Governance

Fondazione Con il Sud, così si cambia il presidente

2 Dicembre Dic 2022 0920 02 dicembre 2022

Un percorso innovativo ed esemplare quello scelto da Acri e Forum del Terzo settore, i due soci di Fondazione Con il Sud: un anno di convivenza tra presidente in carica e presidente designato per far sì che il cambio, previsto per maggio 2023, sia dolce e senza intoppi. Dopo una presidenza, quella di Carlo Borgomeo che quasi coincide con l'intera storia della Fondazione. Ecco il dialogo tra lui e il presidente designato, professor Stefano Consiglio

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Borgomeo E Consiglio
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Un percorso innovativo ed esemplare quello scelto da Acri e Forum del Terzo settore, i due soci di Fondazione Con il Sud: un anno di convivenza tra presidente in carica e presidente designato per far sì che il cambio, previsto per maggio 2023, sia dolce e senza intoppi. Dopo una presidenza, quella di Carlo Borgomeo che quasi coincide con l'intera storia della Fondazione. Ecco il dialogo tra lui e il presidente designato, professor Stefano Consiglio

Dell’importanza della Fondazione con il sud, nata il 22 novembre 2006 dall’alleanza tra le fondazioni di origine bancaria e il mondo del terzo settore e del volontariato per promuovere l’infrastrutturazione del Mezzogiorno, parlano i numeri: in 15 anni ha sostenuto oltre 1.500 iniziative, tra cui la nascita delle prime 6 fondazioni di comunità meridionali, coinvolgendo 6.500 organizzazioni diverse – tra non profit, enti pubblici e privati – ed erogando complessivamente 264 milioni di euro. La sua missione? Contribuire all’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno. A guidare la Fondazione dal settembre 2009, Carlo Borgomeo, un presidente che sin dal suo primo atto, il cambio di denominazione (da Fondazione per il Sud a Fondazione Con il Sud), ha inciso e indirizzato il suo sviluppo con straordinaria capacità e visione. Si pensi che il 90% della storia della Fondazione coincide con la sua presidenza e per una quota ancor maggiore il numero di progetti e attività sono frutto del suo impegno. Una leadership, quella di Borgomeo, che ha saputo garantire sia il clima di collaborazione tra i due azionisti della Fondazione che l’indipendenza dell’ attività e delle scelte.
È per questo che per il cambio di presidente si è scelto di seguire una strada che può rappresentare un esempio per altre realtà del Terzo settore ma non solo, anche per organizzazioni complesse in cerca di modalità di passaggio per auspicabili cambi generazionali.

Quali siano queste modalità e lo spirito con cui stanno vivendo questo passaggio ce le facciamo raccontare dai diretti protagonisti, Carlo Borgomeo, di cui proprio oggi esce un suo nuovo libro, “Sud, il capitale che serve”, e il successore designato Stefano Consiglio, professore di organizzazione aziendale all’Università degli studi Federico II di Napoli.

Carlo Borgomeo: Il Consiglio direttivo dell’Acri e il Coordinamento del Forum del Terzo settore, nel mese di giugno mi hanno dato l’incarico di individuare una terna di candidati alla mia successione dopo aver condiviso criteri in base ai quali scegliere: esperienza del Terzo settore, conoscenza del Mezzogiorno, vicinanza all’impostazione e al lavoro della Fondazione con il Sud oltre che a quelli classici di onorabilità e indipendenza. Io ho fatto tre nomi, due uomini e una donna, nomi che sono stati rapidamente vagliati, e valutati, e il 19 luglio è stato scelto il professor Stefano Consiglio. Dal punto di vista formale, Stefano Consiglio è oggi “designato” alla mia successione. Il CdA della Fondazione, poi, su mia proposta e con l’assenso degli azionisti, ha deciso che il professor Consiglio partecipa ai Cda, ovviamente senza diritto di voto e di parola, così da rendere il più fluido possibile il passaggio. Un meccanismo che si sta dimostrando funzionale a far sì che dopo una presidenza lunga, quasi 14 anni che coprono più del 92% della storia della Fondazione, il passaggio sia il meno possibile difficile e complicato per chi viene dopo. Il passaggio definitivo verrà fatto all’approvazione del Bilancio 2022.

Stefano Consiglio: Quando Carlo mi ha parlato dell’opportunità di essere parte di questa terna, da studioso delle organizzazioni, ho immediatamente apprezzato questo modello che è stato scelto dalla Fondazione. Le fondazioni sono meccanismi delicati ed è molto importante riuscire a garantire una continuità a queste organizzazioni. “Sto facendo un periodo di tirocinio”, dico scherzosamente ma non troppo, è davvero un periodo di affiancamento e vivo questa opportunità con grande senso di responsabilità che per quanto mi riguarda è già nel presente. Per evitare momenti di incertezza che a volte nelle organizzazioni avvengono nel passaggio da un vertice all’altro, questo periodo di introduzione e di conoscenza degli stake holders fondamentali, oltre alla conoscenza pregressa che ovviamente c’è, è fondamentale. Si tratta di stabilire relazioni anche personali e di conoscere a fondo la struttura della Fondazione. L’idea di questo processo l’ho condiviso e lo condivido, e credo sia davvero importante ed esemplare.

