ANNIVERSARI

Buon compleanno ActionAid Italia. Le storie di 25 anni di impegno

23 Dicembre Dic 2014 1716 23 dicembre 2014

La sezione italiana di una delle più grandi ong del mondo presenta i promi numeri e si racconta, attraverso le parole del segretario generale Marco De Ponte e due testimonianze d'eccezione, Temam Argawa e Navatha Kondura

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Temam Foto
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La sezione italiana di una delle più grandi ong del mondo presenta i promi numeri e si racconta, attraverso le parole del segretario generale Marco De Ponte e due testimonianze d'eccezione, Temam Argawa e Navatha Kondura

Le cifre del Bilancio sociale 2013 parlano chiaro: 143.555 sostenitori, 48,8 milioni di euro raccolti, l’88 per cento attraverso donazioni regolari, 1,5 milioni attraverso il 5 per mille. Ancora, 206 progetti attivi ion 34 paesi, 44 gruppi locali nazionali, 102 lavoratori (92 dipendenti, 13 collaboratori a progetto), 56 volontari. Queste le cifre con cui ActionAid, nel 2014, ha festeggiato i propri 25 anni di attività in Italia. “Con coerenza e dinamismo, abbiamo cercato di fare ogni anno, ogni giorno, un pezzetto di strada in più. All’inizio del percorso, ActionAid si proponeva come organizzazione caritatevole, che cercava di fare cose semplici e buone, senza la pretesa di cambiare il mondo. Oggi la nostra, la vostra, organizzazione è un network globale impegnato nella lotta all’esclusione sociale, con una forte presenza in India, in Kenya, in Brasile…e anche in Italia”, indica Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid Italia.

“I valori di ogni parte del network sono più forti, cresciuti nell’esperienza; la battaglia per i diritti è più chiaramente al centro del nostro lavoro e sappiamo che non basta fare del proprio meglio per aiutare altri ma serve voler affrontare le cause dell’esclusione sociale non solo cercare di mitigarne gli effetti. Il ruolo che abbiamo preso sulle nostre spalle è quello di provare a trasformare anche il nostro paese. Senza megalomania, ma con la voglia di fare questo sforzo in ogni azione che compiamo, per piccola che sia. Fare dell’Italia un paese più dinamico e più sveglio, per un mondo più giusto è parte di uno sforzo che altrimenti non ha senso nemmeno lontano da casa”, continua De Ponte. “Il cambiamento è un processo che si realizza attraverso fatti ed esperienze quotidiane di cui saremo stati protagonisti a volte visibili, a volte discretamente, sempre con il cuore, l’intelligenza e la passione collettive centrati sui risultati che interessano poveri ed esclusi. In questi anni, ogni pezzo di ActionAid, sostenitori vecchi e nuovi, giornalisti, testimonial, aziende, istituzioni, ha aiutato a fare un pezzo di strada; oggi ci auguriamo di essere sempre più numerosi, sempre più vivi e attivi, sempre più desiderosi di adoperarci per una società migliore e più giusta nelle nostre città, nelle nostre campagne, a casa e lontano o anche molto lontano da casa”.

Le storie

Tra le migliaia di singole storie significative di chi in questi 25 anni ha toccato con mano il lavoro di ActionAid Italia, eccone due, Temam, oggi viceamministratore di Dallocha (Etiopia) e Navatha, farmacista.

Temam Argaw, 25 anni, è stato uno dei bambini sostenuti a distanza tramite ActionAid. E’ stato uno dei primi studenti del centro ACCESS di Gola Choba, un villaggio a 15 chilometri dalla città di Dallocha. I centri ACCESS curati da ActionAid Etiopia sono stati per un lungo periodo, le uniche forme di “scuola” presenti nelle parti più nascoste nell’area di Dallocha, prima zona di intervento di ActionAid Etiopia a 180 chilometri da Addis Abeba.

“Mi ricordo alcuni ragazzi dello staff di ActionAid Etiopia che venivano nel nostro villaggio in motocicletta. Ci facevano disegnare qualsiasi cosa volessimo: io facevo fiori colorati e polli. Una volta finito, lo staff di ActionAid anadava via, portando con sé i nostri disegni e lasciandoci in cambio delle cartoline con i messaggi dei nostri sostenitori. Al tempo, non capivo bene cosa significassero.” dichiara Temam, con un grande sorriso, ripensando a quei primi ricordi d’infanzia.

Temam crede che se non ci fosse stato un Centro ACCESS nella sua zona, non avrebbe ricevuto alcuna istruzione. Si ricorda ancora una canzone che diceva “Genitori, vi prego mandatemi a scuola: per favore non lasciatemi nelle tenebre in quest’era di nuova luce”. Una canzone che a quel tempo serviva a motivare sia bambini che genitori.

Una volta terminato il suo percorso all’interno del Centro ACCESS, Temam ha potuto frequentare la scuola primaria di Greezla Torera e la scuola secondaria di Dallocha costruita da ActionAid Etiopia. Temam si è laureato in contabilità all’Università di Axum, nella regione nord del Tigray. Dopo la laurea ha lavorato per il Bureau del Commercio e dell’Industria. Adesso è il capo assistente dell’amministrazione della Woreda (divisione amministrativa etiope) di Dallocha.

