EMERGENZA CEMENTO

Don Bizzotto: Digiuno perchè in Veneto si è aperta una voragine

28 Agosto Ago 2013 1800 28 agosto 2013

Il 74enne fondatore dei Beati i costruttori di pace da due settimane beve solo acqua: "sono pronto a passare il testimone ad altre decine di persone, per il bene delle nuove generazioni dobbiamo vincere la battaglia contro il consumo di suolo"

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Don Albino
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Il 74enne fondatore dei Beati i costruttori di pace da due settimane beve solo acqua: "sono pronto a passare il testimone ad altre decine di persone, per il bene delle nuove generazioni dobbiamo vincere la battaglia contro il consumo di suolo"

Dodici giorni di digiuno di cibo sono tanti, se hai 74 anni sono ancora di più. Ma non se ti chiami don Albino Bizzotto, vicentino fondatore dell’associazione Beati i costruttori di pace: “in effetti ho i riflessi rallentati e quando proprio non ce la farò più smetterò, ma nel frattempo ho trovato decine di persone disposte a lottare con me, non me l’aspettavo e sarà a loro che passerò il testimone, perché questa è una battaglia da vincere”, spiega a Vita.it dal camper nel cortile della propria associazione dove, dallo scorso 16 agosto, sta mettendo in atto la protesta.

Don Bizzotto, perché è in sciopero della fame?
Perché la mia regione, il Veneto, è invasa dal cemento e il consumo di suolo ha raggiunto livelli vergognosi. Ogni giorno vengono tolti all’ambiente 3,8 ettari, in 10 anni la superficie agricola è diminuita del 21% e a oggi sono attivi ben 35 progetti di strade e autostrade (nella cartina qui sotto i cantieri), per non parlare delle altre infrastrutture: un’autentica voragine che provocherà danni immani alla natura e alla nostra esistenza, oltre che danneggiare la nostra economia ma soprattutto quella della delle generazioni a venire. Questo succede nel mio Veneto, ma anche altrove, come in Lombardia, la situazione è pessima. Ci rendiamo conto che non disponiamo come vogliamo dell’ambiente ma dobbiamo rispettarlo? Questo non è solo un ragionamento cristiano, appartiene alle coscienze di tutti, è una crisi entropica e non bisogna aspettare che accada qualcosa di eclatante vicino a casa nostra per mobilitarsi. È appena passato, il 20 agoto, l’overshoot day, fino alla fine dell’anno stiamo usando in eccesso le risorse del pianeta. Ho scelto un gesto così eclatante per riuscire a ‘bucare’ l’indifferenza di molti e soprattutto della politica, senza nulla togliere alle decine di comitati popolari attivi ovunque che portano avanti le loro istanze con molta energia.

i cantieri stradali e autostradali in Veneto

È soddisfatto delle reazioni che sta provocando il suo digiuno?
Devo dire che la mia azione si sta rivelando più che positiva. È come se avessi fatto saltare il tappo della bottiglia: basti pensare che ogni giorno 4-5 persone diverse si fermano a digiunare con me, e che quando io interromperò, per motivi di salute naturalmente, c’è già chi è pronto a subentrare, a cominciare da un sindaco e la sua intera giunta comunale, quella di Marano Vicentino, che sono in mobilitazione per una discarica che sorge sopra il più grande bacino d’acqua della ragione, che serve 800mila persone. Poi i comitati hanno indetto per i prossimi 28-29 settembre il primo weekend di digiuno collettivo a livello regionale! Dal punto di vista politico, a sentire le mie ragioni sono venuti in questi giorni alcuni partiti, iniziando dal Movimento 5 stelle, poi Pd e Sel. Ma soprattutto, ho ricevuto dal presidente del Consiglio regionale l’invito per andare a parlare proprio davanti al Consiglio il prossimo martedì 3 settembre. Lì farò valere ancora di più le mie ragioni e di tutti quelli che hanno a cuore il problema. Lo stesso governatore Zaia ha detto che è ora di fermare la cementificazione selvaggia, spero non rimanga solo un proclama.

Quali obiettivi immediati si propone?
Arrivare a una moratoria dei progetti in atto. E nello stesso tempo rendere trasparente uno strumento pericoloso come quello del project financing (il capitale privato ‘prestato’ al pubblico a corto di fondi per i lavori, in cambio di concessioni successive sull’opera, ndr), che può rivelarsi un boomerang da qui a qualche anno, quindi per le nuove generazioni, perché è ad alto rischio speculazione e può far esplodere il debito pubblico, se tali opere non avranno il ritorno previsto. Tutte le opere in atto, compreso il Mose a Venezia, utilizzano tale stratagemma, e il fatto che il loro piano economico non sia a oggi disponibile per il cittadino è preoccupante, perché genera sospetti e può alimentare la corruzione.