Società

Crisi, la paura più ricorrente è quella di ritrovarsi poveri

14 Ottobre Ott 2022 1535 14 ottobre 2022

Una ricerca dell’Inc Non Profit Lab in collaborazione con Rai per la Sostenibilità (“Poveri noi. Il Terzo Settore e la sfida dei nuovi bisogni, dopo i tre anni che hanno sconvolto il mondo”), ci mostra un’Italia sempre più spaventata ma anche la risposta di grande generosità arrivata dal Terzo settore e pure il rischio di una “nazionalizzazione” degli interventi delle Onp e l’effetto long Covid sulle donazioni

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Povertà
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Una ricerca dell’Inc Non Profit Lab in collaborazione con Rai per la Sostenibilità (“Poveri noi. Il Terzo Settore e la sfida dei nuovi bisogni, dopo i tre anni che hanno sconvolto il mondo”), ci mostra un’Italia sempre più spaventata ma anche la risposta di grande generosità arrivata dal Terzo settore e pure il rischio di una “nazionalizzazione” degli interventi delle Onp e l’effetto long Covid sulle donazioni

Due anni di crisi, passando attraverso una pandemia globale e il conflitto in Ucraina con le speculazioni annesse e connesse. Eventi che hanno rimesso in discussione non solo i rapporti diplomatici ed economici di tutto il pianeta ma anche l’equilibrio psichico di milioni di persone. Che cosa ci spaventa di più, al tirar delle somme? Prima tra tutte la povertà. Questo è quanto emerge da “Poveri noi. Il Terzo Settore e la sfida dei nuovi bisogni, dopo i tre anni che hanno sconvolto il mondo”, una ricerca dell’Inc Non Profit Lab realizzata in collaborazione con Rai per la Sostenibilità. Lo studio, presentato questa mattina, fotografa non solo un’Italia sempre più povera e spaventata, ma anche la risposta di grande generosità arrivata dal Terzo settore e pure il rischio di una “nazionalizzazione” degli interventi delle Onp e l’effetto long Covid sulle donazioni.

In questo scenario cresce l’importanza della buona comunicazione, dell’informazione radiotelevisiva, della raccolta fondi tramite numero solidale. I dati della ricerca dicono che la povertà è l’emergenza più sentita, sia dall’opinione pubblica (3 persone su 10) che da chi opera nel Non Profit (6 su 10). Ma altre quattro grandi paure emergono poi con chiarezza: l’insicurezza alimentare, il rischio del collasso del sistema sanitario italiano, gli arretramenti nella lotta al cambiamento climatico e il diffondersi del disagio psicologico seguito alla pandemia e alle sue conseguenze, sul tessuto economico e sociale.

«C’è un tema chiarissimo davanti a noi: le disuguaglianze che segnano sempre più profondamente la società italiana», sottolinea Roberto Natale, direttore di Rai per la Sostenibilità Esg. «Il 2020 è stato l’anno in cui l’appello alle donazioni della Protezione civile, rilanciato dalle reti del servizio pubblico, ha permesso di raccogliere la cifra record di 169 milioni euro. Persino le trasmissioni più “leggere” hanno scelto di stare concretamente al fianco di chi lavora a curare le ferite sociali, devolvendo alle Organizzazioni del Terzo settore le vincite solitamente destinate ai comuni concorrenti. Il servizio pubblico decide la sua ulteriore legittimazione su questo terreno, lo stesso che è oggetto del lavoro quotidiano del Terzo settore. Per questo è importante che il nostro rapporto di collaborazione si faccia sempre più stretto. Al di là della doverosa attenzione dell’informazione alle singole iniziative, al di là degli spazi di raccolta fondi o di sensibilizzazione accordati all’una o all’altra sigla, è essenziale che si stabilizzi un tavolo di consultazione permanente con l’insieme dell’associazionismo».

Già i dati Eurostat avevano indicato che, ad agosto di quest’anno, le persone a rischio povertà erano circa 12 milioni, con un minorenne su quattro che vive in famiglie dove la povertà è una realtà quotidiana. Il Rapporto Coop 2022 parla invece di 18 milioni di persone in difficoltà nell’accesso a beni e servizi di primaria necessità: 6 milioni in più rispetto a un anno fa. Un italiano su 3 (32%) entro la fine dell’anno non riuscirà più a pagare gas e luce, a causa del caro energia.

