Ivan Scalfarotto
Diritti

Scalfarotto: «Il mio sciopero della fame per coinvolgere tutti i cittadini»

2 Luglio Lug 2015 1258 02 luglio 2015
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Il deputato Pd e attivista Lgtb da lunedì non mangia più. Il motivo è che il Ddl Cirinnà e la legge sull’omofobia sono impantanate in Parlamento. «Il mio gesto più che di protesta è di richiamo dell’attenzione dell’opinione pubblica su una vicenda che riguarda tutti, non solo alcune minoranze»

Ivan Scalfarotto

«Vorrei sostenere il cammino di entrambe le leggi con un gesto pubblico e politico, ma allo stesso tempo profondamente personale. Sperando così di aprire un dibattito nel Paese che sottragga questo tema all’idea che si tratti della battaglia di una minoranza e lo restituisca alla dignità di una questione nazionale, che investe il modo di essere e la natura stessa della nostra democrazia». Così Ivan Scalfarotto, deputato Pd, sottosegretario di Stato alle Riforme costituzionali e ai rapporti con il Parlamento e attivista LGBT, sul suo blog ha annunciato uno sciopero della fame per sostenere il Ddl Cirinnà e la legge sull’omofobia, entrambe impantanate in Parlamento. Un tema quello della famiglia omosessuale che ha molto a che vedere anche con il numero di vita in edicola da domani dal titolo “Corpi in battaglia” che apre con un lungo dialogo con lo scrittore Aldo Busi. Abbiamo così deciso di intervistare Scalfarotto per confrontarci sui temi per cui si sta battendo.

Il suo sciopero, che è iniziato lunedì, è una sorta di chiamata a raccolta di quelli che lei chiama “tante persone di buona volontà” in favore della “Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili” e dell'introduzione del reato di omofobia. È una sorta di Piazza San Giovanni al contrario?
No, anche perché non è necessario che le cose succedano in piazza. Ma in Italia questo tema sembra avere a che fare esclusivamente o con i nettamente contrari o con gli interessati. Mentre tutto quello c’è in mezzo, tra piazza san Giovanni e il Pride, cioè la maggioranza degli italiani non si appassiona al tema. Invece è un questione centrale per la maturità della nostra democrazia.

In qualche modo è quello che, sul numero di Vita in edicola da domani, dice anche Aldo Busi in una riflessione che ospitiamo. L'incipit del ragionamento è questo: «Ho capito che tra le sentinelle reazionarie in piedi e gli intellettuali libertari seduti non c'è alcuna differenza. Fingono di leggere le prime fingono di aver letto i secondi. E alla fine di tutta questa finzione, di tutto questo chiacchiericcio sul corpo altrui e mai sul proprio, che cosa resta? Non resta niente, si elidono a vicenda. È zero a zero per la crescita civile del Paese». Che ne pensa?
Con altre parole penso anch’io la stessa cosa. Non può essere un tema che riguarda solo sentinelle e movimento Lgbt. È una questione che investe, o dovrebbe farlo, l’intero Paese. Anche il mio gesto politico, più che di protesta, è di richiamo dell’attenzione dell’opinione pubblica su una vicenda che va molto al di là di quella minoranza. È bellissimo leggere le motivazioni della sentenza della corte suprema degli Usa perché si sviluppa proprio in questo senso. Non si tratta di una questione da riserva indiana ma di qualcosa che c’entra con la società tutta.

Non può essere un tema che riguarda solo sentinelle e movimento Lgbt. È una questione che investe, o dovrebbe farlo, l’intero Paese. Anche il mio gesto politico, più che di protesta, è di richiamo dell’attenzione dell’opinione pubblica su una vicenda che va molto al di là di quella minoranza

Ogni volta però il dibattito è ridotto a guerra tra bande. Secondo lei non ci sono stati errori anche da parte dello schieramento pro famiglia gay, visto il risultato da muro contro muro perpetuo?
Certo, da parte nostra non c’è stato uno sforzo sufficiente per coinvolgere la maggioranza della popolazione. Nessuna minoranza è mai riuscita a raggiungere degli obiettivi senza coinvolgere la maggioranza. Vale per l’Irlanda, ma vale anche per i neri d’America. Finché la maggioranza non crede che un certo valore sia per tutti, rimane una questione di nicchia.

Chi contesta il reato di “omofobia” ritiene che sia una sorta di bavaglio alla possibilità di dirsi contrari al matrimonio gay. Quindi una violazione della libertà d'espressione. Cosa risponde?
Che la legge cosiddetta Scalfarotto contro l’omofobia si limita ad estendere a quel tema la legge Mancino che in sostanza esiste dal ‘75. Parliamo quindi di una legge in vigore da 40 anni di cui nessuno si è mai lamentato. È curioso che una legge già esistente che punisce discriminazioni, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, diventi un problema se include anche l’omofobia. Tutta la Mancino per altro viene cambiata dalla Scalfarotto con due norme a tutela proprio della libertà di espressione. C’è scritto in modo chiaro che la manifestazione del pensiero, riconducibili al pluralismo delle idee, non può essere punita. E sono fatte anche salve le decisione interne alle organizzazioni di tendenza come partiti e associazioni. Due norme applicate non solo all’omofobia ma anche agli altri capitoli. Questa aggiunta è stata per altro molto contestata dalle associazioni omosessuali. Ora se anche una legge che nel suo testo scrive che la libertà di espressione è garantita diventa liberticida non so che cosa dire.

