Piccoli comuni, grandi sindaci

Partire da quello che c'è. E Biccari richiama il mondo

10 Dicembre Dic 2022 0800 10 dicembre 2022

Inizia dalla provincia di Foggia “Piccoli comuni, grandi Sindaci”, il nuovo viaggio di vita.it alla scoperta dei piccoli centri. Poco più di 1.200 abitanti, il comune è guidato da Gianfilippo Mignogna. Una cooperativa di comunità, un bosco che diventa attrazione turistica, rilancio degli immobili abbandonati: "Partire da quello che c'è", è stata la strategia del sindaco. Da paese a tendenza spopolamento ad oltre 30mila presenze nel 2022: ecco come è stato possibile

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Gianfilippo Mignogna sindaco di Biccari
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Inizia dalla provincia di Foggia “Piccoli comuni, grandi Sindaci”, il nuovo viaggio di vita.it alla scoperta dei piccoli centri. Poco più di 1.200 abitanti, il comune è guidato da Gianfilippo Mignogna. Una cooperativa di comunità, un bosco che diventa attrazione turistica, rilancio degli immobili abbandonati: "Partire da quello che c'è", è stata la strategia del sindaco. Da paese a tendenza spopolamento ad oltre 30mila presenze nel 2022: ecco come è stato possibile

Da oggi inizia il nuovo format di vita.it dal titolo “Piccoli comuni, grandi Sindaci”.
Si tratta di interviste – che saranno pubblicate il sabato, con cadenza settimanale - che mirano alla emersione del fattore X della politica dei piccoli comuni che ha consentito di “cambiare” i territori, rigenerando persone e comunità, portando innovazione sociale ed economica, sviluppo territoriale, progettando riqualificazione dei borghi, investendo su terreni abbandonati, arti e mestieri scomparsi.
I “grandi sindaci” dei “piccoli comuni” sono uomini e donne che si confrontano quotidianamente con mille difficoltà e poche risorse anche umane e nonostante questo hanno scelto di costruire una prospettiva per i concittadini di oggi e di domani, investendo energie nella «grande impresa» del governo dei piccoli comuni, spendendosi senza risparmio per garantire servizi e futuro a chi sceglierà di rimanere o di tornare o di trasferirsi in quei luoghi.
Le politiche di un sindaco in tema di welfare, declinato in ogni sua forma – di comunità, della persona, culturale, di economia sociale – sono “la cifra” che per noi qualificano l’aggettivo “grandi”.
L’intervista si ferma anche a guardare la “persona-Sindaco”: provenienza culturale e sociale, storia, lavoro, studi, famiglia. L’intento, accennato ma non minoritario, è capire ex post se esista un fil rouge che accomuna la “formazione” di questa classe dirigente.

Fa quasi impressione vederlo seduto, da solo, nel silenzio del suo studio. Gianfilippo Mignogna è il sindaco di Biccari, in provincia di Foggia, e siamo abituati a vederlo sempre in movimento. È il dinamismo in persona, un motore sempre acceso sui problemi del suo piccolo comune, due occhi sempre vivaci sulle idee, le progettazioni e le intuizioni di futuro per la comunità che amministra da sempre. Quarantaquattro anni, laurea in giurisprudenza e master in diritto dell'ambiente, avvocato specializzato in energie rinnovabili, è sindaco del piccolo comune dauno dal 2009, dove vive con Nada e i loro due figli, Mario e Olga.
Biccari è vicinissima al lago Pescara, ai piedi del Monte Cornacchia, millecentocinquantuno metri di altitudine, che insieme al Gargano sono l’unica parte montana di questa Puglia inusitata rispetto all’immaginario collettivo del tavoliere e del mare azzurro.

