Qualità della vita

Al Sud si vive peggio che al Nord, «ma il cambiamento è guidato dal Terzo settore»

13 Dicembre Dic 2022 1948 13 dicembre 2022

Secondo l’indagine del Sole 24 Ore, la maggior parte delle province italiane in cui si vive peggio nel 2022 si trova al Sud: le tre peggiori in classifica sono Caltanissetta, Isernia e Crotone. La Calabria ha tra le ultime posizioni - 103 e 102 - anche Vibo Valentia e Reggio Calabria. Enrico Mignolo, presidente dell’Associazione “Io Autentico”, in prima linea da anni sul fronte dell’autismo a Vibo: «Al Sud è difficile realizzare una buona qualità della vita delle persone. Figuriamoci di quelle con disabilità. Invertiamo la rotta a partire da loro»

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Secondo l’indagine del Sole 24 Ore, la maggior parte delle province italiane in cui si vive peggio nel 2022 si trova al Sud: le tre peggiori in classifica sono Caltanissetta, Isernia e Crotone. La Calabria ha tra le ultime posizioni - 103 e 102 - anche Vibo Valentia e Reggio Calabria. Enrico Mignolo, presidente dell’Associazione “Io Autentico”, in prima linea da anni sul fronte dell’autismo a Vibo: «Al Sud è difficile realizzare una buona qualità della vita delle persone. Figuriamoci di quelle con disabilità. Invertiamo la rotta a partire da loro»

Come accade alla fine di ogni anno dal 1990, anche questo dicembre il Sole 24 Ore ha pubblicato una classifica delle province italiane sulla base della qualità della vita, che tiene conto di diversi fattori, tra cui lavoro, ambiente, salute, sicurezza e cultura. L’obiettivo dell’indagine del Sole 24 Ore è misurare il benessere nelle varie aree d’Italia a partire da indicatori relativi ai 12 mesi precedenti e forniti da fonti ufficiali, tra cui istituzioni e istituti di ricerca.

«Inutile dire che le varie classifiche da queste parti le leggiamo spesso al contrario, con la speranza di non essere almeno arrivati ultimi - chiosa Enrico Mignolo, presidente e tra i fondatori dell’Associazione di Vibo Valentia “Io Autentico” che da 6 anni realizza progetti di partecipazione sociale per i ragazzi con autismo -. Sicuramente non le disconosciamo, perché in effetti è difficile al Sud, in tutto il Sud, realizzare una buona qualità della vita delle persone. Figuriamoci di quelle con disabilità complesse. Paradossalmente, però, voglio evidenziare che nelle classifiche che specificano i ranking della qualità della vita, la parte del leone la fanno spesso le piccole città, quelle del Nord, come Aosta, Belluno, Sondrio, Lecco. Eppure questo non capita nel Sud Italia dove soprattutto le piccole città sono quelle che mostrano quanto sia fragile il tessuto sociale e quanto sia invece necessario intervenire almeno per mantenerlo».

La regione Calabria conta circa 25mila autistici: queste persone, soprattutto i ragazzi, sono molto spesso relegati ai margini della società. «Il motivo principale è culturale. Oggi, quando ci sono, esistono per loro solo percorsi trattamentali», spiega Enrico Mignolo. «Oggi in Calabria - aggiunge ancora - le persone con disabilità spesso vivono in famiglie e contesti sociali in cui non si conoscono i propri diritti e di conseguenza non trovano alcuna risposta negli uffici dei servizi sociali dei Comuni, questo è vero dramma calabrese». Una situazione che non solo non ha scoraggiato lui e alcuni genitori di Vibo che hanno contribuito a fondare l’associazione Io Autentico, ma ha impiegato queste persone nella costruzione di una rete di iniziative e progetti che permettano ai ragazzi con autismo di poter partecipare - con i loro modi e tempi - alla vita sociale. La strada è ancora lunga, ma secondo Mignolo la qualità della vita può migliorare per tutti se inizia dal creare spazi e opportunità per le persone con disabilità e dal coinvolgimento delle realtà di volontariato e più in generale del Terzo settore, «dopotutto una caratteristica della gente del Sud, e di cui andiamo orgogliosi come calabresi soprattutto, è almeno quella di sapersi arrangiare con le risorse a disposizione per tirare avanti. E perché no, oggi più che mai davanti a queste classifiche, anche migliorare».

