arca, Unicef, Università Campus Bio-Medico di Roma, UICI e Vidas.

Prossimamente, al tema dei lasciti solidali Vita dedicherà un numero speciale. Maggiori informazioni: a.perini@vita.it

In apertura photo by Napendra Singh on Unsplash


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