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Qatargate: una lezione anche per il Terzo settore

28 Dicembre Dic 2022 1223 28 dicembre 2022

L'intervento del presidente di Cecop-Cicopa Europa (The European Confederation of industrial and service Cooperatives): «Se desideriamo che aumenti la qualità dell’investimento delle istituzioni e dei partiti politici verso l’Europa deve crescere anche la qualità dell’investimento del Terzo settore e in generale della società civile nei confronti delle istituzioni continentali»

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Bandiera Europa
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L'intervento del presidente di Cecop-Cicopa Europa (The European Confederation of industrial and service Cooperatives): «Se desideriamo che aumenti la qualità dell’investimento delle istituzioni e dei partiti politici verso l’Europa deve crescere anche la qualità dell’investimento del Terzo settore e in generale della società civile nei confronti delle istituzioni continentali»

In queste ultime settimane, dopo che il 9 dicembre è scoppiato il dirompente caso di corruzione al Parlamento europeo, mi accompagna un sentimento di rabbia e disgusto verso i protagonisti di questo scandalo, con molte probabilità destinato a crescere. La cronaca ha già ampiamente evidenziato la criminale meschinità dei comportamenti personali. Le magistrature (belga, italiana e greca) procedendo nelle indagini definiranno la consistenza dei reati e la dimensione del sistema di corruzione e dunque le conseguenze penali. Ma la profondità ed estensione del danno vanno molto oltre i profili giudiziari, determinando un devastante colpo alla credibilità delle istituzioni europee che, a mio parere svela anche uno degli scopi inconfessabili e più pericolosi di queste azioni di corruzione, che non dimentichiamo, sono state molto probabilmente operate da apparati di Stati esteri, il cui scopo non è semplicemente “ammorbidire” le posizioni del Parlamento europeo, sulle drammatiche condizioni dei lavoratori impegnati dal Qatar per i lavori legati ai campionati mondiali di calcio, oppure per ostacolare il riconoscimento di oppositori politici del governo del Marocco. Fatti questi già di per sé gravissimi ed oltremodo oltraggiosi. Ma ad essere sotto attacco è la democrazia con le sue istituzioni: corrompendo esponenti del parlamento europeo, distorcendo totalmente la missione e le finalità di una Fondazione collegata ad esponenti politici progressisti, i corruttori puntano a “dimostrare” al mondo intero che la democrazia è un sistema di governo fallace ed inefficacie.

Questo rende ancora più grave il comportamento di chi si è lasciato corrompere, poiché qui non si tratta di avidità o ingordigia di denaro, non si tratta probabilmente nemmeno di recuperare denaro per una politica troppo costosa, come tentarono di giustificare molti politici italiani ai tempi di “mani pulite”, che si facevano corrompere da imprenditori in cerca di favori. In questo caso c’è di più. C’è un vero e proprio “alto tradimento” dei valori di chi ha messo in vendita la democrazia europea ed espone ad una minaccia fortissima la società civile, le Ong, le formazioni sociali che della democrazia sono l’infrastruttura sostanziale. Temo che alla libertà di associazione, alle organizzazioni che lottano per i diritti civile, alle Ong avranno fatto più danni Panzeri, Kailli e Giorgi, di quanto non ne abbia fatti Orban che da tempo cerca di sottomettere le associazioni ungheresi ad un controllo politico.

A seguito di queste considerazioni, mi spingo oltre nel ragionamento, poiché i tre protagonisti (ma credo non resteranno soli a lungo) non solo sembrerebbero caratterizzati dalla meschina avidità dei corrotti, ma esprimono una totale irresponsabilità o peggio, inconsapevolezza colpevole, sul piano politico e soprattutto una totale incapacità di leggere le dinamiche internazionali.

Su questo, tuttavia, al netto delle responsabilità e delle colpe dei singoli, serve aprire una riflessione sulla qualità della classe politica, sulle procedure di individuazione dei candidati alle cariche politiche europee, ma anche sulla considerazione e l’investimento che i Paesi, a cominciare dall’Italia e dalle sue forze politiche hanno fatto in questi anni verso il Parlamento Europeo.

In questi anni di lavoro in Europa, ho maturato la convinzione che sia ancora troppo ampia la distanza tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali. Siano troppo distratti in generale i partiti politici nazionali da quanto avviene al parlamento europeo, a cui si dedicano prevalentemente durante le campagne elettorali ogni cinque anni. A volte ho avuto l’impressione che le lezioni europee siano interpretate alla stregua di “super sondaggio” elettorale, per cui si fanno candidature di bandiera, si propongono visi noti della TV (come nel caso della Kailli), oppure leader che “passano” fugacemente dal Parlamento Europeo per cercare di rientrare quanto prima possibile nell’agone nazionale (ultimi in ordine di tempo Calenda e Majorino) oppure per avere una solida posizione da cui però continuare a fare quasi esclusivamente politica a livello nazionale. Se dunque il parlamento europeo è poco considerato, se la qualità del investimento che partiti ed esponenti politici fanno su questa fondamentale istituzione della democrazia europea è debole, debole è anche il controllo che si fa sulla qualità del lavoro dei parlamentari e dunque più facile è la capacità di penetrazione di chi ha voluto comprare il consenso e infangare la democrazia.

Pier Antonio Panzeri, al centro del Qatargate

Con questo non voglio dire che la politica italiana in Europa non abbia saputo o non esprima figure di primo piano e di alta qualità, basterebbe citare a questo proposito David Sassoli. Ma certo invece dobbiamo usare questo scandalo per ripensare a come consideriamo l’Europa e il suo parlamento. Questa vicenda colpisce nel fronte progressista, ed è ovvio e comprensibile nell’ambito delle dinamiche di schieramento, che dal fronte conservatore si condanni il comportamento delittuoso con una chiave di lettura partitica. Tuttavia, credo sia importante che, il profilo di aggressione alla democrazia che si nasconde dentro questi casi di corruzione, venga preso in considerazione come una minaccia per tutti.

Per finire un pensiero anche all’utilizzo distorto e strumentale che in questa vicenda si è fatto della fondazione “Fight Impunity” che richiama ancora una volta alla necessita vitale di distinguere nettamente le organizzazioni della società civile Ong, Fondazioni, Associazioni, Enti di Terzo Settore dalle prossimità e dai collateralismi con partiti politici e con istituzioni del potere. Così come appare evidente la necessità che tutto il mondo del Terzo settore acquisisca maggiore capacità di osservare, leggere e partecipare alla vita delle istituzioni europee, svolgendo anche a Bruxelles e a Strasburgo una funzione di rappresentanza e tutela della società civile. Il modo migliore per non essere collaterali o dipendenti da partiti politici è interessarsi della politica.

Se desideriamo che aumenti la qualità dell’investimento delle istituzioni e dei partiti politici verso l’Europa deve crescere anche la qualità dell’investimento del Terzo settore e in generale della società civile con le sue forme organizzate, dai sindacati alle associazioni d’impresa, verso l’Europa. Mentre vedo un Terzo settore italiano e una società civile organizzata, ancora troppo concentrati sulle relazioni centrate su e attorno a Roma.

Mai come ora l’Europa è stata in pericolo di proceder verso una deriva, minacciata dalla guerra, dalle crisi economiche e politiche, mai come ora l’Europa rappresenta un baluardo per la difesa della democrazia come sistema di governo, per questo tutti dobbiamo sentirci chiamati a rilanciare un idea di Europa delle comunità e respingere sia gli attacchi palesi (Russia anzi tutto) sia quelli subdoli e sotterranei che viaggiano nelle borse di banconote.

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