Africa

Qual è e come funziona il progetto di cooperazione internazionale citato anche dalla premier Meloni

Nel suo intervento a Meeting di Rimini la premier Giorgia Meloni parla così del ruolo dell’Italia nella cooperazione internazionale e ricorda il progetto di Fondazione Avsi che in Costa d’Avorio raggiungerà oltre 800 scuole primarie e circa 200mila bambini. «Nuove strutture scolastiche, formazione continua degli insegnanti, coinvolgimento dei genitori: Mauro Giacomazzi, responsabile settore educazione di Fondazione Avsi. «Una buona scuola dipende da tutta la comunità»

di Anna Spena

Nel suo intervento al Meeting di Rimini la premier Giorgia Meloni parla così del ruolo dell’Italia nella cooperazione internazionale: «Penso che abbiamo portato mattoni nuovi in Africa, creando un modello di cooperazione che rifugge tanto l’approccio paternalistico quanto quello predatorio, costruendo invece partenariati basati sul rispetto reciproco, sulla fiducia, sulla condivisione, cioè sulla capacità di guardarsi negli occhi da pari per trovare insieme gli ambiti nei quali poter fare la differenza e avere benefici reciproci». Poi aggiunge in riferimento al Piano Mattei: «Ci interessa che l’Africa prosperi insieme a noi processando le sue risorse, coltivando i suoi campi, dando lavoro e una prospettiva alle sue energie migliori, potendo contare su governi stabili e società dinamiche. E abbiamo lavorato per realizzare questo approccio, l’abbiamo fatto soprattutto attraverso il Piano Mattei per l’Africa, cioè la strategia che l’Italia porta avanti assieme a diverse Nazioni africane per favorire investimenti di qualità, grandi progetti in campo infrastrutturale, energetico, produttivo e soprattutto di valorizzazione del capitale umano. Perché la formazione e l’educazione sono due costanti dei progetti che abbiamo lanciato, dal grande Centro di formazione e innovazione in ambito agricolo che nascerà in Algeria, fino all’impegno che stiamo portando avanti con la Fondazione Avsi in Costa d’Avorio per raggiungere oltre 800 scuole primarie e circa 200 mila bambini e ragazzi che vivono nei contesti più difficili». 

Il progetto a cui ha fatto riferimento Giorgia Meloni si chiama “Rafforzamento della qualità del sistema dell’istruzione primaria in costa d’Avorio”. Un’iniziativa triennale, partita lo scorso primo giugno, dal valore totale di 11 milioni e 150mila euro, di cui 10 milioni finanziati dall’Aics, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione e internazionale.

«Dal dopoguerra e, in particolare, a partire dagli anni 2000, la Costa d’Avorio ha fatto grandi passi avanti nell’accesso all’istruzione. Grazie a riforme educative, l’educazione non è più un privilegio per pochi, ma una possibilità per tutti i bambini. Tuttavia, questo accesso di massa ha creato un nuovo problema: la qualità dell’istruzione. La popolazione è molto giovane (età media di 18 anni) e le aule sono spesso sovraffollate (con 50-70 studenti per classe)», dice Mauro Giacomazzi, responsabile settore educazione di Fondazione Avsi. «Gli insegnanti, pur essendo certificati, possono mancare di esperienza o di una formazione adeguata, il che si traduce in un basso livello di apprendimento. Molti bambini, anche in quarta elementare, non sanno leggere frasi semplici. Questo porta a una disaffezione crescente verso la scuola, con i genitori che non vedono miglioramenti e preferiscono che i figli lavorino. Si stima che circa il 30-40% degli studenti abbandoni la scuola, con le ragazze che sono le più colpite». 

Tutte le attività del progetto saranno svolte in partenariato con il ministero dell’educazione ivoriano, che ha definito le direttive e le priorità. Due gli obiettivi principali: «Migliorare», continua Giacomazzi, «l’accesso e la permanenza a scuola attraverso il miglioramento delle infrastrutture scolastiche, in particolare costruendo bagni e pozzi d’acqua potabile e nuove aule e migliorare la qualità dell’insegnamento. Il progetto infatti supporterà il ministero dell’educazione nella formazione continua degli insegnanti, con un focus sull’insegnamento della lettura, della scrittura e della matematica. Verranno forniti anche kit scolastici e biblioteche mobili che servono a promuovere la lettura individuale e lo “storytelling” in classe».

Sebbene sia in una fase di avvio – reclutamento del personale e definizione degli obiettivi con il Ministero – la parte operativa inizierà a settembre con i primi corsi di formazione per gli insegnanti. «Il coinvolgimento degli organi regionali del ministero, dei genitori e della comunità locale è considerato cruciale per il successo del progetto», chiosa Giacomazzi. «Perché una buona scuola non dipende solo dall’insegnante, ma da tutta la comunità».

Credit foto Fondazione Avsi

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