Copia Di 95891F6b 06F9 4A14 8F2d 5D373f1b2c0f
Infanzia

Favolette a chi? Quattro chiacchiere con Nicoletta Costa, Nuvola Olga e Giulio Coniglio

25 Gennaio Gen 2023 1000 25 gennaio 2023
  • ...

Il suo è un punto di vista privilegiato: con la sua attività di illustratrice di libri per l’infanzia Nicoletta Costa ha pubblicato oltre 600 libri in più di 40 anni, creando personaggi che fanno ormai parte del percorso di crescita di molte generazioni. Nuvola Olga e Giulio Coniglio per citarne alcuni. «I bambini secondo me sono sempre gli stessi», osserva. «Oggi sono cambiati gli insegnanti, la scuola, i genitori, gli adulti: sono tutti molto più agitati, così i piccoli sono un po' meno sereni di una volta»

Dal 1980 ad oggi, Nicoletta Costa, illustratrice di libri per l’infanzia, ha pubblicato più di 600 albi illustrati, incantando lettori in tutto il mondo grazie alla sua capacità di vedere le cose con gli occhi dei bambini, e creando personaggi che fanno ormai parte dell’immaginario collettivo e del percorso di crescita di almeno quattro generazioni. Nuvola Olga, Giulio Coniglio, La Strega Teodora, Lettere e Numeri. Cani, gatti, fiori, mare, barche, sole, luna, stelle. I suoi disegni sono sempre solari ed ottimisti, non traspare paura e angoscia. E i lettori, grandi e piccoli che siano, leggendoli si sentono spesso rasserenati.

Nicoletta Costa, attraverso le avventure dei suoi personaggi, i piccoli lettori imparano ad avere fiducia in sé stessi e ad affrontare serenamente ogni nuova sfida. Era questo uno degli obiettivi che si era posta all’inizio della sua carriera?

In realtà non ho mai pensato che scrivere e illustrare libri per bambini sarebbe diventato il mio lavoro. Io sono un architetto, vedevo questo come il mio mestiere. Quando ho cominciato a scrivere delle storie non pensavo assolutamente ai bambini, lo facevo per dare fiducia a me stessa. La prima storia, dedicata alla Nuvola Olga, l'ho scritta al terzo anno di università, senza avere nessun rapporto né con i bambini né con gli editori, semplicemente per divertirmi. Ma pure per rasserenarmi, perché era un periodo abbastanza faticoso e complesso. Le storie dunque essenzialmente servono a far stare bene me e, di conseguenza, per fortuna rassicurano molto anche i bambini.

La maestra Margherita ha tutte le caratteristiche dei bambini, mentre gli alunni, saggi e previdenti, si occupano amorevolmente dei suoi problemi. Come sono, dal suo particolare punto di vista, i bambini di oggi?

La maestra Margherita fa parte di queste primissime storie nate per me stessa, per mio divertimento. Ho inventato questo personaggio quando non conoscevo né maestre né bambini, durante il periodo universitario. Mi pareva buffo invertire i ruoli, creando una maestra bambina e dei piccoli alunni che la proteggono. Sono partita da una storia molto semplice, in cui i bambini perdonavano la maestra perché arrivava tardi; man mano che ho conosciuto meglio il mondo dei bambini e delle maestre, le storie si sono arricchite. Ho realizzato episodi abbastanza pieni di particolari e di personaggi dell’universo bambino. I bambini secondo me sono sempre gli stessi, da quando io ho imparato a conoscerli e per quel poco tempo in cui stiamo insieme, dato che non sono con loro nella quotidianità. Oggi sono cambiati gli insegnanti, la scuola, i genitori, gli adulti sono tutti molto più agitati, così i bambini sono un po' meno sereni di una volta. Però son sempre loro, non è che siano cambiati tanto.

I bambini secondo me sono sempre gli stessi. Oggi sono cambiati gli insegnanti, la scuola, i genitori, gli adulti: sono tutti molto più agitati, così i bambini sono un po' meno sereni di una volta.

Nicoletta Costa

Le campiture piane ed omogenee o ricamate con linee chiare (fiori, righe, quadri, vortici…), i contorni neri morbidi e decisi, le espressioni bambine che sono evidenti anche nei limiti iconografici di una nuvola conquistano lo sguardo dei bambini che leggono le immagini senza difficoltà fanno sì che lei sia apprezzata da milioni di bambini e letta da altrettanti genitori. Perché è così importante?

Devo premettere che, fin dall’infanzia, il disegno per me è stato presente, e l’ho sempre vissuto come una terapia. Da piccola disegnavo alcuni dettagli, come il sole, praticamente come adesso. Mentre frequentavo il liceo (classico, non ho mai avuto un insegnante di disegno) realizzavo dei disegni complicatissimi, ricchi di linee, di dettagli, assolutamente pieni. Quando ho iniziato a presentare questi lavori agli editori, mi raccomandavano costantemente di semplificare. La semplificazione è molto difficile, è davvero più facile complicare che semplificare.
Per cui quello a cui forse sono arrivata adesso, quello che piace ai bambini, è un’iconografia che appare semplice, ma in realtà richiede tantissimo impegno. Tutta questa semplicità comporta un grande lavoro e nasce dalla complessità.

Giorgia Grilli, docente all’università di Bologna, ha condotto una ricerca ventennale e scritto un libro (Di cosa parlano i libri per bambini - Donzelli editore) che affronta una serie di radicati pregiudizi relativi ai libri per bambini. I più diffusi sono l’idea che debbano essere «semplici» e la convinzione che debbano contenere un messaggio specifico, un qualche tipo di «lezione». Lei come orienta la sua produzione?

Le mie storie preferite e i loro personaggi non insegnano mai nulla, che non sia appunto lo stare tranquilli e il ridere delle circostanze. I miei testi sono molto ironici, e anche nei più piccoli disegni cerco di inserire l'umorismo. Capita poi che i personaggi più noti vengano utilizzati su richiesta dell'editore per insegnare qualcosa, ad esempio le lettere dell'alfabeto, ma sempre in maniera leggera. Io continuo a non considerare tutto questo processo dal punto di vista didattico, è un modo simpatico per affrontare dei temi che possono essere interessanti per i bambini, ridendoci su.

Dai giochi educativi ai giochi in legno; dalle tazze alle magliette e poi astucci e quaderni, vestiti. I suoi libri sono tradotti in Russia, Grecia Spagna… Cina. Che effetto le fa?

Fin da piccola, oltre a disegnare, amavo costruire delle cose. Decoravo scatole che conservavo, inventavo dei giochi... Avevo quindi da molto tempo questo sogno: forse in questo momento della mia vita l’aspetto più divertente è proprio vedere questi oggetti che prendono vita dai miei disegni, mi gratifica moltissimo. Per quanto riguarda le traduzioni dei miei libri, mi emozionano molto quelle giapponesi, cinesi, coreane... dove il testo stesso sembra un disegno.

Con questa intervista si inaugura una nuova rubrica di Vita dedicata alle novità editoriali più significative. Ogni venerdì vi proporremo alcuni titoli, quelli che secondo noi affrontano con maestria e particolare acume le tematiche che ci stanno molto a cuore. La puntata zero sarà pubblicata in occasione della giornata della memoria, il prossimo 27 gennaio. L'appuntamento poi sarà settimanale.

Contenuti correlati