MIGRANTI

Almeno 600 morti in mare in tre giorni, Unhcr: "Bollettino di guerra"

15 Settembre Set 2014 1751 15 settembre 2014

Il buco nero delle persone morte nel Mediterraneo dopo essere fuggite dalle guerre è sempre più ampio: la portavoce dell'Agenzia Onu Carlotta Sami alza la voce e invoca l'azione europea. "Bisogna ribellarsi a quest'Europa che non apre corridoi umanitari", sottolinea il giurista Fulvio Vassallo

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Il buco nero delle persone morte nel Mediterraneo dopo essere fuggite dalle guerre è sempre più ampio: la portavoce dell'Agenzia Onu Carlotta Sami alza la voce e invoca l'azione europea. "Bisogna ribellarsi a quest'Europa che non apre corridoi umanitari", sottolinea il giurista Fulvio Vassallo

“L’Unione europea sceglie la morte e non apre corridoi umanitari. Ormai le vittime della Fortezza Europa non si contano più, le responsabilità di queste stragi sono evidenti. Non rimane che piangere i morti e lottare per i vivi. Chi non si ribella è complice, chi tace la verità dovrà fare i conti con la propria coscienza”. Fulvio Vassallo Paleologo, giurista e professore di Diritto privato e Diritto di asilo all'università di Palermo, usa parole forti che danno voce a una situazione sempre più insostenibile nelle acqu del Mar Mediterraneo: almeno 600 persone recuperate senza vita o disperse in mare negli ultimi tre giorni (arrivato da poco il tragico bollettino del naufragio di ieri non lontano dalle coste della Libia, con 200 dispersi in mare, che segue quello della nave partita dall’Egitto con 500 persone di cui solo un centinaio sarebbero i sopravvissuti), e ben 2500 dall’inizio del 2014, di cui addirittura 2200 da giugno a oggi. “Una accelerazione impressionante senza precedenti, Mare Nostrum non basta più. Si invia la missione di Frontex, Triton, per pattugliare soltanto le acque territoriali italiane, l'importante, per troppi, è difendere le frontiere”, sottolinea Vassallo.

I racconti dei pochi superstiti sono disumani, come quelli raccolti dall’Oim, Organizzazione internazionale delle migrazioni, da alcuni palestinesi tratti in salvo dal mercantile panamense Pegasus: “Almeno 500 migranti, siriani, palestinesi, egiziani e sudanesi, erano partiti da Damietta, in Egitto, sabato 6 settembre, tra loro anche molte famiglie con bambini e minori non accompagnati. “Dopo aver già cambiato diverse imbarcazioni lungo la rotta, mercoledì scorso i trafficanti, a bordo di un altro natante, hanno chiesto ai migranti di saltare su un’ennesima nave più piccola e precaria. Comprendendo la pericolosità della situazione, molti si sono ribellati: ne è nato uno scontro con i trafficanti, che a un certo punto, innervositi, hanno speronato il barcone dei migranti dalla poppa facendolo affondare”. Il punto fermo, inqualificabile, è sempre lo stesso: trafficanti disposti oramai a tutto, che trattano le persone in fuga dalle guerre come mera merce.

L’Unhcr, L’Agenzia Onu per i rifugiati, nel denunciare l’ecatombe, sta tenendo il conto degli arrivi in Europa: “130mila nei primi 8 mesi dell’anno, più del doppio dei 60mila di tutto il 2013. L'Italia ha visto arrivare 118mila persone, la maggior parte soccorse dall’Operazione navale Mare Nostrum. "È un bollettino di guerra, servono subito azioni concrete per aiutare i migranti”, grida l’allarme Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr per il Sud Europa. “Mentre dormiamo, nella stessa oscurità, partono, per l’ultimo e più importante viaggio centinaia di esseri umani, donne come noi, uomini come i nostri fidanzati e mariti, bambini come i nostri, che però a scuola non andranno né oggi né domani. Saranno molto fortunati se riusciranno ad arrivare sani e salvi”, scrive Sami sul suo blog Popoli in fuga. "Quando si dirà “basta”? Quando, le vittime saranno giudicate troppe per essere registrate dalle cronache europee e finire sulle scrivanie di uffici, ministeri, commissioni, agenzie senza destare scandalo, parte quotidiana di una normale routine? Ignorare questa realtà e le sue cause non farà sparire né i morti, né i rifugiati con la loro disperata e sempre dignitosa richiesta di aiuto. E’ tempo che in Europa si metta in campo uno sforzo collettivo drastico e senza precedenti, proprio come la crisi umanitaria di cui siamo testimoni oggi, nel nostro Mar Mediterraneo”.