Presidente, tu hai innovato strada facendo partendo dal cambio di nome, accanto e non per, poi l’attenzione comunicazione sino alla promozione di un film acclamato e vincente (“Santa subito”), la volontà di cambio di narrazione del sud e in uscita da un racconto troppo spesso autoreferenziale, la volontà di uscire dalla logica del “bandificio” per le erogazioni della Fondazione, la proposizione della Fondazione come ente gestore di risorse e politiche pubbliche, e infine, e in prima persona il ruolo di advocacy e politico rispetto al ruolo del Terzo settore e alla necessità di curare il capitale umano e sociale come premessa allo sviluppo. Queste mi sembrano a bilancio le linee di innovazione della tua lunga presidenza.

Carlo Borgomeo: Finanziare i soggetti e non i progetti è stata una linea che abbiamo messo in campo per i programmi di volontariato, soprattutto dopo il Covid che ha stressato tantissimo le organizzazioni, quindi, si tratta di una percentuale non grande della nostra attività. Ma è vero che abbiamo sempre concepito i bandi come un male necessario dato lo scarto che abbiamo tra risorse, limitate, e domanda potenziale larga se non larghissima. Le erogazioni non da bando sono ormai pari a un terzo, pensiamo i progetti in cofinanziamento e in partenariato.
Riguardo all’essere ente gestore di politiche pubbliche ci abbiamo provato, ci proviamo e Stefano troverà in questo tema, credo, una delle direzioni della sua presidenza.
Infine, la vocazione di advocay politica, dai beni confiscati al discorso sul mezzogiorno. Forse io l’ho un po’ forzata, ma ho ritenuto importante il far percepire al Terzo settore di essere un soggetto politico ed per questo che ho messo enfasi sulle esperienza più forti, è stata una scelta per dare forza all’istanza condivisa da tutto il non profit che chiede un urgente cambio di politiche.

Stefano Consiglio: Credo sia importantissimo il tema delle collaborazioni istituzionali e del rafforzamento delle politiche pubbliche. Gli enti locali, i comuni sono un partner indispensabile, la collaborazione con loro aumenta la complessità e qualche volta di rallentamento delle azioni, ma le sperimentazioni avviate in questi anni, penso a Lecce, vanno studiate e rilanciate. Credo che questa possa essere una direzione per il mio impegno. Pensiamo a quanto è stato significativo ed importante l’andare a costituire l’impresa sociale Con i Bambini, su un focus talmente importante e verticale come la povertà educativa, per gestire un budget superiore a quello della Fondazione e per attuare un Piano di intervento pubblico. Quella è una strada, una straordinaria intuizione.

Cosa lasci con più orgoglio?

Carlo Borgomeo: La parte che lascio con più orgoglio è la qualità dei collaboratori, che è un mix tra competenza e motivazione che ancora regge anche se siamo, tra Fondazione e Con i bambini, più di 50. Dentro questo mix cito il ruolo del direttore che di questo mix è l’esempio perfetto, anche quando ha il piglio manageriale, e ce l’ha, guardandolo negli occhi percepisci che sente e vive la missione vera e profonda di Fondazione. L’altro punto di forza è il livello di reputazione abbastanza importante soprattutto al sud. Ci chiamano soggetti che non possono essere beneficiari che ci vogliono e che ci chiedono consigli

Non mi hai chiesto cosa mi mancherà?

Mi mancherà è la possibilità di avere un tempo breve tra ideazione e realizzazione, vai sul territorio vedi una cosa e dopo 18 mesi, qualche volta anche dopo un anno, la risposta è messa in campo; è un’esperienza straordinaria. E questo mette una volta di più in rilievo la struttura.
La seconda cosa che mi mancherà, fisicamente, è quella di andare sui territori e conoscere la gente migliore del Sud. Sono abbastanza vecchio e capisco tutto, anche i difetti del Terzo settore, ma mediamente incroci i soggetti migliori di quella parte del paese. Ed è stato straordinario progettare insieme a loro.

E il professor Consiglio cosa aggiungerà a questa bella storia?

Stefano Consiglio: Una delle cose che più mi ha colpito è che in diverse occasioni c’è stato un squilibrio tra risorse a disposizione e qualità delle proposte che arrivavano in fondazione su determinati bandi. Sono molte le be belle progettualità che mettevano insieme diversi attori ed è un peccato che non si siano potute sostenere. Non è vero che al sud non ci siano progettualità, Carlo le ha viste, i consiglieri anche, ma le risorse non consentivano di finanziare tutte le progettazioni di qualità. Dobbiamo stringere questo iato, fare in modo che la fondazione non solo sia in grado di suscitare e intercettare le proposte ma dobbiamo anche trovare le vie per aumentare le risorse con le partnership istituzionali. Non possiamo perdere questo valore
Le cose che mancheranno a Carlo sono le cose che più mi hanno spinto ad accettare questa sfida.

Nella foto (Ufficio stampa Fondazione) da sinistra Carlo Borgomeo e Stefano Consiglio

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