Farnesina

Il nuovo Governo e l'importanza della cooperazione allo sviluppo

22 Ottobre Ott 2022 1400 22 ottobre 2022

Nell’ottica delle alte competenze auspicate, il viceministro o la viceministra della cooperazione internazionale allo sviluppo ha grande rilevanza strategica per il successo geopolitico del nostro paese. Dovrà avere una visione internazionale ampia e conoscere la materia. Il Presidente del Consiglio non sottovaluti questa funzione quando dovrà decidere la persona per esercitarla e sappia che nel mondo della cooperazione non governativa ci sono capacità, conoscenze, competenze maturate in anni di lavoro e in esperienze di alto profilo anche istituzionale

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Antonio Tajani
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Nell’ottica delle alte competenze auspicate, il viceministro o la viceministra della cooperazione internazionale allo sviluppo ha grande rilevanza strategica per il successo geopolitico del nostro paese. Dovrà avere una visione internazionale ampia e conoscere la materia. Il Presidente del Consiglio non sottovaluti questa funzione quando dovrà decidere la persona per esercitarla e sappia che nel mondo della cooperazione non governativa ci sono capacità, conoscenze, competenze maturate in anni di lavoro e in esperienze di alto profilo anche istituzionale

Il Presidente del Consiglio on. Giorgia Meloni ha costantemente reclamato un governo con ministri di alto profilo politico e autorevoli competenze tecniche. La strada è indubbiamente giusta, imposta anche dall'ampiezza dei problemi da affrontare

Le questioni italiane ed europee sono strettamente collegate al contesto internazionale con le sue dinamiche, che devono essere conosciute per rendere più vera, nelle relative scelte politiche, la valutazione dell’interesse per l’Italia. È vitale anche il percorso inverso, per cercare di cogliere come e quanto ogni paese, nel continente più vicino o in quelli più lontani, possa rappresentare opportunità da cogliere e sviluppare.

La cooperazione internazionale è per l’Italia la strada maestra per la sua crescita nel progresso e lo sviluppo sostenibile. Anche perché questa cooperazione è desiderata, richiesta, perché il made in Italy (che, oltre a moda e cibo, riguarda decine e decine di settori produttivi) è ritenuto di alta qualità; perché alcuni di coloro che hanno studiato in Italia sono oggi ministri, imprenditori, docenti nei propri paesi; perché gli immigrati che hanno avuto successo nelle nostre regioni hanno saputo costruire ponti di dialogo e di affari; perché l’Italia ha saputo mantenere buone relazioni diplomatiche e politiche quasi ovunque. Leaders africani conoscono anche il made in Italy formato solidarietà: molti tra loro hanno sperimentato negli anni la serietà e la resilienza delle Ong Italiane radicate nei territori con successi importanti nella salute, l’agricoltura, l’educazione, le realtà produttive, la governance, l’aiuto umanitario.

La politica estera dell’Italia che Antonio Tajani (nella foto) è stato chiamato a dirigere, si è sempre ispirata ai principi della cooperazione fra gli Stati e i popoli, per la promozione degli interessi nazionali e di una globalizzazione basata su rapporti di giustizia, equità, rispetto dei diritti e della dignità della persona e delle comunità, tutela dell’ambiente, convivenza, pace e sicurezza. Ancor più ora, con l’interconnessione dei problemi che si devono affrontare, la politica di cooperazione deve essere il fondamento di ogni rapporto internazionale e deve rimanere il cardine su cui si sviluppano le relazioni a livello politico, economico, culturale, accademico, ambientale, dei diritti, dello sviluppo, della lotta alla povertà, della sicurezza.

L’Africa in particolare è per l’Europa e in particolare per l’Italia il principale continente con cui stabilire stretti rapporti di partenariato e di cooperazione, a livello nazionale e territoriale. La cooperazione per il progresso e lo sviluppo del continente è un investimento anche per il nostro benessere e il consolidamento dei nostri valori e della nostra democrazia. Guardando in prospettiva, l’Africa ha bisogno dell’Europa come l’Europa ha bisogno dell’Africa. Uno sguardo e un impegno lungimiranti potrebbero, a beneficio del nostro paese, posizionare l’Italia in prima fila.

Nell’ottica dell’autorevolezza e delle competenze auspicate per il nuovo governo, il viceministro o la viceministra della cooperazione allo sviluppo ha quindi grande rilevanza strategica per il successo geopolitico del nostro paese e dovrà avere una visione internazionale ampia, conoscere la materia e possibilmente avere cognizione diretta dei contesti e le comunità per potere costruire e moltiplicare rapporti di vero partenariato con le istituzioni nazionali e territoriali dei paesi in sviluppo, valutandone l’importanza politica e l’interesse per l’Italia.

