Pretacci, storia di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede (Rizzoli, 2008) è l?ultimo libro di Candido Cannavò che, smessi i panni di direttore della Gazzetta dello Sport, vive una seconda giovinezza nel raccontare volti e personaggi di un?Italia spesso in seconda fila.
Come è nata l?avventura nel mondo dei pretacci?
Conoscevo alcuni di questi preti, poi ho intuito che la loro è una rete grande, una storia chiama l?altra. Ti chiedi chi c?è oggi al posto di don Puglisi e vai nel quartiere…
Non ci sono solo i preti, ma tutto il loro mondo…
È il bello dei piccoli particolari. Se tu non vai da don Rigoldi, o nella Locride, perdi l?odore degli ambienti e il racconto rimane povero. È anche una riflessione sul fare giornalismo.
È insomma una lezione ai cronisti di oggi?
Oggi i giornali non hanno il calore delle cose. A 77 anni ho vissuto dieci mesi instancabili, ho fatto il cronista all?antica, quello che va sul posto e sente, guarda. Per curiosità e la voglia di occuparmi di un?Italia buona, che merita più attenzione.
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