Un esempio di come questo percorso sia fattibile lo dimostrano i risultati dello scorso anno «quando Vibo Valentia è stata Capitale Italiana del Libro 2021 sulla base di un articolato programma valutato dal CEPELL e selezionato dal Ministero - spiega Mignolo -. Tra gli obiettivi, vi era quello di avvicinare la gente alla lettura. Purtroppo nulla ha riguardato l'avvicinamento alla lettura, anche condivisa, per le persone con disabilità, la diffusione di differenti forme di lettura dedicate alle disabilità intellettivo relazionali. Come Io Autentico ci siamo inventati un’iniziativa, coinvolgendo una istituzione che ci ha accolto a braccia aperte: il Sistema Bibliotecario Vibonese. Dal punto di vista di una associazione di genitori e familiari di persone con autismo, devo dire che indubbiamente mette un pò tristezza dover fare un'analisi di questo tipo. Ma abbiamo scelto di vivere qui e di continuare a farlo. Come associazioni siamo attiv proprio con la diffusione del sistema della progettazione individuale prevista dall'art. 14 della Legge 328/2000, basata sul sistema ecologico della Qualità delle Vita, una grande opportunità di coinvolgimento di servizi sociali, servizi sanitari, scolastici e di inclusione lavorativa, oltre che del tempo libero».

Se da un lato continua ad esserci in Calabria - per via dei noti problemi di sanità - l’assoluta mancanza di erogazione di servizi, se non quelli puramente trattamentali per le persone con autismo, «dall’altro lato 6 anni fa ci siamo posti l’obiettivo di realizzare progetti di partecipazione sociale per i nostri ragazzi con autismo, ma che coinvolgesse anche i nostri figli senza autismo e i figli di tutta la comunità di Vibo. Crediamo non ci debba essere un noi e un loro, dobbiamo essere tutti parte e partecipi del cambiamento socio-culturale che stiamo promuovendo».

Io Autentico - i cui progetti hanno il sostegno di Fondazione con il Sud attraverso il bando per il volontariato - in questi anni ha lavorato con ragazzi dai 7 ai 17 anni, ma «l’età non è vincolata dalla nostra volontà, ma da uno stigma verso la patologia che genitori di figli con autismo di età maggiore hanno. Puntano solo sulle attività terapeutiche sperando in una “guarigione” o un miglioramento della forma di autismo, senza pensare che gli stimoli di vita reale e vissuta siano utili e soprattutto indispensabili per evitare a questi ragazzi la ghettizzazione. Noi invece siamo proprio questo: una realtà che punta a costruire quegli stimoli ai ragazzi. Tra questi un campo estivo dal nome “Aut-Out”. Doveva durare una settimana nell’estate del 2021, ma è andato avanti per 7 settimane. Durante il campo abbiamo aperto il cinema ai ragazzi con autismo adattando i volumi della proiezione e portando i ragazzi in orari meno affollati, ma facendoli stare insieme agli altri, alle altre persone», spiega Enrico Mignolo.

C’è poi il nuovo progetto tuttOdime (per adulti con autismo, in partenza tra pochi mesi) «che in effetti ci ha permesso di confrontarci con lo stato delle cose: stimoli limitati, carenza di strutture sportive, spesso non adeguatamente pronte ad accogliere le persone con disabilità, musei e centri culturali non adeguatamente accessibili, sicuramente non pronti a certe caratteristiche delle disabilità, men che meno alle disabilità complesse come gli autismi. Ci spaventa il doverci muovere sempre come pionieri se pensiamo che ancora in Calabria non siamo riusciti a far penetrare la cultura dell'inclusione lavorativa delle persone con disabilità, anche solo con il coinvolgimento dei centri di formazione regionale o con l'aggiornamento del Catalogo Regionale per la Formazione Continua, dovremmo confermare che la strada è ben lunga da fare, speriamo - conclude - di essere apripista del cambiamento».

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