Il Presidente del Consiglio non sottovaluti questa funzione quando si dovrà decidere la persona più indicata per esercitarla. Se non ci sarà un politico con le caratteristiche richieste, sappia che nel mondo della cooperazione non governativa (talvolta l’unica a portare la responsabilità di rappresentare la nostra nazione in contesti lontani) ci sono capacità, conoscenze, competenze maturate in anni di lavoro e in esperienze di alto profilo istituzionale, non solo in Italia e nei paesi in sviluppo ma anche in ruoli decisionali in Europa ed in ambito delle Nazioni Unite, che sarebbe un peccato non prendere in considerazione nella valutazione che sarà fatta.

La cooperazione per lo sviluppo è un investimento per l’Italia. L’affermazione, anche se chiara, necessita qualche illustrazione di merito.

Nel mondo 6 miliardi di persone vivono nei paesi meno sviluppati. Nel 2050 l’Africa subsahariana raddoppierà la popolazione a circa 2,3 miliardi, con un probabile bacino di 750 milioni di persone in età lavorativa (mentre l'Italia diminuirà di 15 milioni). Nonostante la crescita economica (ridottasi a causa della pandemia ma che era intorno al 5% medio annuo) una larga parte permarrà alla ricerca di un lavoro o di una sua maggiore stabilizzazione e qualificazione. L’Africa deve quindi offrire nuove opportunità di lavoro in modo diffuso e stabile. La crescita demografica produrrà inoltre un incremento della domanda di servizi pubblici e di investimenti in istruzione, formazione professionale, filiere industriali, agricole, commerciali, infrastrutture, logistica, trasporti e più in generale progresso sociale e umano, con particolare attenzione alle donne.

Il cambiamento climatico muterà il rapporto delle persone con la terra, la cui coltivazione richiederà approcci e tecnologie innovative. Sono tutti settori nei quali l’impresa, in particolare PMI, e la capacità tecnologia creativa italiana può fornire molte risposte. Occorre inoltre essere consapevoli che i motivi dell’emigrazione sono normalmente legati alla mancanza di fiducia, di prospettive e speranza nel futuro del proprio paese. Ad ognuno dovrebbe essere garantito il diritto di non essere obbligato ad emigrare, trovando le condizioni indispensabili per potere riappropriarsi del proprio destino. Tra tutte, la prima è quella del lavoro dignitoso e continuativo, fonte di dignità, come il nostro Pontefice ci ricorda spesso.

Per favorire l’espansione dell’impresa e del lavoro, la cooperazione allo sviluppo può assumere un ruolo decisivo. L’Europa se ne è resa ben conto nel 2014 con l’approvazione di una speciale policy per il settore privato. In sintonia con l’UE, anche la legge italiana 125/2014 riconosce l’importanza dell’impresa nella cooperazione internazionale. Alla dimensione fondamentale della solidarietà occorre infatti affiancare e rafforzare gli investimenti pubblici e quelli del settore privato, l’iniziativa imprenditoriale capace di conciliare business e profitto con gli obiettivi sociali, ambientali e di progresso delle comunità.

Molto di quanto l’Italia ha recepito nella legge 125 è rimasto ancora in quegli articoli, mentre altri paesi come Francia e Germania e anche Spagna, Olanda, Austria, i paesi nordici hanno sviluppato azioni di finanza sostenibile con e per le loro imprese, oltre che con e per la loro società civile che è spesso la presenza concreta nel paese con la rete di rapporti umani, la stima dei partner e il credito di fiducia, anche politico, procurato all’Italia. È una sfida che il settore privato italiano dovrà riuscire a cogliere, per un grande piano di cooperazione e di sviluppo per i prossimi decenni, in particolare con l’Africa, valorizzando il settore privato locale, a beneficio reciproco, sempre includendo nella partnership l’impegno sui diritti umani, l’equità di genere, la valorizzazione delle comunità e del territorio e collegandosi all’azione di quei soggetti non profit che sono da anni grandi conoscitori di quelle realtà grazie ai legami e ai partenariati costruiti mettendo al centro la persona umana.

La politica incentrata sulla cooperazione deve diventare il fondamento di ogni rapporto internazionale per dare credibilità, rilevanza e riconoscimento politico al ruolo dell’Italia nel mondo e rimanere il cardine su cui si sviluppano le relazioni a livello economico, politico, culturale, ambientale, dei diritti, dello sviluppo, della lotta alla povertà, della sicurezza. Un grande investimento per il futuro, il nostro futuro insieme a quello di tanti paesi partner.

* presidente emerito di INTERSOS e policy advisor di LINK 2007

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