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L'effetto "long Covid" sul dono: giù le donazioni, giù il volontariato

3 Ottobre Ott 2022 1210 03 ottobre 2022
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L'Istituto Italiano della Donazione presenta il suo annuale rapporto in occasione del Dono Day del 4 ottobre. Le persone che dichiarano di aver donato risorse economiche alle associazioni ha registrato nel 2021 un netto un calo di 2,3 punti percentuali. I volontari scendono al 7,3% degli italiani. Aumentano però le organizzazioni non profit che hanno visto crescere la raccolta fondi, con un balzo delle donazioni da aziende

Giù il volontariato, ossia la donazione di tempo. Riprende la donazione di sangue rispetto al 2020 anche se i livelli di donazione di sangue, plasma e altri componenti non sono ancora tornati ai livelli pre-pandemici; donazione di organi e trapianti invece sono tornati ai livelli pre-Covid. Segno negativo anche per le donazioni in denaro: le persone che dichiarano di aver donato risorse economiche alle associazioni ha registrato nel 2021 un netto un calo di 2,3 punti percentuali, dopo il lieve aumento registrato nel 2020 sull’onda dell’emergenza Covid. Sono i dati del Rapporto annuale “Noi doniamo”, curato dall’Istituto Italiano della Donazione (IID) e presentato in occasione del Giorno del Dono che si celebra il 4 ottobre.

«È un effetto che ci aspettavamo», commenta il presidente dell’Istituto Italiano della Donazione Stefano Tabò, «perché anche il dono, come tutte le sfere della vita pubblica e privata delle persone, non può non aver subito contraccolpi dalle crisi a più livelli che stiamo vivendo. Se i dati messi insieme mostrano una contrazione dell’impegno personale, va sottolineato però che le organizzazioni del Terzo settore dimostrano una sostanziale tenuta. Questo dimostra la loro capacità di reagire e di praticare anche nuove strade. Ci sono tutte le condizioni per continuare a richiamare i cittadini a mettersi in gioco, per esprimere concretamente, attraverso il dono, il loro personale contributo».

Volontariato in difficoltà

Il volontariato ha subito nel 2021 un contraccolpo inedito, dopo aver passato quasi indenne l’anno dell’emergenza Covid. Nel 2021 invece l’attività di volontariato è calata di 2,5 punti percentuali rispetto al 2020: se nel 2019 il 9,8% degli italiani aveva svolto volontariato in associazioni e lo stesso avevano fatto nel 2020 il 9,2% degli italiani, il 2021 ha registrato un crollo di quasi due punti percentuali, portando il popolo del volontariato ad assestarsi attorno al 7,3%. Anche l’attività gratuita non in associazioni di volontariato ha registrato una battuta d’arresto nel 2021, passando al 2,1% dal 3% del 2020. Il calo è più accentuato al Nord, che pure mantiene i più alti i livelli di impegno volontario. Trasversale la diminuzione anche per genere ed età, anche se è più accentuata tra le femmine, tra i giovani di 14-19 anni (-4,6 punti percentuali) e 60-64enni (-3,5 punti percentuali).

Donazioni economiche

Sono dodici su cento gli italiani che dichiarno di aver donato risorse economiche alle associazioni nel 2021: un calo di 2,3 punti percentuali rispetto al 14,3% del 2020. Tornano a crescere invece i dati relativi alle donazioni informali, che non transitano dalle organizzazioni non profit: secondo i dati rilevati da DOXA, sale al 33% la percentuale di coloro che hanno effettuato almeno una donazione di questo tipo (in ripresa dopo il lockdown ma ancora lontana dal 41% del 2019) e cala al 61%) la quota di coloro che dichiarano di non avere fatto alcun tipo di donazione.

Segnali positivi arrivano invece dalle organizzazioni non profit: l’indagine 2022 curata dall’Istituto Italiano della Donazione sull’andamento delle raccolte fondi dice che il 33% del campione ha visto un incremento di entrate totali (erano state il 20% nel 2020), a fronte del 39% che registra un decremento (furono il 53% nel 2020). Questi risultati tornano ad allinearsi con quelli degli anni precedenti alla pandemia, quando gli enti in miglioramento si erano sempre attestati tra il 35% e il 42% del totale. Risultati ancora più positivi per le entrate da raccolta fondi, in questo caso le ONP che migliorano fanno un balzo di 21 punti percentuali passando dal 25% del 2020 al 46% del 2021. La fonte di maggiori entrate è rappresentata in grande preponderanza da persone fisiche (74%), seguita poi dal 5 per mille (24%) e infine dai lasciti testamentari, che anche quest’anno si riconfermano rappresentare ancora una minima parte della raccolta fondi da privati (1%). Ben il 69% delle ONP dichiara che questo tipo di entrate non sono state rilevanti negli ultimi due anni. «Un dato da sottolineare - aggiunge Cinzia Di Stasio, il segretario generale IID - è legato all’aumento delle ONP che migliorano la propria raccolta fondi con l’incremento delle entrate dalle aziende: le ONP che hanno raccolto di più dalle aziende passano dal 6% del 2020 al 26% del 2021, testimoniando come il profit sia sempre di più una fonte importante di sostegno e collaborazione».

Il 2021 in sostanza è stato l’anno in cui si sono cominciati ad avvertire in modo netto gli effetti di più lunga durata della pandemia. Se nel 2020 avevamo visto il reindirizzamento delle donazioni economiche verso ospedali e protezione civile e il conseguente distoglimento delle risorse dal non profit e dalle classiche cause, nel 2021 il Rapporto “Noi doniamo” evidenzia due tendenze. Da una parte un effetto long covid negativo sulla propensione a donare, in tutte le dimensioni del dono. «Esiste quindi una questione generale che deve essere affrontata da tutti gli attori del non profit e dalla politica che riguarda un generale affievolimento della cultura della solidarietà nel nostro Paese di cui sarebbe utile indagare le cause e approfondire le forme», si legge nel Rapporto. «Dall’altra parte, ed è il secondo effetto, si registra una capacità delle organizzazioni non profit di resistere a queste tendenze, rafforzando le relazioni con i propri donatori, anche con i privati cittadini, per continuare a coltivare le proprie cause. La sfida che si pone è però sistemica: se non verrà invertito il trend rispetto alle donazioni economiche e all’impegno volontariato, il rischio è che il non profit veda progressivamente, e nemmeno lentamente, erodere il terreno su cui crescono i frutti del proprio impegno. Perché è molto più impegnativo essere generosi che non egoisti».

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