Rom

«La Moratti? La porto in tribunale»

26 Ottobre Ott 2010 1950 26 ottobre 2010

Parla l'avvocato dei dieci rom di Milano che hanno citato in giudizio prefetto, sindaco e ministro degli Interni

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Parla l'avvocato dei dieci rom di Milano che hanno citato in giudizio prefetto, sindaco e ministro degli Interni

Dieci rom del campo di Triboniano citano in giudizio il sindaco di Milano, il ministro dell'Interno e il Prefetto della città. Inseriti in 'progetti di autonomia abitativa' istituzionali che avrebbero dovuto garantire a loro e ad altre 15 famiglie un alloggio di edilizia popolare prima dello sgombero del campo (previsto entro fine ottobre 2010), i rom hanno deciso di rivolgersi a due avvocati per presentare un ricorso in sede civile un mese dopo la decisione del ministro Maroni di bloccare l'assegnazione degli alloggi e, di conseguenza il piano per il superamento dei campi nomadi che egli stesso aveva messo a punto con un esborso statale di 13 milioni di euro. Vita.it ha raggiunto Alberto Guariso, uno dei due avvocati (l'altro è Livio Neri) che segue, a titolo gratuito, i rom. Di seguito un estratto dell'intervista, la cui versione integrale è scaricabile qui a lato.

Vita: Cosa chiedono i rom?

Alberto Guariso: Che vengano rispettati gli accordi presi con Comune e Prefetto. Il percorso in atto prevedeva che le persone che risiedono regolarmente in Triboniano potessero uscire dal campo in modo che potesse essere liberata l'area. Per loro era stato stabilito di reperire alloggi dell'Aler da ristrutturare e poi assegnare, con fondi del piano Maroni sull'emergenza nomadi. Così le cose sono andate: c'è stato lo stanziamento la firma del contratto di locazione da parte di Aler alle associazioni di riferimento (Casa della Carità, Centro ambrosiano di solidarietà e Consorzio Farsi prossimo, ndr) e poi da queste ultime alle famiglie. Ma poi tutto si è interrotto quando il ministro Maroni, lo scorso 27 settembre, è venuto a Milano e ha detto: “ai rom non si danno case popolari”. Una decisione senza fondamenti giuridici ne logici. Si trattava di case da ristrutturare, non 'sottratte' alle famiglie italiane.

Vita: Dopo il blocco delle case Aler, sono stati reperiti altri alloggi?

Guariso: In un mese non è successo nulla. Le autorità si stanno palleggiando le responsabilità. Ma ci sono dei veri e propri contratti che danno a un privato un alloggio. Su questi noi ci basiamo, se arriveranno altre proposte le prenderemo in considerazione.

Vita: Triboniano è in via di sgombero. Cosa succederà ora?

Guariso: Il programma di sgombero è entro fine ottobre. Speriamo che non avendo adempiuto a i propri obblighi, coloro che devono sgomberare sostengano queste famiglie, che sono molto preoccupate, perché negli accordi dovevano lasciare il campo per entrare nelle case il 15 ottobre a fronte di impegni della controparte. Impegni che non sono stati rispettati.

Vita: Perché ha scelto di appoggiare le istanze dei dieci rom?

Guariso: Io come tanti altri avvocati mi occupo di questioni che hanno a che vedere con il divieto di discriminazione e con le fasce deboli della popolazione, che sono portatori di diritti che non sempre riescono a rivendicare. Quindi il nostro compito è di sostenere chi ha difficoltà di accesso alla giustizia, assieme alle associazioni che li seguono.

Vita: Presenterà una parcella ai suoi clienti?

Guariso: No. Rientra nell'impegno volontario che ognuno di noi si sente di dare alla società in relazione ai propri convincimenti. Non per questo, comunque, il mio lavoro sarà meno professionale, piuttosto sarà il più diligente e competente possibile.

Vita: La notizia del ricorso ha scatenato aspre critiche: per esempio Romano La Russa, assessore lombardo alla sicurezza ha bocciato la vostr a azione tacciando di 'predicozze finto-moraliste' le dichiarazioni a difesa dei rom di don Virginio Colmegna, responsabile della Fondazione Casa della Carità. Perché il tema rom scatena spesso reazioni molto forti?

Guariso: Come dicono molti sociologi e più relazioni dell'Unione europea, la minoranza rom è oggetto di una situazione delicata perché è la più esposta a discriminazione, in questo senso i percorsi di integrazione sono oggettivamente più difficili e le 'corde' sono sempre molto tese e la discussione è sempre accesa. Poi purtroppo, di fronte a problemi seri, spesso le reazioni dei politici attingono al campo delle battute di pessimo gusto, della pretesa di essere superiori a queste cose.