Salute

Igiene di base: Falliti gli obiettivi del Millennio, ora si volta pagina

27 Ottobre Ott 2015 1716 27 ottobre 2015

Intervista a Mario Milanesi, responsabile dell'ong Acra per il programma Wash, Water, sanitation and hygiene, in vista del World toilet day di giovedì 19 novembre 2015. "Il fallimento a causa di investimenti ridotti e canalizzati male, negli ultimi tempi però si sta incidendo più sui motori locali e questo può portare ottimi risultati, come abbiamo sperimentato direttamente in Senegal"

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Urgent Run2015
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Intervista a Mario Milanesi, responsabile dell'ong Acra per il programma Wash, Water, sanitation and hygiene, in vista del World toilet day di giovedì 19 novembre 2015. "Il fallimento a causa di investimenti ridotti e canalizzati male, negli ultimi tempi però si sta incidendo più sui motori locali e questo può portare ottimi risultati, come abbiamo sperimentato direttamente in Senegal"

C’è un Obiettivo del Millennio clamorosamente fallito, per un margine di almeno 700 milioni di persone: sono quelle a cui non è stato garantito entro il 2015 l’accesso a servizi igienici di base, o basic sanitation. Un traguardo che l’Onu ha mancato (come ammette anche nella pagina ufficiale sul tema) e con esso l’intero mondo degli aiuti allo sviluppo. “Il numero di chi è rimasto fuori dalla sanitation è anche simbolico, perché equivale al dato complessivo degli abitanti senza accesso all’acqua nella sola Africa Subsahariana”, sottolinea Mario Milanesi, responsabile del programma Wash (Water, sanitation and hygiene) di Fondazione Acra. È a lui che Vita si rivolge, in vista del World toilet day di giovedì 19 novembre 2015, per un quadro completo su un tema tanto delicato quanto urgente da affrontare perché potrebbe risollevare le sorti di vaste zone del mondo. “L’accesso ai servizi di base è diventato un obiettivò a sé, il numero 7, nei nuovi traguardi previsti entro il 2030. Non si può più sbagliare”, sottolinea Milanesi.

In quale direzione bisogna lavorare da qui al 2030?
Partiamo dai dati: a oggi sono ancora 2,4 miliardi le persone senza accesso alla sanitation. Nove su dieci vivono in zone rurali, e soprattutto sette su dieci defecano a cielo aperto, soprattutto nel Sudest asiatico e nell’Africa Subsahariana, pratica che più di tutte andrebbe arginata per risolvere il problema. Quello che è mancato finora è un alto investimento di capitale, per cui non si è riusciti a sviluppare buone prassi: costruire acquedotti significa investire molto e bene. Invece una riflessione si deve fare su come sono stati utilizzati i soldi, e dove sono stati i problemi per quarto riguarda gli aiuti allo sviluppo, risultati spesso inefficienti per mancanza di coordinazione e sostenibilità degli interventi. Inoltre, anche la scarsa trasparenza di tanti Governi beneficiari delle azioni non ha permesso l’utilizzo coerente dei fondi stanziati.

Ci sono esempi positivi, invece?
In Senegal, nei tre Comuni della Casamance (zona in cui si correrà la Urgent run 2015, competizione sportiva legata al World toilet day: Acra in questo senso ha attivato una raccolta fondi per riuscire a costruire nuovi servizi igienici in una scuola di Maputo, dopo aver fatto lo stesso in un altro istituto nel 2014 proprio grazie a dionatori, ndr) e che in cui abbiamo dei progetti promossi grazie all’aiuto pubblico europeo, si sono compiuti passi straordinari, passando dal 5% al 95% di servizi igienici adeguati, con un forte cambiamento di comportamento da parte della collettività, grazie a un investimento in formazione e responsabilità sociale. Le esperienze positive quindi ci sono, ma non possono rimanere casi isolati, perché non è pensabile vedere che in un paese tutto funziona bene e in quello di fianco non si è potuto fare alcun intervento. Ci vuole un nuovo modo di lavorare che, negli ultimi tempi e proprio alla luce del fallimento degli obiettivi 2015, sta finalmente prendendo piede in vista dei field goals del 2030.

Qual è il nuovo modo di lavorare?
Investire sui motori locali, ovvero sulle leve del mercato dei singoli territori, dove le famiglie, tra l’altro, spendono i loro soldi nella manutenzione dei servizi igienici: le imprese dedicate alla costruzione di latrine, per esempio. Si tratta di supportare quelle esistenti e crearne delle nuove, analizzando i loro bisogno i permettendo nel tempo una possibilità di acquisto, magari con pagamento a rate, direttamente dalle famiglie, facilitando così l’incontro tra domanda e offerta.

Ci sono zone in cui si sta lavorando più efficacemente in questo senso?
Questo modello si sta diffondendo in Mozambico, Senegal e Tanzania, e funziona sia perché permette di regolamentare il settore privato sia perché viene coinvolto anche il pubblico, che deve certificare che queste imprese siano trasparenti legalmente e sostenibili a livello economico.