La prima cosa che viene in mente a Temam pensando ad ActionAid Etiopia è il suo staff a bordo delle motociclette, che anch’egli da piccolo sognava di guidare. “Mi ricordo anche lo staff di ActionAid Etiopia che ci portava acqua potabile. Prima dovevamo prendere l’acqua da un pozzo dove ricordo giacevano spesso iene morte, non avevamo alternativa. L’acqua è stata quindi uno dei regali più preziosi che ActionAid Etiopia abbia mai fatto alla mia comunità. Mi ricordo anche di quando lo staff distribuiva gratuitamente semi di verdure, frutta e caffè. ActionAid Etiopia ha svolto anche una sorta di ruolo di liberatore delle donne.” Guardando indietro a quei giorni, Temam si dispiace però che non tutti i membri della sua comunità siano stati consapevoli abbastanza da usufruire della presenzadi ActionAid nel proprio villaggio: “Sono certo che la comunità di Dallocha ne avrebbe potuto beneficiare di più”.

Navatha Kondura ha ventuno anni ed è nata in un villaggio rurale della divisione amministrativa di Panchayat, in India, che riunisce 25 comunità tribali situate in una zona molto isolata e selvaggia, ai margini della foresta, dove ancora oggi non ci sono strade o altre vie di comunicazione. Quando Navatha era alle elementari, ActionAid insieme all’associazione partner locale PSS, si è recata al villaggio di Navatha per includere lei e altri bambini nel programma di adozione a distanza per consentire loro di studiare e per indirizzare la sua famiglia verso una crescita sostenibile per il nucleo stesso e la sua comunità d’appartenenza.

“All’inizio non avevo idea di cosa fosse il programma di sostegno a distanza, forse ero troppo piccola per capire. Sapevo solo che con la strumentazione didattica che mi veniva regalata potevo finalmente disegnare case, frutta e altre immagini. E che questi miei disegni arrivavano a “colorare” una vita in un’altra parte del mondo… c’era qualcuno che li aspettava, qualcuno che credeva in me e non sapevo perché. Solo dopo anni ho compreso il reale valore di quei regali, con i quali stavo semplicemente iniziando a disegnare il mio futuro. E pian piano ho iniziato a comprendere e apprezzare la presenza di ActionAid nella quotidianità della mia famiglia, quando me li sono trovata accanto per le spese mediche che non riuscivamo a sostenere, o quando i suoi operatori mi hanno salvato la vita portandomi immediatamente all’ospedale in seguito a una puntura di uno scorpione.”

L’adozione a distanza non ha cambiato solo la vita di Navatha, ma anche quella del suo nucleo familiare. Suo padre Venkanna, che all’epoca padre lavorava come barbiere del villaggio, ha iniziato a collaborare con ActionAid e PSS come volontario dei programmi di adozione a distanza e pian piano si è specializzato come social worker della comunità. Questa esperienza, in particolare, ha radicalmente cambiato il suo modo di percepire le relazioni con la comunità e in particolar modo il ruolo della donna, con ripercussioni molto positive anche nell’ambito familiare.

“Far parte del programma di sostegno a distanza di ActionAid ha cambiato la situazione della nostra famiglia. Posso ancora ricordare come era mio marito prima, avevamo tutti molta paura di lui” racconta Padma, la madre di Navatha “Come spesso accade in India a causa della cultura patriarcale radicale, l’atteggiamento di mio marito nei confronti miei e delle figlie non era giusto e rispettoso solo perché donne. Il fatto di doversi rapportare come volontario a tutta la comunità, le responsabilità assunte nei confronti di ogni componente del villaggio, uomini come donne, e soprattutto la possibilità di osservare e toccare con mano le difficoltà che una donna affronta quotidianamente nella nostra cultura lo ha aperto ad una modalità di relazione paritaria e rispettosa del genere femminile e il suo pensiero è cambiato molto in positivo. Le donne del villaggio lo trattano con affetto e condividono con lui i loro problemi più sensibili. Adesso mio marito rispetta me, le mie decisioni, le scelte delle mie figlie. Siamo una famiglia povera, come da tradizione pensavo di poter assicurare gli studi e la laurea solo al figlio maschio, invece mio marito ha incoraggiato anche le mie due figlie femmine a proseguire gli studi fino a qualsiasi livello volessero, e così Navatha si ritrova ad essere ora una bravissima farmacista, mentre la più piccola Sravani sta seguendo un Master in Business Management e il maschio Kathik frequenta un corso di gestione alberghiera. Sono fiera di dire che mio padre non solo è diventato un bravissimo lavoratore impegnato nel sociale, ma soprattutto un ottimo marito e un padre insostituibile”. Racconta Navatha “È il mio migliore amico e il mio più grande fan. Mi sostiene e mi incoraggia nel mio percorso professionale. Completata la mia prima laurea in farmacia, mi preparo ora a sostenere l’esame per entrare ad un master. Allo stesso tempo, sto anche imparando il codice medico: il mio obiettivo è quello di diventare un tecnico in grado di valutare l’idoneità dei farmaci. Anche io voglio aiutare i bambini più poveri a cambiare le loro vite proprio come ActionAid ha fatto con me”.