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Africa & Cooperazione

Molteni: «Forgiamo nuovi imprenditori direttamente in Africa»

5 Maggio Mag 2015 1730 05 maggio 2015
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Il direttore e fondatore di Altis ha contribuito al dibattito aperto dall'appello di Johnny Dotti. «Abbiamo lanciato in Africa, con cinque Paesi, un Master. È il nostro fiore all'occhiello. Sviluppiamo piccole e medie imprese affiancandoci alla micro imprenditoria e al micro credito»

Mario Molteni, direttore e fondatore di Altis - Alta Scuola impresa e società dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si è entusiasmato dell'appello di Johnny Dotti sin da subito. Commentando a caldo la proposta per un grande piano italiano di cooperazione con l’Africa che sfidi l'Europa, Molteni aveva scritto: «Sono stato molto contento di ritrovare nelle sue parole (“Scommettiamo che parte del nostro destino sarà strettamente legato al destino del sud del mondo”) una profonda sintonia col nostro tentativo. Da qualche anno, infatti, come forse saprete, in Altis, Graduate School della Cattolica, abbiamo lanciato in Africa un Master per nuovi Imprenditori, attenti alla dimensione sociale». Per farci raccontare in cosa consista il master e in cosa ci sia sintonia tra il loro lavoro e la provocazione di Dotti lo abbiamo intervistato.

La sua all’appello è stata una reazione entusiasta, perché?
Perché per noi quello in Africa è uno dei più importanti progetti e forse il più originale di quelli che abbiamo in cantiere. Ed è quello su cui abbiamo molte aspettative per l'impatto che può generare. È insomma il nostro fiore all'occhiello. Non penso che ci sia un'altra università al mondo che abbia un master in 5 paesi africani diversi.

Nel quadro della proposta di Dotti l’idea è quella di dare una risposta alle migrazioni con queste forme di cooperazione. Ritiene che il vostro progetto di formazione possa essere all’altezza di una sfida come questa?
Siamo ben consapevoli della piccolezza della nostra esperienza. Ma la cosa interessante è che si tratta di un progetto per sviluppare imprenditori locali e quindi occupazione locale, e per innalzare la capacità delle università locali, e quindi ancora una volta lo sviluppo ricade sul territorio. Un modo diverso di interfacciarsi con i soggetti africani. Molto più alla pari e che li invita ad una collaborazione. Più si sviluppa un’economia locale e più si scongiura la fuga e la migrazione.

Questa è la visione di molti anche nel Terzo Settore. Chi lavora col micro credito chi con le micro imprese, tutti convinti che sia questa la strada per uscire dal tunnel…
Essendo un'operazione fatta attraverso un Mba non ci rivolgiamo alle microimprese ma a quello che noi chiameremmo le Pmi. Noi non lavoriamo per sviluppare micro imprese ma piccole e medie imprese. Siamo dunque complementari a cooperazione e microcredito.

Come nasce l’idea di un master in Africa?
Non siamo partiti con l'idea che bisognasse fare qualcosa per l'Africa. Avevamo iniziato portando in Italia studenti africani. Ma siccome molti di loro dopo gli studi sceglieva di rimanere in Italia abbiamo capito che non era il modo giusto di creare nuovi leader. Era più utile andare là e coinvolgerci per costruire professionalità e cervelli. Il programma si chiama E4impact ed è attivo in Kenya, Ghana, Sierra Leone, Costa D’Avorio e Uganda.

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