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L'intervista

Migranti e Ue, abbiamo perso tutti. Ora più che mai cambiamo strategie

23 Luglio Lug 2015 1650 23 luglio 2015
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"La pressione mediatica può e deve smuovere la politica". Il portavoce di Amnesty international Riccardo Noury, uno dei massimi esperti italiani su diritti umani e flussi migratori, indica la via: "L'Unione europea si renda conto che non è affatto unita se continua a non assumersi le proprie responsabilità, il Governo italiano faccia una seria campagna di comunicazione che sradichi i problemi di gestione, intolleranza compresa". Intanto, ancora un naufragio con decine di morti

“E' una sconfitta per tutti. Per noi, ovvero quell’Unione europea che di fatto ha sancito la sua mancanza di unità con il debole piano di ricollocamento dei migranti nei vari Stati. E hanno perso ancora di più i richiedenti asilo, perché non sono cambiate le leggi attuali, in primo luogo il dannoso Regolamento di Dublino”. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty international Italia, sa bene come sia importante dire le cose come stanno all'indomani delle decisioni del Consiglio Ue sull'accoglienza: è una vita intera che segue le vicende legate ai flussi migratori e ai diritti umani negati. “A cominciare dal paese d’origine: proprio ieri ricorreva il 21mo anniversario del golpe in Gambia, che ha portato al potere un dittatore feroce e fato fuggire mezzo popolo, sesto in ordine di arrivi secondo l’agenzia europea di controllo dei confini Frontex. Ma quanti ne hanno parlato, dov’è la stampa mainstream? Queste sono le cose da dire alla gente, così poi sa chi si trova di fronte quanto tali persone disperate arrivano nei loro quartieri, a Treviso come a Roma”.

Due, quindi, i canali di ragionamento, entrambi seccamente bocciati da Noury: la politica Ue della gestione dei flussi (è di poco fa la notizia di un altro naufragio al largo della Libia, con almeno 40 persone mancanti all'appello) e quella italiana sull’accoglienza. Proprio ieri, mercoledì 22 luglio, Amnesty (che in questi giorni sta promuovendo un Campo per i diritti umani a Lampedusa) ha presentato una lettera al Presidente della Repubblica Mattarella per chiedere “una stagione diversa nell’accoglienza, condotta soprattutto con una comunicazione corretta delle istituzioni verso il territorio, che eviti i corto circuiti di intolleranza e xenofobia”. Anche una Pubblicità progresso potrebbe andare in tale direzione? “Sì, certo. Tutti devono sapere come stanno le cose veramente, per non essere strumentalizzati dagli agitatori di folle ma anche per non vedersi arrivare decine di persone di sconosciuti vicini di casa senza un minimo di avviso, di spiegazione”, ragiona Noury.

Per quanto riguarda l’Unione europea, “il Consiglio europeo ha compiuto un primo sforzo partendo da zero, ma non rappresenta minimamente un’assunzione di responsabilità: per quanto riguarda i profughi siriani, per esempio, stiamo parlando solo dell'accoglienza del 5 per cento di loro, essendo il 95 per cento insediato nei campi profughi in Libano, Turchia e Giordania”, spiega il portavoce di Amnesty. In tal senso oggi 23 luglio l’ong ha organizzato un flash mob davanti al Pantheon di Roma per poi portare a Palazzo Chigi, all’attenzione del premier Matteo Renzi, le 50mila firme italiane della campagna SOS Europe, prima le persone, poi le frontiere, che ha raccolto mezzo milione di adesioni in tutta Europa e dal lancio nel luglio 2014, “ha esercitato una forte pressione sulle istituzioni europee tanto da ottenere un effettivo aumento di fondi e mezzi a disposizione di Triton, il programma di pattugliamento di Frontex nel mar Mediterraneo, che guidato dalla Guardia costiera ha aumentato le operazioni di Search and rescue, ricerca e soccorso, salvando molte vite e andando al di là del proprio obiettivo canonico di controllo delle frontiere”, continua Noury. Frontex è diventata più “umana”, quindi? “Semplicemente si sono resi conto della situazione insostenibile a livello umanitario: si tratta di una soluzione tampone provvisoria che non può andare avanti per anni, anche perché i flussi non si bloccano”.

Quindi, quale direzione verso un possibile blocco dell’ecatombe in corso di morti in mare? “Di sicuro non quella di costruire nuovi muri, nuove recinzioni, come accade per la Grecia, il cui precednete governo ha speso i soldi della Ue in questo anziché nel gestire meglio l’accoglienza. Bisogna continuare a chiedere di sradicare il business dei barconi, tramite i canali umanitari e non accordi con i paesi d’origine o limitrofi, comunque avversi ai diritti umani. La bimba diabetica siriana morta qualche giorno fa perché gli scafisti hanno buttato la borsa con l’insulina in mare si sarebbe salvata con un aereo perché i medicinali sarebbero stati nel bagaglio a mano”, indica Noury, “e sarebbe arrivata nel Paese prescelto dai genitori per la richiesta d’asilo, non in un posto dove non si vuole stare ma che il regolamento Dublino impone.

Già, Dublino: seppur politici, attivisti, esperti e vari mezzi di informazione di mezza Europa giudichino il Regolamento Dublino profondamente sbagliato, in sede Ue non si parla mai di una sua revisione, come è possibile? “E’ incomprensibile, un paradosso che costa tantissima sofferenza e . Anche perché loro stessi vogliono andare via dall’Italia a tutti i costi, impronte o non impronte, e quindi la beffa è doppia perché si trovano in territori in cui, per giunta, non sono ben accetti”.

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