Biccari è ormai un esempio in Italia di piccola comunità rigenerata che riparte. Cosa è successo?
È successo che all'inizio della nostra attività amministrativa abbiamo pensato di doverci concentrare di più sulle cose che avevamo e meno su quelle che ci mancavano.
Anche Biccari è un comune che, come tanti delle aree interne, soffre mancanze, assenze e problemi. Ma a Biccari sono anche tante risorse: la montagna, il bosco, la presenza di un lago. Abbiamo puntato innanzitutto sul recupero di questo pezzo importante del nostro territorio, ripensandolo come un luogo dinamico.
Fino a qualche decennio fa il bosco era solo luogo di fatica, chi ci viveva non aveva una vita agiata, non conosceva il benessere. Adesso è un luogo generativo e multifunzionale: offre percorsi di turismo esperienziale e naturalistico, sono nati il parco avventura, la filiera della sentieristica, del trekking e delle escursioni e poi le attrazioni come l'esperienza di dormire nel bosco, nelle casette sugli alberi o nelle Bubble room, le case di gomma trasparente per poter dormire sotto le stelle.

E c’è anche l’ultima “invenzione”: il Dark Sky Park...
Sì, a Biccari nascerà il primo “parco notturno” regionale. Il Dark Sky Park in tutta Europa nasce come area naturalistica che si distingue per l’eccezionale qualità e bellezza dei suoi cieli stellati e i cui ambienti notturni sono tutelati per scopi scientifici, educazionali e turistici.
Con la Cooperativa di Comunità Biccari inizieremo dunque la sperimentazione del parco notturno a zero inquinamento luminoso nell’area di Monte Cornacchia, prevediamo l’installazione di apposita segnaletica informativa e la realizzazione di punti di osservazione con guide astronomiche, telescopi ed un preciso regolamento. Non mancheranno ovviamente convenzioni e servizi extra con associazioni, ristoranti, B&B e produttori locali.

Il genius loci come motore di innovazione e sviluppo, dunque.
Esatto. La storia di Biccari di questi ultimi anni dimostra che anche un piccolo comune marginale con un po' di innovazione, con un po' di esperimenti e con la voglia di fare può diventare una piccola destinazione nazionale e internazionale. Noi quest'anno chiudiamo la stagione estiva con quasi 30.000 presenze.
C’è molto turismo giornaliero di prossimità, ma ci sono anche molte permanenze: siamo passati in pochi anni da due ad undici B&B, i ristoranti hanno ricominciato a lavorare con una certa frequenza, oggi ci sono tanti ragazzi che lavorano nella filiera dell'ospitalità.

Contro ogni narrazione delle piccole comunità come comunità “resistenti” al cambiamento...
Siamo troppo abituati a pensare al nostro territorio come un territorio che “non ce la fa”, che “non ce la può fare”, che ha “difficoltà, impossibilità”. Le cosiddette credenze negative che alla fine sono opinioni collettive che si fa fatica a scardinare.
Noi abbiamo proposto di abbandonare queste credenze e di fare un esperimento sociale: proviamo a fare pace con il nostro territorio, proviamo a rivederlo con degli occhi diversi, proviamo, anche sbagliando e andando a tentativi, ma proviamo a raccontare una storia nuova. Non è stato e non è facile, non è un'operazione si può fare nell'immediato però quando poi si iniziano a vedere risultati tutto si rimette in moto.

La Cooperativa di comunità però rappresenta uno “scatto” della comunità verso sé stessa...
Ad un certo punto ci siamo resi conto che potevamo fare anche mille progetti, ma se non coinvolgevamo realmente i cittadini sarebbe morto tutto un minuto dopo il progetto. Abbiamo studiato e trovato questo modello della cooperativa di comunità che ci è sembrato ideale per la nostra idea di amministrazione e di “paese”. Siamo stati fortunati perché nel 2017 abbiamo avviato un percorso che ancora oggi, pur con le difficoltà di operare in una rete interna, è un percorso che ci sta dando tante soddisfazioni che ha fatto conoscere all’esterno la nostra comunità.

Sono soci parecchi giovani?
La Cooperativa ha un “fattore generazionale” perché abbiamo voluto che fossero soci anche molti anziani perché sono la parte storica della nostra comunità.
Nella Cooperativa queste due generazioni hanno spesso idee molto differenti perché molto spesso gli anziani sono più dinamici, mentre i giovani lo sono di meno. Essere comunità non vuol dire omologazione del pensiero, anzi. Significa però trovare l’accordo nonostante le differenze.

