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Migranti

L'Ungheria alza un muro al confine. Ovadia, «stiamo precipitando nella follia»

17 Giugno Giu 2015 1458 17 giugno 2015
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Il governo di Orban ha annunciato che costruirà una barriera alta 4 metri e lunga 175 chilometro sul confine con la Serbia per fermare i flussi migratori. «Del sogno europeo di Spinelli non c'è più nulla. È solo una somma di nazionalismi», è il commento amaro di Moni Ovadia che sposa le dichiarazioni del Segretario della Cei e sostiene l'appello di Johnny Dotti

L'Ungheria costruirà una recinzione alta 4 metri lungo l'intero il confine con la Serbia per arginare il flusso di immigrati clandestini. Lo annuncia il ministro degli Esteri, Peter Szijjarto. L'epoca dei muri, con il crollo di quello di Berlino sembrava un capitolo archiviato. Poi sono arrivati quello eretto da Israele e quello americano al confine con il Messico. Oggi si aggiunge l'Ungheria, facendo tornare le barriere una via preferenziale per risolvere il problema dei flussi migratori e della sicurezza. «L'immigrazione è uno dei problemi più gravi per l'Unione europea di oggi», ha detto Szijjarto durante una conferenza stampa. «I paesi dell'Ue cercano una soluzione ... ma l'Ungheria non può permettersi di aspettare più a lungo. Stiamo parlando di un tratto di confine lungo 175 km (110 miglia), la cui chiusura fisica potrà essere realizzata con una recinzione alta quattro metri. Il ministro dell'Interno ha ricevuto l'ordine di costruirla». Ma sarà veramente una soluzione? Vita.it ne ha parlato con Moni Ovadia.

Il confine Ungheria-Serbia lungo il quale sorgerà il muro

È di oggi la notizia di questo nuovo muro nel cuore dell’Europa. Che ne pensa?
Stiamo precipitando nella follia. Si rialzano questi venti ultrareazionari in Europa. Le fortissime connotazioni xenofobe del governo Ungherese sono coerenti con questa decisione. Ma sia chiaro. Non aspettano dall'Europa un progetto sull'immigrazione. Anche perché questi flussi non si possono fermare. La verità è che nessuno li vuole accogliere. E per questo l'Ue prende tempo. Invece bisogna capire che c'è un solo modo di rispondere ai flussi migratori.

Quale?
Con un progetto organico. Capendo magari come nascono questi spostamenti. Capire il ruolo da protagonisti che i paesi europei hanno giocato nella generazione di queste situazioni estreme. Pensiamo alle guerre di colonizzazione o al landgrabbing. Guardare alle scelte geopolitiche delle grandi potenze che hanno destabilizzato il terzo mondo e all'inesistenza di una legalità internazionale. Ecco che come sono nati questi enormi flussi migratori fatti di gente che vuole sfuggire dalla fame e dalla morte.

Un muro non può servire a fermarli?
Un muro non serve a nulla. Blocca un punto. Il flusso si sposterà altrove. Senza parlare della connotazione simbolica che ha. L'Europa non ha bandito affatto le malattie e le patologie tipiche dei governi fascisti. È un'Europa che è composta di Paesi le cui classi dirigenti non aderiscono al progetto Europeo degli Spinelli, delle origini, ma preferiscono affrontare i problemi da un punto di vista nazionalista.

Anche per il segretario della Cei, Galantino, è ora che Europa e occidente chiedano scusa e si rendano conto di quello che hanno commesso in Africa e in tutto il terzo mondo...
Ma certo. Siamo stati una pestilenza. Con le nostre multinazionali, con i nostri interessi. Abbiamo calpestato diritti e persone. Sono 400 anni che li invadiamo, li schiavizziamo e li deprediamo. Sono totalmente d'accordo con Galantino. Abbiamo con questa gente un debito inestinguibile. Invece continuiamo con questo modello eurocentrico sconcio. È uno schifo che grida vendetta al cielo.

Una risposta ha provata a lanciarla Johnny Dotti con un appello per un grande piano di cooperazione italiano con l'Africa. Uno sforzo che andrebbe sostenuto con un investimento da parte di tutti. Metà dell’ 8 per mille destinato alle chiese in primis quello alla chiesa cattolica, metà del 5 per mille, metà dei fondi mutualistici cooperativi, metà del tesseramento del sindacato, metà delle erogazioni delle fondazioni bancarie, metà dei fondi di categoria sulla formazione permanente, metà degli utili che le nostre aziende ricavano dalle loro attività in Africa, metà dell’attuale finanziamento ai partiti ( compresi i rimborsi elettorali e gli stipendi ), metà del cosiddetto tesoretto previsto dal governo per quest’anno. Che ne pensa?
Non conosco Dotti personalmente, ma ha certamente ragione. Bisogna investire. Magari per prima cosa però caccerei le multinazionali dall'Africa. La prima cosa è smetterla di rapinarli. Poi tutti i piani seri che mettano in campo massicce risorse economiche, sotto il controllo di chi sappiamo usi questi capitali in modo trasparente, vanno sostenuti e aiutati. Solo con un alleanza vera con l'Africa si può pensare di affrontare e gestire questi fenomeni.