Nella legge Scalfarotto c’è scritto in modo chiaro che la manifestazione del pensiero, riconducibili al pluralismo delle idee, non può essere punita. E sono fatte anche salve le decisione interne alle organizzazioni di tendenza come partiti e associazioni.

Sul ddl Cirinnà invece le critiche sono che sia un attacco frontale alla famiglia tradizionale, al matrimonio. Un modo per renderlo uguale a qualunque altro tipo di unione, svilendone senso e dignità...
Cominciamo col dire che nessuno parla di matrimonio. In tanti stati c’è il matrimonio omosessuale. Noi non stiamo discutendo di questo proprio per tenere conto delle specificità italiane. Non agganciamo il vagone alla locomotiva ma alla coda del treno. In questo momento, per quello che riguarda i diritti gay, siamo in compagnia della Bielorussia della Moldavia e della Russia. Sembra il patto di Varsavia. Non penso che sia la compagnia adeguata del nostro Paese. Credo che l’Italia dovrebbe somigliare più a Francia, Spagna e Inghilterra.

A proposito di matrimonio le faccio una provocazione. Perché mai a un gay dovrebbe interessare l'istituto del matrimonio? Mi spiego meglio: al netto dei diritti si tratta innanzitutto di un istituto del diritto romano, profondamente cattolico. E la parola stessa, matrimonio, viene dal latino matrimonium, unione di mater, madre e munus, compito/dovere. Significa “compito della madre”, che si differenzia dal patrimonium, il “compito del padre”, cioè il sostentamento della famiglia. Una visione se vogliamo arcaica delle cose. Vi interessa veramente una cosa come questa?
Ma a lei che gliene importa? Io non guido ma non mi verrebbe mai in mente di chiederle perché vuole prendere la patente. La decisione è dell’individuo. I diritti devono essere sullo scaffale e uno decide avvalersene o meno. Una coppia gay ha gli stessi problemi di quelle etero. Solo che non ha tutele, diritti e riconoscimento da parte della propria comunità.

Uno dei temi più sensibili circa la famiglia omosessuale è quella della maternità surrogata. Sempre Busi scrive che «è chiaro che non è una questione di diritti ma di mercificazione dei corpi delle donne che riduce questioni politiche a questioni private, intimistiche, di bambini viziati che i giocattoli li devono avere tutti se no non si sentono dei mostri normali»…
Penso che confondere il matrimonio con la filiazione sia un’enorme mistificazione. Il matrimonio non è mai condizionato dalla procreazione. Anche due persone non fertili si possono sposare. Quindi i due piani vanno separati in modo nettissimo. È uno strumento che serve a confondere le acque. Aggiungo che in Italia la maternità surrogata è vietata e che nessuno per ora vuole introdurla. Io mi preoccupo dei bambini, genuinamente. Bisogna ragionare nel loro interesse. Se un bimbo cresciuto con due figure genitoriali precise per un certo numero di anni, penso a una coppia gay, finisce per perdere il genitore dei due che per la legge ha la patria potestà viene messo in orfanotrofio. A mio avviso sarebbe meglio per lui non strapparlo a quella situazione. Insomma io cerco sempre di guardare al bene del minore.

Penso che confondere il matrimonio con la filiazione sia un’enorme mistificazione. Il matrimonio non è mai condizionato dalla procreazione. Anche due persone non fertili si possono sposare. Quindi i due piani vanno separati in modo nettissimo

A seguire Busi sostiene come sia capitale lottare per l'adozione dei singoli invece che «metterne al mondo surrettiziamente altri tra coppie di uomini, e l'utero in affitto di una qualche fuori di testa o di sé o schiavizzata a restare incinta»...
Io non ho l’abitudine di determinare le decisioni delle altre persone. Penso in ogni caso che l’adozione dei singoli sarebbe un istituto di grande civiltà, molto probabilmente bloccato per la paura che se ne avvalgano anche le persone omosessuali.

Parlando di scuola un'altra bufera si è scatenata sulla questione di genere. Tralasciando il tema del gender, secondo lei è veramente necessario parlare di sesso con bambini delle elementari? Non le sembra un ambito privato di cui debba e possa farsi carico la famiglia?
La scuola deve sempre educare all’inclusione e al rispetto reciproco. Se una famiglia ritiene che le persone di colore siano inferiori la scuola non dovrebbe intervenire? Penso che la scuola sia uno strumento di inclusione importante. Quello che secondo me dovrebbe fare la scuola è quello di insegnare semplicemente il rispetto per tutti.

Chi avversa quel provvedimento chiede gli sia garantita la libertà di educare i propri figli. Da quel che ho capito si tratterebbe di ore extracurriculari. Possiamo quindi chiarire che nel caso un genitore non voglia che il figlio partecipi a quelle attività, esattamente come già avviene per le ore di religione, può tranquillamente giustificare il ragazzo?
Assolutamente si. Certo che è così. Io però non penso siano ore aggiuntive. Nel senso che non penso ci debbano essere ore di “rispetto”. Penso debba essere un messaggio che la scuola dà parlando di latino o di matematica.

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