Dopo aver fotografato le percezioni legate a questo scenario, tra vecchi e nuovi bisogni, la ricerca del Non profit Lab di Inc mostra, specularmente, le reazioni del Terzo settore, uno dei principali player chiamati a trovare risposte adeguate per non lasciare indietro nessuno, per assicurare coesione nella società. Emerge così che il Terzo settore ha risposto proattivamente e tempestivamente, organizzando nuove campagne di comunicazione e raccolta fondi (55%) e nuovi progetti (45%) in risposta ai bisogni scaturiti o aggravati dall’emergenza continua degli ultimi 3 anni. Una significativa capacità di ascolto e risposta che si è tradotta anche, per chi già operava sui temi che le emergenze hanno evidenziato, in un potenziamento di progetti già in essere nelle aree interessate (36%) e nella riorganizzazione di strutture operative e modelli d’intervento in quegli ambiti (35,2%). Per quel che riguarda le campagne di raccolta fondi, le donazioni per cause legate alle emergenze sono aumentate (52%) a fronte di un calo di donazioni (19,7%) per tutto ciò che è slegato dall’attualità. Questo dato rispecchia quanto già rilevato dalla ricerca “Noi Doniamo” della Doxa, secondo la quale i cittadini hanno risposto con il cuore destinando risorse importanti alla lotta al Covid e poi, più avanti, agli interventi in soccorso della popolazione ucraina, finendo in parte per favorire realtà istituzionali, come ospedali e Protezione civile, a scapito delle organizzazioni non profit, che hanno visto calare i donatori dal 26% al 21%.

Torna a crescere l’attenzione per le campagne di raccolta fondi tramite numerazione solidale. Il 60,6% delle associazioni, in questi ultimi 3 anni, ha fatto richiesta per ottenere una campagna di raccolta fondi televisiva tramite sms solidale. E la metà di quelle che non lo hanno fatto (18,3%, su un totale del 39,6%) sta seriamente valutando di tornare a chiedere questa opportunità, proprio per fronteggiare le necessità crescenti sul fronte della raccolta fondi per garantire sostenibilità ai propri progetti.

Sul fronte digital si punta sui grandi classici. La tendenza delle Onp a fare promozione on line, accelerata negli ultimi anni dall’impossibilità di organizzare appuntamenti ed eventi in presenza (soprattutto a scopo di raccolta fondi), si conferma e vede nella top 3 degli strumenti più utilizzati Social Ads (92%), Dem (75%) e Google Ads (68%). Gli addetti ai lavori sono però anche proiettati verso il dialogo con nuovi target: social come TikTok o l’Addressable Tv sono stati indicati come i canali innovativi digital attualmente in fase sperimentazione.

Nei prossimi 2 o 3 anni la situazione d’incertezza persisterà. Secondo il 45% di chi opera nel Terzo settore, i problemi saranno gli stessi evidenziati oggi. A fronte di ciò, un 38% vede delinearsi una società fortemente impegnata a risolvere queste emergenze e una quota, un po’ più piccola (23,9%), che si arrende alla visione pessimistica di una società sempre più povera, individualistica e ripiegata su sé stessa. Quasi la metà (48%) ritiene che il Terzo settore saprà rispondere alle esigenze degli italiani anche laddove le istituzioni non riusciranno ad arrivare, e avrà un ruolo fondamentale e socialmente riconosciuto per uscire dalla crisi (39,4%). Chi opera nelle Onp pensa poi che, per rispondere adeguatamente ai bisogni, sarà sempre più necessario e importante fare squadra con le istituzioni (22,5%) e sarà indispensabile organizzarsi con realtà di secondo livello per fare lobbying (24%) e aumentare la propria rilevanza ed efficacia.

Ci saranno sempre più associazioni che si occuperanno di povertà ed emergenza sanitaria (31%) e le campagne si concentreranno sempre più sull’Italia (28%) e sui problemi dei nostri connazionali. In questa visione poco rosea del futuro da parte delle Onp, il tema di una graduale crisi della solidarietà, che tra l’opinione pubblica è il meno sentito, spaventa invece il 32,4% di chi con la solidarietà lavora ogni giorno. Sulla raccolta fondi, due visioni a confronto: per il 35,2% delle associazioni caleranno, per il 23,9% cresceranno. Uno sguardo sul futuro leggermente più positivo rispetto al quadro emerso dall’analisi 2021 dell’Istituto Italiano della Donazione, secondo cui la raccolta fondi è in calo per il 54,5%, in crescita per il 25% delle associazioni.

«Con il suo lavoro di osservazione, ricerca e analisi – spiega il presidente di Inc, Pasquale De Palma – il Non Profit Lab di Inc si propone di aiutare il mondo del non profit a cogliere i cambiamenti del nostro tempo, magari ad anticiparli, soprattutto ad accompagnarli con analisi e soluzioni. Sono più di 25 anni che siamo al fianco di organizzazioni non governative, Onlus e Fondazioni per raccontare le loro storie, sensibilizzare le persone, costruire reputazione».

Credits: foto Laura Caggiari (consegna alimentari a persone indigenti)

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