Coopi Ph Edoardo Soteras Jalil
Minori

Ricongiungimenti, il viaggio di ritorno verso la famiglia d’origine

16 Febbraio Feb 2022 0900 16 febbraio 2022
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Da gennaio 2021 ad oggi l'organizzazione Coopi, nella Repubblica Democratica del Congo, ha identificato 1.162 bambini non accompagnati ed è riuscita a ricongiungere 812 minori alla famiglia d’origine. I minori, nella maggior parte dei casi, erano stati reclutati da gruppi armati

Elodie (nome di fantasia) quando aveva 10 anni è stata rapita dall’esercito di Resistenza del Signore, un gruppo armato attivo nella Repubblica Democratica del Congo, in Sud Sudan, Uganda e Repubblica Centrafricana. Il gruppo si è specializzato nel rapimento di bambini, che poi diventano combattenti o schiavi sottoposti a condizioni di vita spaventose. Elodie ha vissuto sei anni con il gruppo armato. Non si sa se sia fuggita o sia stata rilasciata. Quando è stata ritrovata dall’organizzazione Coopi-Cooperazione internazionale a Obo (Haut-Mbomou, sud-est della Repubblica Centrafricana), Elodie pronunciava pochissime frasi. Un operatore si è accorto che parlava il lingala, una lingua congolese ed è lì che l’organizzazione ha iniziato la ricerca della famiglia d’origine. Coopi fornisce assistenza ai minori che a causa della guerra o degli attacchi sono stati persi: cibo, cure mediche, istruzione e protezione all'interno di una famiglia di accoglienza temporanea. «Poi ci mettiamo alla ricerca delle famiglie di origine, una vera e propria indagine»,racconta Luis Sisto, area manager in Repubblica Democratica del Congo, «e favoriamo il reinserimento. La prima volta che Coopi si è occupata di ricongiungimento familiare risale al 1994, all’epoca della guerra del Ruanda, quando ha ricondotto oltre 20mila bambini separati o non accompagnati presso la famiglia di origine o quantomeno una cerchia familiare». Successivamente, nel 1999, al termine della decennale guerra civile in Sierra Leone, Coopi ha seguito la smobilitazione, il recupero e il reinserimento sociale dei bambini e delle bambine che erano stati assoggettati e impiegati nei gruppi armati, segnando un'altra tappa nel suo percorso di expertise nella protezione dell’infanzia in contesti di crisi. Intervista a Destin Zenga, che in Repubblcia Democratica del Congo gestisce il progetto sui ricongiungimenti familiari.

Come è nato l’attuale progetto di ricongiungimento familiare di Coopi oggi attivo nella Repubblica democratica del Congo?
Il progetto "Ricerca di soluzioni durabili per i bambini affetti dal conflitto armato", finanziato dall'Unicef, è nato in un contesto di crisi umanitaria. Siamo in Repubblica democratica del Congo, dove Coopi è presente dal 1977. I territori di Djugu, Mahagi e Irumu, nella provincia di Ituri, sono teatro di un conflitto armato che ha causato una profonda crisi umanitaria. Bambini, donne e uomini sono vittime di stupri, mutilazioni, torture e omicidi perpetrati da gruppi armati. Tra i sopravvissuti, ci sono molti bambini che si ritrovano soli, che vengono arruolati nei gruppi armati stranieri e nazionali, o ridotti in schiavitù. Le risorse naturali sono al centro delle brame nella provincia di Ituri; i conflitti interetnici contribuiscono alla sua continua destabilizzazione; questa insicurezza permanente permette ai miliziani e ai ribelli di agire impunemente. Il risultato è sfollamento, perdita dei mezzi di sussistenza, violenze. Al 1° febbraio 2022, si sono contati 20.000 nuovi sfollati (Rapporto di allerta OCHA - 22 febbraio 2022). In particolare, nel gennaio 2022, sono stati documentati 1.626 incidenti di protezione.

Quanti minori sono stati restituiti alle loro famiglie d'origine dall'inizio del progetto?
Da gennaio 2021 ad oggi Coopi ha potuto identificare quasi 1.162 bambini non accompagnati (572 femmine, 590 maschi) e ha riunito 812 bambini, tra cui 368 ragazze e 444 ragazzi, con le loro famiglie d'origine.

Come rintracciate la famiglia d'origine?
Il processo di riunificazione familiare è complesso e richiede una media di 30-45 giorni. Tuttavia, in alcuni casi risalire alla famiglia d’origine è molto difficile o addirittura impossibile a causa dell'insicurezza o dell'inaccessibilità di alcune aree dove le strade sono in uno stato di totale abbandono. Il rintracciamento della famiglia di un bambino non accompagnato inizia dal luogo in cui il bambino è stato identificato. Mentre la ricerca della famiglia va avanti i minori sono ospitati da famiglie affidatarie spontanee e transitorie, che vengono seguite dai gruppi di assistenza comunitaria sostenuti dal progetto, ma anche dai leader locali e dagli agenti locali del Dipartimento degli Affari Sociali dello Stato.

Quali sono le situazioni iniziali? Perché i bambini non sono con la loro famiglia d'origine?
L'est della Repubblica Democratica del Congo continua a vivere una profonda crisi umanitaria, causata dai vari gruppi armati stranieri e nazionali. Questa situazione è all’origine degli sfollamenti della popolazione. Durante la fuga, i componenti dei nuclei familiari possono separarsi e perdersi, così come durante gli attacchi i genitori possono venir uccisi. I figli, rimasti orfani, non hanno accesso all'istruzione e sono esposti al reclutamento nei gruppi armati. Nel caso delle ragazze, alcune sono costrette a praticare la prostituzione come mezzo di sussistenza e altre sono sfruttate nelle zone minerarie. Inoltre, molte ragazze nelle zone di conflitto sono vittime di stupri e violenze sessuali che causano gravidanze multiple indesiderate. Nei siti per sfollati dove il numero dei bambini è molto alto, i minori subiscono attacchi, hanno serie difficoltà di sopravvivenza e stanno sviluppando problemi psicosomatici, comportamentali, di depressione e di ansia.

Una volta trovata una famiglia come avviene il processo di reintegrazione?
Un responsabile psicosociale parla con il minore almeno 72 ore prima del ricongiungimento, si informa la famiglia dell’arrivo, si prepara un kit di ricongiungimento (composto principalmente da una valigia, vestiti, kit di igiene) e tutti i documenti necessari: certificato di ricongiungimento per i minori non accompagnati rilasciato dalla Divisione Provinciale degli Affari Sociali dell’Ituri e per i casi di minori associati a gruppi o forze armate, certificato di uscita firmato dal comandante della regione militare che attesta che il bambino sta iniziando la vita civile, garantendogli la sicurezza nella sua comunità di origine. È importante investire in questo tipo di progetti perché rispondono ai bisogni reali e più urgenti dei bambini, poiché ogni minore ha il diritto di stare con i propri genitori, con i propri fratelli e sorelle. Questo tipo di progetti permette di ristabilire i diritti dell’infanzia e di ridurre la vulnerabilità e i rischi di abuso e sfruttamento di cui questi bambini sono vittime.

Credit foto: Edoardo Soteras

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