Con tutte queste politiche di innovazione e rigenerazione siete riusciti a frenare lo spopolamento?
I dati che abbiamo e che monitoriamo periodicamente ci dicono che comunque Biccari o perde meno rispetto agli altri comuni oppure in alcuni casi riesce addirittura a guadagnare e questo secondo me per due motivi. Il primo è che ovviamente cerchiamo di lavorare sulla distanza cioè sul fatto di far restare le persone nel nostro paese, soprattutto i giovani. Oggi abbiamo almeno sei-sette esperienze di giovani che producono pasta, tartufo, lavanda e zafferano: segno che si resta ma “da protagonisti” e in maniera coerente con le vocazioni del nostro territorio.

Ma lei è riuscito anche ad attrarre nuovi cittadini, oltre che a far restare i biccaresi...
Biccari ha bisogno dei biccaresi, ma anche di gente nuova di gente che arriva, ha bisogno di essere un paese che si rimette in discussione, si rigenera attraverso dei nuovi arrivi. Secondo me questo è molto importante perché quello che magari non è sufficiente ad un ragazzo biccarese può diventare invece prezioso per chi arriva da fuori.
L’esempio è il progetto con “Argentina per il mondo” che ha fatto arrivare a Biccari già una quarantina di argentini di origine italiana alcuni dei quali sono rimasti in media per sette-otto mesi e qualcuno sta proprio stabilendosi definitivamente qui.

Avete anche lanciato il progetto “immobili che muovono” della vendita delle case biccaresi. Come sta andando?
Fino ad ora abbiamo venduto 26 case, ma non ad un euro bensì ad un prezzo deciso dal venditore. Le richieste di acquisto sono giunte da Stati Uniti d’America, Irlanda, Belgio, Olanda ma anche da Messico, Brasile e Argentina. Le nostre case però non sono “oggetti” immobiliari, ma progetti di vita. Prima di vendere, incontriamo gli acquirenti, li conosciamo, li ospitiamo per qualche giorno. Poi se ne vanno, tornano e piano piano si perfeziona questa che è una relazione più che una vendita. Si tratta di salvare un patrimonio che non è soltanto materiale, ma anche umano.
Insomma, c'è il tema della rigenerazione, c’è il tema economico perché nella ristrutturazione lavorano i tecnici e le maestranze locali e poi ci sono delle nuove cittadinanze.

Perché diventa sindaco?
Io sono nato a Milano, dove papà lavorava all’ATM e mamma faceva l’infermiera professionale. Appena sono nato, però, si sono trasferiti di nuovo a Biccari perché rifiutavano l’idea che i figli potessero crescere senza “la piazza” del paese e i nonni. E io dico “meno male!”. I paesi non sono affatto noiosi, anche qui le “avventure” non mancano, anzi! La politica in un piccolo paese la “fai” da quando sei ragazzo e ti impegni nelle associazioni e credi nel cambiamento.

Lei adesso sta concludendo il suo ultimo mandato possibile, dopo circa tredici anni. Cosa c’è nel suo “dopo”?
Credo che per i piccoli ci siano livelli che ad un certo punto vanno affrontati a livello sovracomunale. Penso alla condivisione di alcuni percorsi associativi come la Rete del Welcome, come i Borghi autentici in cui poter fare massa critica e rappresentare in anche gli altri territori marginali.
Un esempio su tutti, il PNRR: tra qualche anno vedremo se tutte queste risorse sono state davvero qualcosa che ha innescato innovazione oppure se è stata soltanto spesa pubblica. Per il momento, io penso che ci sia il grande rischio che il PNRR aumentando la competitività tra i territori rischia di penalizzare quelli più deboli.

Cosa chiederà al prossimo sindaco di Biccari?
Credo di lasciare una Biccari con più fiducia nel proprio territorio e nei propri mezzi, più aperta e più proiettata all'esterno rispetto a quello che ho trovato.
Quello che chiederò sarà davvero tanto: voglio bene al mio paese e spero che possa continuare ad esserci un cammino generativo in questo luogo d'innovazione che accetta le sfide.

"Piccoli comuni, grandi Sindaci" vi dà appuntamento al 17 dicembre 2022.

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