VITA

Immigrazione, il non profit promuove la nuova legge

11 Aprile Apr 2007 0200 11 aprile 2007

Per il non profit è un’occasione da non perdere. La nuova legge sull’immigrazione della Regione Liguria, firmata il 20 febbraio 2007, parifica diritti...

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Per il non profit è un’occasione da non perdere. La nuova legge sull’immigrazione della Regione Liguria, firmata il 20 febbraio 2007, parifica diritti...

Per il non profit è un?occasione da non perdere. La nuova legge sull?immigrazione della Regione Liguria, firmata il 20 febbraio 2007, parifica diritti e doveri di ogni cittadino qualunque sia la sua nazionalità. Norme per l?accoglienza e l?integrazione sociale delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati, questo il titolo della legge regionale, composta da 28 articoli, che fa della Liguria la prima Regione ad emettere un documento ufficiale ad hoc per i cittadini extra Ue.

Al terzo settore ligure, da decenni punto di riferimento istituzionale nelle politiche sull?immigrazione e vero motore della nuova legge, spetta ora il compito di far cantare la carta. «Ma che arrivino presto anche i finanziamenti», dice don Adolfo Macchioli, responsabile regionale della Caritas. «La legge è un?ottima dichiarazione di principio, all?avanguardia per una reale integrazione», spiega Macchioli, «l?importante è trovare nuove risorse e non toglierle al Fondo regionale per i poveri».

Convocati di frequente dall?assessorato regionale per incontri e consulenze, Caritas e un?altra decina di enti non profit liguri sono stati parte attiva nella stesura della legge, per mezzo della quale vedranno presto la luce due nuovi organi di partecipazione attiva: una Conferenza strategica, da convocare almeno ogni tre anni, e una Consulta regionale, composta da 34 membri, di cui 12 rappresentanti delle comunità straniere e cinque del mondo associazionistico. Per diventare operative, però, Conferenza e Consulta devono aspettare segnali dall?alto. «Bisogna attendere che cambi la Bossi-Fini», dice Macchioli, «di certo la legge ligure può dare utili indicazioni».

Assistenza sanitaria e sociale ai non regolari, rafforzamento di figure professionali legate alla mediazione culturale, cancellazione di qualsiasi disparità in tema politiche abitative, pari opportunità e istruzione: «Le nuove norme portano verso una società più ?ricca?», dice Salah Hussein, direttore del Centro culturale islamico di Genova e coordinatore della cooperativa sociale Saba. «Finalmente l?immigrazione smette di essere vista come un?emergenza», continua Hussein, che è palestinese ed è uno dei 75mila extra Ue regolari presenti in Liguria, quasi la metà residenti nel capoluogo. «Con la nostra cooperativa lavorano 40 mediatori culturali», spiega Hussein, «grazie alla nuova legge, che riconosce come vera professione il loro ruolo, i mediatori possono essere una risorsa in più in tutti i settori dove si incrociano culture diverse».

Chi rimane più con i piedi per terra è l?italo-senegalese Modou Kandji, responsabile immigrazione della Federazione regionale solidarietà e lavoro: «La legge ha toccato tutti i settori, ma ho il timore che si risolva in un niente di fatto, come altre leggi del passato. Spero di essere presto smentito».

Info: www.regione.liguria.it